La Russia ha acquistato milioni di proiettili per artiglieria e razzi dalla Nord Corea. E si prepara a farlo di nuovo. Ad affermarlo fonti dell’intelligence Usa citate dal New York Times. L’informazione potrebbe essere una conferma indiretta dell’alto consumo di munizioni da parte degli invasori, i cui depositi sono stati distrutti in gran numero.

Mosca si è rivolta al regime di Kim — scrive il giornale — dopo aver bussato alla porta della Cina. Pechino è disposta ad aiutare sul piano economico ma, in apparenza, non vuole farsi coinvolgere in quello militare, a parte qualche sponda tecnica e la partecipazione ad esercitazioni in comune in corso in queste ore. I russi si sono allora rivolti a chiunque abbia arsenali compatibili. I coreani, che da anni si preparano ad un conflitto, hanno sviluppato una componente d’artiglieria massiccia, quindi possono rispondere alle richieste per armi anche di medio e lungo raggio, quelle impiegate in modo intenso negli ultimi mesi. Non solo. Si è anche ipotizzato che in futuro gruppi di operai provenienti dal paese asiatico possano lavorare nel Donbass. Al momento è un progetto sbandierato dai filo-russi anche a fini propagandistici.

Sempre la Russia avrebbe ottenuto centinaia di droni d’attacco dall’Iran, altro partner pronto a colmare un gap dopo l’uso ampio dei velivoli di concezione locale. Con l’intensificarsi delle operazioni belliche a oriente e nel settore di Kherson gli osservatori hanno analizzato la disponibilità di scorte. L’opinione dominante era che gli occupanti disponevano di buone riserve pre-guerra e potevano mantenere una cadenza di tiro alta, superiore a quella degli ucraini. Almeno per qualche mese. Poi doveva intervenire l’industria a riempire i vuoti ma sulla capacità di produzione sono stati avanzati dei dubbi.

E la mossa in direzione di Kim — se reale — sarebbe un segnale di sofferenze nella catena industriale. O si teme che lo diventi. Del resto lo stesso problema riguarda Kiev che ha dovuto affidarsi alle forniture rastrellate con l’aiuto dell’Occidente (ad esempio Pakistan e altri stati hanno garantito munizionamento pesante) e non sono mancati episodi di bombe scadenti, guai lamentati anche dai russi. Inoltre negli Usa è intensa la preoccupazione sul non avere materiale da stoccare a sufficienza per rispondere alle necessità del Pentagono e dell’Ucraina. Burocrazia, tempi tecnici, mancanza di coordinamento sono ostacoli non risolti. Le mosse dei contendenti, in parallelo a quella dei rispettivi sostenitori, confermano purtroppo che ci si prepara ad un conflitto lunghissimo dove si spara molto sul campo di battaglia e su quello della propaganda. Con accuse, contro-accuse, rivelazioni, indiscrezioni. Fondate o meno.

Corriere della Sera, 6 settembre 2022 (pag 14 del 7 settembre)

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