Villaggi che cambiano di mano, propagandisti ed esperti che usano a volte toni eccessivi a seconda delle simpatie, combattimenti feroci: i fronti di guerra sono fornaci che consumano. Ora, senza inseguire dettagli spesso inverificabili, si può affermare però che Kiev mantiene l’iniziativa e, al momento, detta l’agenda bellica: azione nel sud — nell’area di Kherson — e manovra a sorpresa nel settore di Kharkiv. I racconti non ufficiali descrivono un quadro cupo per gli invasori. Sono segnali positivi per Zelensky, quanto alla profondità serviranno giorni per valutare. L’esperto di strategia Franz Stefan-Gady ammonisce: la disponibilità di riserve in prossimità delle aree critiche potrebbe determinare successi o sconfitte per entrambi gli schieramenti.

Quella combattuta dagli ucraini è comunque una guerra delle opportunità, che prova a sfruttare le possibilità che si aprono sul campo. Secondo l’Institute for the Study of War, infatti, l’occasione per il contrattacco di ieri a Kharkiv, nel nordest, si sarebbe creata a causa del dispiegamento delle truppe russe sul fronte meridionale, cominciato già a giugno quando la resistenza minacciava un’ampia controffensiva per riconquistare l’area di Kherson. Spostando le truppe per rinforzare le posizioni al sud, però, lo Stato maggiore russo si è trovato scoperto a nord e questo ha permesso alle forze ucraine di contrattaccare. Forse i generali sono stati «intossicati» anche dal fuoco di sbarramento di indiscrezioni, annunci, scenari prospettati dall’avversario e dagli osservatori internazionali sull’assalto a sud. Una mossa «telefonata» su Kherson mescolata a informazioni che la escludevano in quanto la resistenza «non era pronta».

La dinamica confermerebbe ciò che sostengono gli specialisti, ovvero che l’Armata fa fatica a reclutare elementi adeguati. In questa direzione portano anche alcuni commenti di combattenti filorussi usciti in rete, con lamentale per il materiale insufficiente. Al contrario, il training degli ucraini prosegue e si allarga con l’assistenza occidentale, e questo fa dire agli esperti che lo schieramento è destinato a migliorare. I tiri dei sistemi a lungo raggio della resistenza sarebbero inoltre devastanti per le posizioni russe.

A conferma del momento positivo e della fiducia della resistenza, è arrivato anche un commento di Valery Zaluzhnyi, il comandante in capo delle forze armate ucraine che ha ammesso di aver effettuato «con successo una serie di attacchi missilistici contro basi aeree dei nemici in Crimea». Finora gli ucraini non avevano mai rivendicato i raid, in particolare quello che ha colpito la base di Saki nella penisola ammessa militarmente da Putin nel 2014, che la versione ufficiale di Mosca attribuiva a una semplice «detonazione in un deposito di munizioni». Altra rivelazione dagli Stati Uniti. Gli americani hanno addestrato i militari di Kiev che hanno affondato con un missile Harpoon la nave appoggio russa Vasily Bekh nel Mar Nero a metà giugno: l’ordigno sarebbe stato fornito dalla Danimarca e installato su un camion usato come piattaforma di lancio.

Secondo il ministero della Difesa britannica, sempre sbilanciato in favore di Kiev, le minacce multiple degli ucraini — portate su un fronte lungo 500 chilometri con tre grandi aree di combattimento: a Kharkiv, a Kherson e nel Donbass — metteranno ora alla prova la logistica dei russi, che saranno costretti a grandi operazioni di coordinamento e redistribuzione delle risorse.

Corriere della Sera, 8 settembre 2022

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