Quali sono gli obiettivi del Cremlino nel conflitto? La risposta è cambiata spesso, condizionata dagli sviluppi sul campo, dal tatticismo e da considerazioni politico-diplomatiche.

La traiettoria di Putin

All’alba del 24 febbraio Mosca ha indicato che l’operazione «speciale» era la «denazificazione» dell’Ucraina, seguita dall’instaurazione di un regime amico. Il progetto è però fallito, l’Armata ha rinunciato a cingere d’assedio la capitale e si è concentrata sulla conquista totale del Donbass. I fan di Putin — anche italici — quando gli invasori hanno incontrato difficoltà belliche hanno subito spiegato che nessuno conosceva quali fossero i piani del neo-zar: una versione che ricordava la favola della volpe e l’uva. Gli osservatori, all’epoca, hanno ipotizzato una manovra d’accerchiamento prima grande e poi più ridotta. Quindi hanno annotato le conquiste a passo lento di alcune località, come Mariupol, Severodonetsk e Lysychansk. Dimenticate invece Odessale forze da sbarco si sono allontanate perché temevano i missili — e una temuta proiezione verso la Transnistria. La guerra d’attrito si è accesa a Est e a Sud, nelle trincee stile prima guerra mondiale, con gli scambi di artiglieria.

L’orizzonte

Mercoledì il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha allargato l’orizzonte sostenendo che l’azione militare si estenderà oltre le regioni orientali. Una reazione, a suo dire, alla fornitura di armi a lungo raggio da parte della Nato a Kiev. La maggioranza degli analisti ha ribattuto: Mosca, oltre al controllo territoriale nelle zone orientali, punta ad impossessarsi delle risorse economiche nelle regioni conquistate e vuole distruggere le infrastrutture industriali nel resto dell’Ucraina. In questo modo crea le condizioni per un Paese dimezzato e privo di sbocco reale sul Mar Nero. A ribadire il messaggio i bombardamenti su aree abitate condotti con ogni tipo di bomba o missile (inclusi quelli anti-nave e anti-aerei sparati su target terrestri), azioni che sono parte della campagna di punizione collettiva. Ma anche una rappresaglia davanti alla tenuta dei difensori, una capacità ampiamente sottostimata dai servizi segreti di Mosca. Proprio l’abilità mostrata dall’esercito avversario ha inciso sui programmi. E forse muterà ancora in quanto dipende dalle variabili, dall’aiuto alleato, dalle condizioni di recupero della resistenza.

L’aviazione

I vertici del Pentagono hanno rilanciato la possibilità di addestrare piloti ucraini all’uso di caccia americani, storia rimbalzata sui media con i pareri di molti esperti. Premessa: si discute di scenari futuri, da elaborare, però il «file» è sul tavolo. E allora fissiamo una sorta di cronologia. Dopo qualche settimana di conflitto sembrava fatta per la fornitura di Mig polacchi all’Ucraina, Washington aveva dato l’intesa per imminente. Poi tutto è rientrato, a Kiev sono arrivati alcuni aerei smontati prelevati nell’Est Europa e pezzi di ricambio, nulla di massiccio malgrado le insistenze di Zelensky. Stessa traiettoria, con esito diverso, per i lanciarazzi a lungo raggio Himars e M270. Gli Stati Uniti hanno tentennato respingendo le richieste ucraine, quindi — una volta preso atto dei problemi al fronte — ne hanno concessi in totale 16, inviati in momenti separati. Non avevano scelta, dovevano dare al governo amico uno strumento in più per colpire lontano. Accadrà lo stesso con l’aviazione?

Le intese

Gli Usa, grazie anche all’accordo Lend-Lease, possono avviare il training ben prima che i mezzi siano forniti. Ed è probabile che un primo nucleo sia già al lavoro. Le dichiarazioni che arrivano da oltre Oceano danno l’idea di qualcosa di concreto, c’è l’esame di un progetto, non sono semplici chiacchiere ad un convegno. Gli analisti ipotizzano persino i modelli: dai caccia F-16 o F-15 agli intramontabili A-10, grandi distruttori di tank, però poco adatti ad un teatro in cui Kiev non ha il controllo dei cieli. Non mancano riferimenti a prodotti europei. A separare gli auspici dalla realtà ci sono tanti passaggi da superare, dove nulla è semplice e immediato. Ecco i punti critici:

La volontà della Casa Bianca che deve mettere in conto la reazione di Mosca.

I tempi per addestrare il personale, i tecnici, gli addetti alla manutenzione.

Le basi, con i relativi equipaggiamenti, da tutelare: la Russia ha sistemi che possono minacciarle, lo scudo ucraino è ancora carente.

I velivoli ancora in servizio sono stati sparpagliati proprio per sottrarli ai raid.

L’intelligence

L’intelligence Usa è stata precisa nel prevedere l’invasione, meno nel valutare le possibilità di Kiev nell’incassare i colpi. Magari le «talpe» si sono fidate troppo di quello che si diceva dentro le mura del Cremlino e non c’era troppa fiducia verso le truppe locali. Il conflitto ha costretto a rivedere carte e opinioni. Il direttore della Cia, William Burns, ha offerto due elementi interessanti. Il primo: sono morti 15 mila soldati russi e non meno di 45 mila sono rimasti feriti; perdite pesanti — non precisate — anche per la resistenza. La seconda: Vladimir Putin, a dispetto di voci e racconti, gode di ottima salute. Le informazioni vengono da una fonte primaria, con una grande conoscenza personale della Russia, protagonista non solo di attività legate allo spionaggio ma anche nella diplomazia, pubblica e parallela. Le cifre sono diverse rispetto a quelle fornite dall’Ucraina, secondo cui sarebbero 38 mila i caduti nemici, e da Londra, che stima 33 mila tra morti e feriti.

Corriere della Sera, 21 luglio 2022

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