Gli schieramenti, impegnati nel conflitto d’attrito, muovono poco. Gli ucraini picchiano ai fianchi e in profondità, i russi spingono lentamente nel Donbass. Le prossime settimane – ripetono gli strateghi – potranno dare indicazioni sul futuro.

Le forze in campo

Dopo la conquista di Severodonetsk e Lysychansk l’Armata ha fatto qualche progresso, ma non ha dilagato. Era difficile dopo aver sacrificato molti uomini e tank negli assalti. Tuttavia Mosca, pur logorata, non ha mai smesso di provare ad avanzare. Gli avversari hanno vissuto momenti drammatici, ammessi dallo stesso Zelensky, con centinaia di morti e altrettanti feriti . Complicato garantire i rimpiazzi per i due campi, non sempre i rinforzi sono stati all’altezza. L’Ucraina, con la collaborazione dei paesi Nato, sta addestrando diverse migliaia di militari all’estero. La Russia ha preparato il Terzo Corpo, circa 15 mila uomini, destinati ad entrare presto in azione mentre ha proseguito nella mobilitazione mascherata ottenuta offrendo buoni salari e incarichi – in teoria – a tempo. La resistenza ha migliorato il proprio arsenale sempre in virtù dell’assistenza alleata, l’avversario ha riempito i vuoti con quello che ha stoccato da anni nelle caserme. C’è di tutto sul terreno, talvolta mezzi che «appartengono» alla Guerra Fredda. Ma se li fanno bastare e uccidono: l’età conta poco – ripetono gli esperti -, vale come usi questi «ferri».

Il sud

Ha catturato l’attenzione. Gli ucraini hanno sbandierato una prossima offensiva su Kherson e il loro presidente ha ribadito che c’è la volontà di riconquistare la Crimea. Una narrazione per smentire eventuali compromessi negoziali. Gli osservatori continuano ad oscillare nei loro pareri su cosa accadrà. C’è chi ritiene sia possibile per i difensori puntare verso sud prima dell’autunno, gli strike su postazioni e ponti nel settore meridionale rappresenterebbero l’indispensabile preparazione. All’opposto non mancano dubbi. Nel mezzo propaganda, diversivi, duelli di parole. Sotto la lente sono anche i russi: in queste settimane hanno concentrato reparti e aumentato le protezioni. Mossa per reggere un’eventuale spallata, senza neppure escludere che vogliano essere loro a prendere l’iniziativa.

Il lungo braccio

L’arrivo dei sistemi a lunga gittata occidentali ha ridato speranza ai generali di Kiev. I cannoni, i semoventi, i lanciarazzi Himars e M270, i missili anti-nave e il munizionamento speciale che consente tiri precisi hanno permesso di stabilire «un equilibrio». Con questi strumenti, affiancati da un ricorso ai droni per guidare e fare ricognizione, gli ucraini hanno potuto incidere «dentro» le linee neutralizzando depositi, centri di comando, snodi, ferrovie. La logistica russa ne ha sofferto. Mosca subisce e non riesce a creare un ombrello sufficiente mentre la sua aviazione è ben lontana da conseguire l’indispensabile superiorità ma, negli ultimi giorni, avrebbe aumentato comunque i raid. E quando non può colpire con i caccia lo fa con i cruise, specie sulle città. Il coinvolgimento della centrale di Zaporizhzhia, finita nel fuoco incrociato, evoca scenari allarmanti. L’Ucraina risponde. Le esplosioni nella base russa di Saki in Crimea sono la sintesi della fase del conflitto con le retrovie prese di mira, poco importa in che modo. Missioni ad effetto che minano la sicurezza della Russia e provocano danni. C’è poi una lotta meno visibile, quella che coinvolge sabotatori, partigiani e forze speciali. Sono loro a rendere instabile il territorio che il Cremlino vuole annettere.

Le forniture

I due nemici dovranno comunque fare i conti con le scorte, in particolare di proiettili. Il consumo è stato molto alto, non è facile reperirli, la produzione può essere insufficiente, gli stessi paesi fornitori devono badare alla loro catena di approvvigionamento. Qualche commentatore ha recriminato per la prudenza iniziale degli Usa nel garantire agli aggrediti materiale bellico di livello: nei primi mesi si sono limitati ai contro-carro e agli anti-aerei, pochi blindati, più scudo che lancia. Poi c’è stato il s alto di qualità con i grossi calibri, un numero maggiore di munizioni attraverso un flusso costante. Quindi corazzati trasporto-truppe per offrire protezione ad una fanteria ucraina troppo esposta. Da 26 stati donatori giungono promesse di altri «pacchetti» d’assistenza (1,5 miliardi di euro), Gran Bretagna e Norvegia hanno appena annunciato l’invio di nuovi lanciarazzi M270, ma nessuno è in grado di prevedere quando questa crisi finirà.

Corriere della Sera, 12 agosto 2022 (prima pagina, pag 11 del 12 agosto)

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