Il ministero della Difesa russa ha annunciato ieri una pausa operativa per riprendere il fiato dopo le fatiche di Severodonetsk e Lysychansk ma, come avevano lasciato intendere nei giorni scorsi le parole di Vladimir Putin, l’avanzata prosegue. Alle truppe che hanno partecipato alla missione nel Lugansk il leader ha concesso il riposo, mentre i gruppi Est e Ovest dovranno proseguire fino al raggiungimento delle mete designate, ovvero il resto del Donbass. I russi stanno ammassando attrezzature in direzione di Siversk, a 8 chilometri dall’attuale linea del fronte. L’Armata procede poi a piccoli passi verso Sloviansk, conduce operazioni attorno a Bakhmut e intanto bombarda: nella regione di Donetsk i missili russi hanno ucciso sei persone nell’arco di 24 ore, altre quattro sono morte a Kharkiv, mentre due sistemi anti-nave Harpoon forniti dai britannici sarebbero stati distrutti nella regione meridionale di Odessa.

Gli uomini di Putin mantengono un enorme vantaggio in termini di artiglieria, sono arrivati a sparare 45 mila munizioni in un giorno nel solo Lugansk, ma la resistenza ha trovato una chiave per rispondere grazie ai nuovi sistemi lanciarazzi a lunga gittata arrivati dall’Occidente, con i quali riesce a colpire dietro le linee nemiche. Nelle ultime settimane, gli ucraini hanno centrato numerosi depositi di munizioni nei territori occupati del sud e dell’est, neutralizzando le infrastrutture militari nemiche: i primi bersagli sono stati distrutti a metà giugno poi, con l’arrivo di ulteriori Himars americani, a luglio i raid si sono intensificati. Questo cambio di passo è stato sottolineato venerdì dagli Stati Uniti, che hanno inviato altri 4 Himars e munizioni. La maggior disponibilità di questi sistemi occidentali, inoltre, ha permesso agli ucraini di intensificare l’uso dei missili balistici Tochka-U, finora riservati a operazioni speciali.

Ora, sostiene Illia Ponomarenko sul Kyiv Independent, i russi avrebbero perso gran parte dei principali depositi di munizioni nel Donbass, compresi alcuni che si trovavano anche a 80 chilometri dal fronte. In questo modo, l’esercito di Zelensky cerca di ridurre lo squilibrio e di rendere più complicata la logistica russa, che dipende in gran parte dalla rete ferroviaria. Questi colpi stanno obbligando infatti l’Armata a essere più cauta e a disperdere le attrezzature, compresi gli aerei parcheggiati nelle basi, a camuffare i mezzi con rami o pezzi di legno per tentare di confondere la ricognizione. I soldati sono inoltre costretti a scaricare le munizioni dai treni a una distanza considerevole dal fronte — anche 100 chilometri — per evitare che le spedizioni vengano colpite, rendendo così necessario un maggior ricorso ai camion. Anche la comunicazione fra gli uomini in trincea e i depositi diventa così più complicata, affaticando tutta la linea di rifornimento: l’artiglieria russa non viene neutralizzata, ma può così esserne ridotta l’azione.

Corriere della Sera, 8 luglio 2022 (pag 13 del 9 luglio)

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