Bombardamenti massicci, attacchi in più punti di carri armati e unità meccanizzate: si è acceso il fronte sud, quello nella regione di Kherson. Gli ucraini presentano la spinta come l’inizio dell’offensiva tanto annunciata, mentre il Pentagono appare più cauto e ritiene che sia la preparazione al vero assalto. Le prime notizie sono trapelate a metà della mattinata. Molti i report di un’azione massiccia, con l’ormai noto tiro di razzi a lungo raggio Himars e il fuoco dell’artiglieria. Uno sbarramento che sarebbe servito per coprire i movimenti terrestri. Le informazioni — spesso inverificabili — si sono accavallate tra segnalazioni di target in fiamme, possibili sfondamenti, danni alle linee di comunicazione. Le truppe di Kiev avrebbero iniziato a «saggiare» le posizioni avversarie per individuare e provocare brecce sui «lati» più deboli. Fonti russe hanno sostenuto che sarebbe arrivato l’ordine di evacuare i civili da Nova Kakhova.

Un quadro drammatico accompagnato dalle analisi degli osservatori divisi tra chi ritiene sia finalmente scattata la manovra a lungo promessa e chi invece ritiene sia prematuro affermarlo. La Cnn, riportando il commento di ambienti della Difesa statunitense, ha dato una sua interpretazione: la resistenza cerca di ammorbidire le postazioni degli invasori per mettere fuori uso centri di comando, munizioni e scorte. Tanto più che per attraversare il Dnipro gli occupanti sono costretti a usare sistemi alternativi (pontoni, chiatte) in quanto i ponti sono compromessi. Solo dopo aver chiuso questa fase partirebbe la spallata. O il tentativo di darla. Da rimarcare l’invito del consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak: «Capisco i nostri desideri e i sogni. Tuttavia suggerisco di procedere con commenti prudenti riguardo a qualsiasi nostra azione». Un richiamo che non sconfessa bollettini però suggerisce realismo.

Zelensky potrebbe aver deciso di dare luce verde per battere sul tempo Mosca che è pronta a schierare il Terzo Corpo, circa 15 mila uomini utilizzabili in chiave d’attacco e a protezione delle conquiste ottenute. Gli specialisti segnalano che i reparti hanno in dotazione equipaggiamenti relativamente più moderni, un dettaglio che farebbe pensare a un loro impiego per riprendere l’iniziativa dopo settimane di guerra di logoramento. Ossia sono più lancia che scudo. Restano gli interrogativi su alcuni aspetti: efficienza dei plotoni; consistenza dei Battaglioni (500 soldati rispetto agli 800-1000 sulla carta); composizione eterogenea. Giudizi a volte sbilanciati dalle simpatie verso Kiev. Da un lato ci sono i dubbi (costanti) sulle capacità di ampio respiro, dall’altra è evidente che il Cremlino trova comunque delle risorse da lanciare nella mischia. Da qui la necessità per l’Ucraina di muovere prima che piazzino tutti i loro mezzi.

Il contingente ha seguito un periodo d’addestramento nel poligono di Molino, impianto all’avanguardia pensato per la preparazione di equipaggi di tank e blindati. Con un dettaglio. Il sito è stato realizzato dopo un accordo concluso dalla Russia nel 2011 con il gruppo tedesco Rheinmentall, che ha fornito tecnologia, materiali e soluzioni. Ufficialmente il contratto si è interrotto dopo la crisi in Crimea a causa delle sanzioni, sono sorti contrasti legali e nel 2015 i lavori sono stati ultimati da una società russa, la Garnison. Ora, secondo alcuni, la collaborazione con la Germania sarebbe proseguita attraverso canali ufficiosi. Un’accusa sostenuta dagli ucraini per dimostrare come l’Occidente non abbia mai smesso di fare affari con il Cremlino. Tema polemico contrapposto alla lentezza degli aiuti bellici tedeschi alla resistenza: ci sono voluti mesi per far arrivare i semoventi Gepard.

Corriere della Sera, 29 agosto 2022 (prima pagina, pag 14 del 30 agosto)

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