Lo stesso obiettivo inseguito in modi diversi perché diversi sono i contesti. Kiev è pronta mettere insieme un milione di uomini per riconquistare il sud, a sua disposizione le armi Nato. Mosca, invece, prosegue con la mobilitazione mascherata o fantasma. Anche il Cremlino gioca sul patriottismo, però deve tener conto del freno rappresentato dalle famiglie. La guerra deve continua a essere definita come «un’operazione speciale». La ricercatrice Dara Massicot ha ricordato come il 5 luglio il ministro della Difesa Shoigu abbia affermato che sono stati ingaggiati già 89 mila coscritti, mentre l’obiettivo è di arrivare a 134 mila alla metà del mese. Difficile, secondo l’esperta, che riescano a colmare il buco, inoltre è tutto da vedere se le cifre siano reali. Ambienti nazionalisti, negli ultimi tempi molto critici sulla gestione bellica, insistono: senza una mobilitazione totale sarà impossibile estendere la manovra offensiva. Questo perché le perdite — come per gli ucraini — sono alte, si allargano gli spazi, servono fanti ed equipaggi, il nemico studia le contromosse.

Lo Stato Maggiore, come è già emerso dopo qualche settimana di conflitto, ha lanciato una campagna di arruolamento puntata sull’offerta. Ha tolto il limite dei 40 anni, è pronto pagare dai 2 ai 6 mila dollari, in alcuni casi aggiunge un bonus — per i ceceni è di 53 dollari al giorno, la Wagner offre fino a 10 mila dollari una tantum, oltre a uno stipendio di circa 3.700 euro al mese —, promette un impegno limitato a sei mesi (ma anche meno). E naturalmente è andato in cerca di militari nelle regioni più remote e povere, in quelle dove la crisi si fa sentire e l’unica soluzione diventa combattere per la patria con un salario superiore. Le liste dei caduti portano a province lontane, come Daghestan, Buriazia (Siberia meridionale), Cecenia, Tuva, Ossezia Settentrionale, Altai. Sono state disegnate mappe a dimostrare una distribuzione ineguale.

Nel Nord Caucaso, oltre alle reclute vere e proprie, c’è spazio per i «volontari», figure che però non è chiaro se godranno dei medesimi benefici. La «rete» è stata poi calata nelle zone abitate dai filorussi, dove il legame con la madre patria non si traduce automaticamente nella volontà di impugnare un Kalashnikov o, letteralmente, un vecchio moschetto. Fonti rilanciano voci su un prossimo arruolamento forzato di cittadini di Mariupol da inviare al fronte. Alcuni report sostengono poi che gli ufficiali, nell’intento di coprire le quote, abbiano ingaggiato dei detenuti con una buona esca: liberati da un’amnistia lasciano la cella, «servono» il Paese per sei mesi con un salario di 4 mila dollari. Se la notizia è vera si tratta di una via d’uscita a condizioni durissime, a patto però di essere pronti a tutto.

Insieme a questi aspetti — ben descritti dal New York Times — c’è sempre sullo sfondo qualità e quantità degli effettivi per ogni singolo Battaglione. Gli analisti occidentali hanno offerto molti spunti ribadendo che le unità sarebbero comunque sotto organico, da qui la decisione di concentrare il contingente nel Donbass dove sono riusciti a guadagnare posizioni però con tempi lunghissimi. E se dovessero avanzare ulteriormente crescerebbe la questione del controllo del territorio: infatti nelle zone dove sventolano le bandiere degli invasori sono frequenti i sabotaggi, i colpi dei partigiani, i piccoli e grandi boicottaggi. Nel settore di Kharkiv avrebbero eliminato un dirigente collaborazionista piazzando una bomba sulla sua auto, stessa fine riservata ad altri funzionari. La supremazia in cannoni e tank funziona per piegare le difese, però poi servono gli scarponi sul terreno. I militari privati della Wagner, i miliziani di Kadyrov, alcune unità scelte hanno avuto un ruolo importante e le vittorie sono arrivate. Ora li aspettano nuove prove e un avversario per nulla rassegnato.

Corriere della Sera, 11 luglio 2022

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