Nei mesi precedenti all’operazione militare «speciale», l’intelligence americana ha adottato un approccio rivoluzionario, avvertendo a gran voce gli alleati occidentali delle intenzioni di Putin — conoscevano il piano dell’invasione nei dettagli e il direttore della Cia William Burns andò a Kiev per svelarlo a Zelensky — e contribuendo così a costruire il sostegno globale alla resistenza ucraina. «È stato grazie ad un lavoro incredibile se siamo stati in grado di informare il mondo sui piani di Putin», ha affermato venerdì Joe Biden in visita a Langley, il quartier generale della Cia, dove si è recato per celebrare il 75esimo anniversario dell’agenzia e ringraziare lo staff per quando fatto in questi mesi di guerra. «Non sono stato coinvolto con la vostra agenzia per tutti questi 75 anni ma, mi duole ammetterlo, per ben 52», ha scherzato il presidente degli Stati Uniti. Un memo rivolto al suo passato. Per 36 anni in Senato ha guidato la commissione esteri ed è stato membro di quella dell’intelligence quando venne creata negli anni ‘70. Quindi, negli 8 anni da vice di Barak Obama, ha ricevuto ogni giorno i briefing mattutini sul tema sicurezza.

La gestione della crisi ucraina è stata una sorta di rivincita dopo il fallimento afghano dello scorso anno, quando le spie americane non furono in grado di prevedere la rapida riconquista da parte dei talebani. Le «ombre» sono state impeccabili nel prevedere — e denunciare pubblicamente — le mosse russe. Non sono mancate però riserve. Hanno infatti sottovalutato la caparbietà della resistenza, ritenendo che il governo di Zelensky sarebbe caduto nel giro di poche settimane. Per questo, la direttrice della National Intelligence Avril Haines — sollecitata da una lettera della commissione intelligence del Senato — ha annunciato a maggio una revisione interna per capire come gli analisti siano arrivati a conclusioni errate sulla volontà del governo e dell’esercito ucraini di difendere la propria terra. Dopo l’inizio del conflitto, inoltre, le agenzie statunitensi hanno continuato a fornire assistenza costante ai difensori, ma hanno smesso di rendere pubbliche informazioni e operazioni per il timore di provocare un’escalation nella crisi con Mosca: quando il New York Times rivelò che la Cia forniva le posizioni dei generali russi per ucciderli, per esempio, la Casa Bianca smentì seccamente accusando il quotidiano di aver tenuto un comportamento irresponsabile.

Le parole di Biden a Langley hanno riportato tuttavia in superfice la frenetica attività di spionaggio che si muove attorno alla battaglia, un fronte che è rimasto molto attivo ma che è stato avvolto dalla nebbia di guerra e dalla propaganda dei due avversari. Dall’inizio del conflitto, ha dichiarato il ministero dell’Interno di Kiev, sono stati oltre 800 gli ucraini arrestati con l’accusa di collaborare con i russi e consegnati al servizio di sicurezza Sbu. «Il prezzo del tradimento alla patria non supera i 300 dollari», ha spiegato il ministro dell’Interno Yevhen Yenin. Aveva chiesto decisamente di più la direttrice di una scuola privata di Kiev accusata di aver coordinato attività di informazione in favore del nemico: aveva ottenuto la promessa di essere nominata ministro dell’Istruzione del nuovo governo filorusso, una volta che la città fosse stata conquistata dall’Armata. La donna è stata invece scoperta e neutralizzata a Kiev, ha rivelato a inizio luglio il portavoce dell’Sbu Artem Dekhtyarenko: stava esplorando le posizioni di difesa delle forze armate ucraine e trasmetteva attraverso messaggeri dati sulla capitale e sui personaggi della cultura e dei media nazionali. Ora rischia una condanna fra 15 anni e l’ergastolo.

Giovedì, nell’oblast di Dnipropetrovsk, i servizi ucraini hanno arrestato poi un altro agente russo incaricato di individuare i sistemi di difesa aerea S-300 sul fronte meridionale e orientale: l’uomo doveva trasferire le coordinate al suo contatto attraverso canali di comunicazione sicuri, permettendo all’esercito di Putin di neutralizzare lo scudo nemico. Il traditore, hanno specificato gli ucraini, era stato reclutato proprio per condurre attività di ricognizione e sovversive. Un agente della territoriale di Kiev infiltrato dietro le linee nemiche ha rivelato inoltre all’Economist che, nelle regioni in loro controllo, gli invasori hanno reclutato parecchi abitanti, comprese alcune ragazzine di 15 anni. All’inizio di giugno la sua unità ha poi scoperto per caso un 40enne che forniva le posizioni dell’artiglieria ucraina: sul suo telefono c’era soltanto una app che sembrava un videogame, invece serviva a registrare e inviare coordinate, ricevendo in cambio pagamenti in criptovalute.

Corriere della Sera, 9 luglio 2022

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