L’Armata ha temporaneamente rallentato l’offensiva solo in alcuni settori dell’Ucraina orientale, per il resto raccoglie forze e mezzi per sferrare un nuovo attacco. L’obiettivo rimane la conquista del Donbass secondo una tabella di marcia consentita dal terreno.

Le notizie dal fronte non si discostano dal trend emerso in queste ultime settimane, con i bombardamenti indiscriminati: un missile ha colpito un’area residenziale di Chasiv Yar, nell’est del Paese, uccidendo almeno 15 persone e lasciandone altre 24 sotto le macerie. Il ministero della Difesa russo ha annunciato di aver centrato una caserma dove si trovava materiale prezioso spedito dagli occidentali, compresi batterie di M777. Gli uomini di Putin hanno compiuto puntate verso Sloviansk, nella regione di Donetsk, mentre il vice primo ministro ucraino Iryna Vereshchuck ha chiesto ai residenti delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia di lasciare le proprie case, andando anche in Russia o Crimea se necessario, perché la resistenza è pronta a sferrare una grande controffensiva al sud per liberare il territorio occupato.

Secondo gli analisti dell’Institute of War, intanto, Mosca starebbe tentando di annettere la regione di Kharkiv, una delle prime a essere colpite la notte del 24 febbraio. Le locali autorità filorusse hanno svelato infatti una nuova bandiera che raffigura l’aquila a due teste dell’Impero e uno stemma della città risalente al 18esimo secolo, simboli — sostengono — del fatto che la regione è «parte inalienabile del territorio russo». Già il 6 luglio, inoltre, il governo filorusso aveva insediato un’amministrazione civile, mentre due giorni più tardi aveva dichiarato la legge marziale a conferma dell’intenzione di annettere l’oblast e consolidare il controllo sull’intera regione.

Sul versante aiuti domina sempre il tema arsenale. Una fonte del Pentagono ha rivelato di aver fornito mille proiettili di nuovo tipo da 155 mm, che consentono maggiore precisione. Una frazione minuscola degli oltre 260 mila garantiti dalla Nato insieme ad un centinaio di cannoni del medesimo calibro. Sempre la fonte ha aggiunto che la resistenza spara circa 3 mila «colpi» da 155 al giorno insieme alle salve di razzi dei 12 lanciarazzi Himars e di apparati analoghi. Gli ultimi rapporti sostengono che il tiro a lungo raggio ha successo e lo dimostrerebbero i risultati: molti i depositi distrutti, così come snodi logistici o concentramenti di forze. La narrazione, arricchita di numeri, bilancia i racconti di soldati in rientro dalle zone della battaglia, con molti reduci che riferiscono di non avere mai avuto scorte sufficienti per rispondere al fuoco. Per questo il morale non sarebbe sempre elevato.

Gli invasori, quasi a voler rispondere sul piano della propaganda, rilanciano affermando di aver neutralizzato alcuni sistemi più preziosi, appunto gli Himars e gli M777. I russi — ma l’informazione è di alcuni analisti — avrebbero iniziato a impiegare missili anti-aereo S300 contro target terrestri, un adeguamento alle esigenze belliche dovuto al consumo di ordigni da crociera. Qualche giorno fa si era ipotizzato un uso analogo degli anti-nave. Inoltre un video ha mostrato anche vecchi vettori terra-terra Tochka basati su semoventi: non garantiscono una grande accuratezza però servono comunque a rovesciare testate esplosive sui siti nemici. Per contro sono uscite lamentele da parte degli aggressori sul fatto che lo scudo anti-missile avrebbe difficoltà nell’intercettare i razzi guidati degli Himars. Al solito è sempre complicato trovare conferme indipendenti: può essere propaganda, ma anche la realtà.

Corriere della Sera, 10 luglio 2022

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