Victoria Spartz è la prima deputata degli Stati Uniti a essere nata in Ucraina o in un ex repubblica sovietica e, nelle prime fasi dell’operazione militare «speciale» di Putin, era diventata un simbolo della volontà americana di contrastare l’invasione. Neanche cinque mesi più tardi, la rappresentante repubblicana dell’Indiana è accusata però dagli stessi ucraini di diffondere propaganda russa: nei giorni scorsi, Spartz ha accusato infatti Andriy Yermak, capo dello staff di Zelensky considerato la seconda persona più potente del Paese, di corruzione e di aver sabotato riforme per soddisfare gli interessi del Cremlino, criticando inoltre la gestione del conflitto da parte di Biden e del presidente ucraino.

La deputata americana ha così infranto il codice d’onore in vigore in Ucraina dall’inizio della guerra: gli interessi personali e politici, dal 24 febbraio, sono stati sotterrati per non minare l’unità nazionale, ma le sue parole hanno provocato una crepa nel fronte della resistenza ed è stata accusata di voler «guadagnare punti» con accuse senza fondamento.

Arrivata negli Stati Uniti a 22 anni, nel 2000, per sposare il marito Jason, conosciuto un’estate durante un viaggio in treno per l’Europa, sei anni dopo Spartz era già cittadina americana e contribuì a fondare il movimento ultraconservatore dei Tea Party nella sua contea, quella di Hamilton che nel 2020 l’ha eletta in Congresso sull’onda trumpiana, di cui è aperta sostenitrice. Questo non le ha impedito di distanziarsi dall’ex presidente, votando sempre a favore delle leggi per l’Ucraina.

Dopo l’inizio del conflitto, è stata fra i primi parlamentari a denunciare i crimini di guerra russi, a parlare di «genocidio del popolo ucraino da parte di un pazzo», a visitare il Paese in cui ancora viveva parte della sua famiglia: ad aprile è stata a Bucha, a Leopoli, a Kiev, a Odessa insieme ad alcuni colleghi. L’8 luglio, però, ha inviato una lettera al presidente Biden chiedendo che l’amministrazione informi il Congresso sulle indagini condotte riguardo a Yermak: bisogna essere certi — ha spiegato — «che la nostra assistenza non finisca nelle mani delle persone sbagliate».

Questa richiesta ha fatto infuriare Kiev, che ha accusato la deputata di diffondere propaganda russa sui presunti legami fra il governo ucraino e la Russia e le ha intimato di non ostacolare i rifornimenti di armi americani. Spartz ha sostenuto allora di essere vittima di una campagna diffamatoria e ha rilanciato, accusando Yermak — senza tuttavia portare prove — di fornire informazioni a russi e bielorussi, di aver fatto fallire i negoziati precedenti alla guerra, di aver dato a Zelensky aggiornamenti errati sulla minaccia di Mosca, di aver ostacolato la difesa di Kherson, di aver ritardato l’acquisto di materiale militare e di aver sabotato le riforme anticorruzione. Yermak non ha risposto direttamente alle accuse, ma — pur avendo rapporti di lavoro con la Russia — ha sempre negato di essere vicino al Cremlino.

Corriere della Sera, 13 luglio 2022 (newsletter AmericaCina)

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