Duelli d’artiglieria, missili sulle città ucraine, ma anche micro-episodi. Il conflitto ha dinamiche diverse, con l’Ucraina che risponde alla potenza del nemico con mosse più agili. Lo racconta un episodio svelato dalle fonti ufficiali. Un nucleo delle forze speciali è riuscito a liberare cinque prigionieri detenuti in un luogo segreto nella regione di Kherson. Alcuni soldati e un alto ufficiale della polizia erano stati catturati dagli invasori con l’aiuto delle milizie locali, quindi trasferiti in un edificio ben protetto da mine, reticolati e sentinelle. Ma queste contromisure — se la versione arrivata da Kiev è veritiera — non sono bastate: un team si è infiltrato oltre le linee, ha raggiunto il target e ha «liquidato» le guardie. All’interno della prigione è stata poi scoperta una camera di tortura, dove erano usati diversi sistemi di sevizie, compreso il ricorso alle scariche elettriche.

Le unità scelte, addestrate dagli occidentali fin dal 2015, hanno migliorato tattiche, equipaggiamenti, capacità operative. Dispongono di apparati radio criptati, usano fucili d’assalto di produzione locale Malyuk e i Fort per i cecchini, hanno visori notturni, si muovono su piccoli veicoli — dai pickup ai quad — e anche su elicotteri, come è avvenuto a Mariupol nei disperati tentativi di rifornire gli alleati o in incursioni (smentite) nella stessa Russia. Riservano grande attenzione alle armi silenziate, in quanto diminuiscono i rischi di localizzazione e non interferiscono — con il rumore dei colpi esplosi — con le comunicazioni. I requisiti per un successo sono l’intelligence in grado di dare indicazioni precise, l’effetto sorpresa, l’esecuzione dell’assalto. Tuttavia non è detto che basti: la coda del Diavolo è sempre in agguato e nessuno può prevedere se, dove e come si manifesterà.

La storia dei prigionieri — pur enfatizzata dalla propaganda — rientra nella strategia adottata dall’esercito di Zelensky: usare le risorse belliche, spesso non ampie, per azioni mirate. In mare, con pochi missili ben tirati e la sponda della ricognizione Nato, la resistenza ha cacciato gli invasori dall’Isola dei Serpenti e allontanato la formazione da sbarco da Odessa. Sul fronte terrestre sta usando con perizia la «pattuglia» di lanciarazzi a lungo raggio Himars e M270 (più le munizioni di precisione) per centrare grandi bersagli nelle retrovie, dai depositi di bombe agli snodi logistici. Guerra convenzionale, ma che diventa — secondo alcuni esperti — di tipo asimmetrico in quanto condotta mezzi ridotti, con grande mobilità e designazione di target specifici. Una scelta imposta da circostanze, disponibilità e necessità.

All’opposto, l’Armata di Putin si è affidata alla «massa» del suo vasto parco artiglieria ed ha ottenuto dei risultati come dimostrano le conquiste nel Donbass. Un fuoco pesante fiancheggiato dalle infiltrazioni dei commandos Spetsnaz e parà, tra i protagonisti della fase più dura dell’invasione. Sono questi soldati a condurre sabotaggi, ad agire nelle trincee nemiche, ad aiutare nella caccia ai «pezzi» più preziosi con l’aiuto di droni. Nelle ultime ore Mosca ha rivendicato la distruzione di cannoni M777, mentre un raid missilistico ha fatto strage di civili a Vinnitsya, nella parte centrale del Paese. Tra le vittime numerosi bambini.

Corriere della Sera, 14 luglio 2022 (pag 22 del 15 luglio)

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