Gli occidentali vogliono aiutare militarmente l’Ucraina nel lungo termine. E, come ha sottolineato il responsabile della diplomazia europea Josep Borrell, il risultato può essere conseguito attraverso un piano di addestramento integrato, tema discusso nella riunione di Praga dai ministri della Difesa comunitari, che dovranno ora trovare un accordo.

Il diplomatico ha specificato i punti sui quali lavoreranno i Paesi dell’Unione europea. Primo. Definizione di parametri e necessità di Kiev nei vari campi (compreso quello di armi non convenzionali, visto che la Russia ne dispone di tante). Secondo. Coordinamento e le linee standard. Non è semplice perché i fornitori di sistemi sono quanto mai diversi: blindati, cannoni, anti-tank, anti-aerei non sono omogenei. Terzo. Il programma di training. Da capire se proseguirà in modo autonomo rispetto a quello già avviato dalla Gran Bretagna e al quale hanno aderito numerosi Stati (Canada, Svezia, Olanda, Nuova Zelanda, solo per citarne alcuni). In parallelo è in corso quello del Pentagono. Quarto. Il senso è che nessuno si fa illusioni e ci si prepara ad attività che non finiranno presto. Da qui arriva la necessità di avere mezzi sufficienti, con governi che mettono le mani avanti su cosa poter dare e timori persino sull’altra sponda atlantica, in casa americana. La visione sul futuro si mescola alle novità quotidiane, con la grande battaglia nella regione di Kherson e le mosse dei contendenti.

L’inganno

Gli ucraini usano finti bersagli per trarre in inganno i russi. In particolare hanno dispiegato dei modelli in legno che riproducono i lanciarazzi Himars, esche disseminate in zone d’operazioni per attirare la «caccia» avversaria e costringerli a «sprecare» ordigni su falsi obiettivi. Secondo fonti citate dal Washington Post, gli invasori avrebbero sparato almeno 10 cruise Kalibr su alcuni di questi target. Più volte Mosca ha rivendicato infatti la distruzione di un alto numero di Himars e cannoni M777 ma in realtà avrebbe spazzato via delle «copie». E ha condotto gli strikes usando armi la cui disponibilità non è infinita. Kiev si è preoccupata del mascheramento fin dai primi giorni di conflitto. Gruppi formati da donne hanno realizzato coperture mimetiche usando ciò che avevano a disposizione: teloni pitturati o cuciti insieme oppure reti sulle quali hanno fissato centinaia di striscioline di colore verde/marrone. I primi erano una soluzione rapida, però non ideale in quanto con la pioggia diventano pesanti e scomodi. Altri interventi sono stati riservati a blindati e fuoristrada spediti dagli Stati Uniti, veicoli tirati fuori dai depositi e con la «livrea» color sabbia in quanto reduci dai teatri mediorientali.

I trucchi

Questi trucchi non garantiscono un successo totale, moderni apparati di ricognizione possono aiutare gli invasori nell’individuazione. Tuttavia fanno guadagnare tempo a chi si difende, costringono ad una ricerca prolungata e consentono di mettere al riparo un lanciatore. La tecnica è stata impiegata nella seconda guerra mondiale e in crisi più recenti, ogni esercito ha trovato le soluzioni, compresi lanciatori e carri armati (finti) gonfiabili. Ditte specializzate hanno realizzato prodotti ad hoc ma non di rado ci si è affidati all’inventiva, ricorrendo a materiale civile facilmente reperibile e a basso costo. In questo frangente ci si chiede perché gli ucraini abbiano voluto rivelare la riuscita del diversivo. Risposte sparse: 1) Operazione «pubblicitaria». 2) Spingere i russi a interrogarsi ancora di più sull’esattezza dei bersagli. 3) Propaganda (anche per celare eventuali perdite).

I droni iraniani

I media americani tornano sulla collaborazione Iran-Russia e confermano un’indiscrezione della quale abbiamo già scritto: Teheran ha fornito centinaia di droni d’attacco, velivoli Mohajer 6 e Shahed trasferiti con un ponte aereo iniziato il 19 agosto. A coordinare l’operazione è il generale Sayed Qureishi. Per gli osservatori serviranno a coprire un settore in cui Mosca lamenta un deficit e, al tempo stesso, ne ha bisogno per colpire in profondità le linee ucraine. Secondo il Washington Post, però, alcuni dei droni avrebbero evidenziato problemi o guasti inattesi. L’aiuto degli ayatollah, oltre a rientrare nelle ottime relazioni tra i due partner, è una conseguenza indiretta dell’esperienza acquisita dagli iraniani in Siria, nello Yemen e in alcuni raid contro le installazioni saudite o mercantili israeliani. Il Cremlino ha reagito allo scoop del Post sostenendo che si tratta di informazioni inventate.

Le munizioni

Continua a crescere la preoccupazione negli Stati Uniti sulle scorte belliche a disposizione. L’aiuto a Kiev sta svuotando rapidamente i depositi e destando allarme tra pianificatori e congressisti, pronti a raccogliere segnali. Il Wall Street Journal ha rivelato che gli americani hanno consegnato agli ucraini 806 mila proiettili da 155 mm, una quantità che ha abbassato la disponibilità per lo Us Army. Per questo Washington ha aggiunto negli ultimi «pacchetti» i pezzi da 105 mm, un modo per bilanciare anche se il raggio d’azione di questi cannoni è inferiore (circa 12 chilometri, a seconda del munizionamento). Il quotidiano americano spiega anche che produrre altre munizioni non è così rapido: possono passare 13-18 mesi dall’ordine alla consegna, inoltre esistono ostacoli burocratici aggravati da un coordinamento precario.

Corriere della Sera, 30 agosto 2022 (pag 15 del 31 agosto)

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