Nonostante le recenti epurazioni ai vertici dei servizi segreti di Kiev, che indirettamente confermano le infiltrazioni russe all’interno dell’Sbu, gli Stati Uniti continueranno a condividere intelligence con l’Ucraina: le informazioni, le immagini satellitari, il lavoro d’analisi che finora hanno aiutato la resistenza a rallentare l’avanzata dell’Armata, ma anche a eliminare i comandanti dell’esercito nemico — un’affermazione tuttavia smentita dalla Casa Bianca — e a localizzarne i depositi di munizioni colpiti nelle ultime settimane con i missili a lunga gittata. «Siamo in contatto quotidiano con i nostri partner ucraini», ha confermato il portavoce del dipartimento di Stato Ned Price. «In tutti i nostri rapporti, compreso questo, non investiamo nelle persone, ma nelle istituzioni». Proprio all’interno delle istituzioni, però, le autorità ucraine hanno individuato traditori e collaborazionisti.

È stato lo stesso Volodymyr Zelensky a rivelare che oltre 60 funzionari dei servizi segreti e dell’ufficio del procuratore avrebbero lavorato contro il proprio Paese nei territori occupati dai russi e che, dall’inizio della guerra, sarebbero stati aperti 651 procedimenti legali per tradimento o collaborazionismo: fra questi, probabilmente, si nascondeva la quinta colonna che doveva facilitare la caduta del governo di Kiev in tempi rapidi, come auspicava il Cremlino, e l’instaurazione di un governo filorusso. Secondo i funzionari ucraini, le spie avrebbero fornito ai russi la posizione esatta degli obiettivi — ad esempio basi e depositi — e facilitato il tiro dell’artiglieria.

L’epurazione ordinata dal presidente ucraino è partita dall’alto, la prima crepa evidente nel fronte interno dall’inizio del conflitto. Domenica Zelensky ha annunciato la rimozione del capo dell’Sbu Ivan Bakanov — suo amico d’infanzia sostituito ad interim da Vasyl Maliuk, il vice che guidava la lotta alla corruzione all’interno delle agenzie di sicurezza — e la sospensione della procuratrice generale Iryna Venediktova, entrambi accusati di non aver saputo identificare spie e traditori all’interno delle proprie organizzazioni. «Abbiamo aspettato a lungo risultati concreti», ha precisato il vicecapo dell’ufficio presidenziale Andriy Smirnov. «Invece, a sei mesi dall’inizio della guerra, continuiamo a scoprire un mucchio di queste persone in ognuna delle agenzie».

Il giorno successivo, nel discorso notturno di lunedì, il presidente ha intensificato la stretta, sospendendo altri 28 funzionari dei servizi segreti e confermando l’indagine interna che dovrà determinare le falle nel sistema di spionaggio. «Vengono da livelli e aree diversi, ma le ragioni sono simili: i risultati non soddisfacenti del loro lavoro», ha chiarito Zelensky. Il licenziamento di Bakanov e Venedikotva è stato confermato martedì dal parlamento ucraino, che ne ha votato la cessazione dei poteri. Bakanov, in particolare, pagherebbe il fallimento di Kherson, l’unica città conquistata dai russi — grazie soprattutto alla scarsa opposizione ucraina — a ovest del fiume Dnipro, strategica anche perché da qui arriva l’acqua che rifornisce la Crimea: già ad aprile Zelensky aveva degradato il capo dell’Sbu locale, Serhiy Kryvoruchko, accusato di aver tradito la Patria.

Secondo gli analisti, tuttavia, il presidente vorrebbe ottenere un maggior controllo sull’esercito e sulle agenzie di sicurezza, guidati da persone nominate prima dell’invasione russa. «In tempo di guerra, Zelensky ha bisogno di leader capaci di svolgere più compiti contemporaneamente: resistere agli intrighi russi all’interno del Paese, essere in contatto con esperti internazionali, fare bene il proprio lavoro», ha spiegato all’Associated Press Volodymyr Fesenko, analista politico del Penta Center, think tank di Kiev, secondo il quale è possibile che la sospensione di Bakanov e Venediktova sia stata accelerata dall’insoddisfazione dei partner occidentali verso l’Sbu.

Corriere della Sera, 19 luglio 2022 (pag 15 del 20 luglio)

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