Mosca si sta preparando a consolidare il controllo dei territori occupati attraverso referendum da tenere probabilmente il 15 settembre. Le autorità filorusse hanno firmato decreti per istituire commissioni elettorali nelle regioni meridionali di Zaporizhzhia, dove si trova la più grande centrale nucleare d’Europa, in questo momento usata come scudo per armi e soldati dagli invasori, e di Kherson, l’unica città conquistata dall’Armata a ovest del fiume Dnipro, che ha una posizione strategica perché da qui passano le riserve idriche che riforniscono la Crimea.

A gestire l’operazione referendum sarebbe stato scelto il vicecapo dello staff del Cremlino Sergei Kiriyenko, che in questi mesi ha visitato spesso i territori occupati per «prepararli» al voto sull’annessione che riguarderebbe anche le autoproclamate repubbliche autonome del Donbass, Donetsk e Lugansk, dove i combattimenti sono stati sanguinosi. A Mariupol, nell’oblast di Donetsk, simbolo della resistenza ucraina che ha lottato per due mesi sotto una pioggia di fuoco, l’amministrazione starebbe anche istituendo una finta commissione d’inchiesta sul bombardamento del teatro locale — che ha causato la morte di centinaia di civili — incaricata di addossare la responsabilità agli stessi ucraini, mentre gli insegnanti che hanno scelto di restare nella città martire saranno inviati in Russia per un periodo di «ri-addestramento».

A capo del governo di occupazione di Zaporizhzhia il Cremlino ha nominato nei giorni scorsi Anton Koltsov, ex vicegovernatore dell’oblast di Vologda, regione amministrativa a nord di Mosca, che probabilmente avrà l’incarico di gestire il passaggio di bandiera: a Melitopol, città occupata nell’oblast, il sindaco Ivan Fedorov ha confermato che i filorussi starebbero preparando il finto referendum dopo aver condotto un censimento della popolazione porta a porta. A Kherson — dove a fine giugno è stato arrestato il sindaco Ihor Kolykhayev che si è rifiutato di seguire gli ordini di Mosca — il capo dell’amministrazione civile e militare Kirill Stremoussov ha confermato nelle settimane passate l’intenzione di tenere un referendum perché, ha chiarito, la città «dovrebbe diventare a tutti gli effetti parte della Russia».

Un programma ostacolato da Kiev, che da oltre un mese sta pianificando la controffensiva per riconquistare il territorio. «Possiamo dire che sul campo di battaglia c’è stata una svolta, le forze armate ucraine stanno prevalendo nelle operazioni recenti», ha affermato in un’intervista Serhiy Khlan, funzionario del governo ucraino. «La città sarà liberata sicuramente entro settembre, e i piani degli occupanti falliranno». In guerra, però, è molto pericoloso dare scadenze. Anche perché devi sempre fare i conti con il nemico.

Da giorni la resistenza colpisce in modo sistematico caserme, ponti, depositi dell’Armata. È un’azione paziente, preparatoria magari per il successivo assalto che potrebbe essere condotto con una serie di operazioni. Intanto rende difficile la vita degli occupanti e lo fa con i lunghi calibri messi a disposizione dai Paesi amici. Da registrare a questo proposito la dichiarazione di Adam Smith, responsabile della commissione forze armate della Camera Usa: Washington potrebbe fornire all’esercito di Zelensky altri lanciarazzi Himars, arrivando ad un numero di 25-30, quota ben al di sotto dei 50-60 auspicati dagli ucraini. La storia della crisi suggerisce di seguire giorno per giorno: il no di ieri può diventare domani un sì.

Corriere della Sera, 24 luglio 2022 (pag 10 del 25 luglio)

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...