L’Ucraina ha lavorato con pazienza e astuzia, effettuando una serie di movimenti sulla scacchiera dove certamente l’intelligence ha svolto un ruolo fondamentale.

Primo passo. Per settimane ha annunciato che vi sarebbe stata l’offensiva a sud, su Kherson. Lo hanno dichiarato alti ufficiali, è stato raccontato ai media internazionali perché lo ripetessero all’infinito, ha colpito in modo sistematico con armi a lungo raggio che dovevano «provare» la preparazione, ha condotto sabotaggi. E l’azione si è fatta sentire sugli occupanti.

Secondo passo. Insieme ai preparativi — evidenti — sono uscite però indiscrezioni e affermazioni contrastanti: generali e soldati dicevano di non essere ancora pronti, lamentavano la mancanza di equipaggiamenti. Di nuovo i media hanno rilanciato e anche gli osservatori più attenti segnalavano carenze bilanciate solo dalla qualità relativa dell’avversario. Mosca, però, si è preoccupata ed ha inviato rinforzi per sventare la manovra. Ad un certo punto si è persino parlato di una fiondata preventiva da parte degli invasori.

Terzo passo. Kiev è riuscita a creare una forza d’urto abbastanza potente ma agile per poter sferrare l’assalto nella regione di Kharkiv. Triplo successo: i russi non se ne sono accorti, hanno spostato truppe a sud, hanno sguarnito le postazioni. Gli ucraini, nelle settimane precedenti, hanno evitato di dare qualsiasi indizio e poi hanno sfruttato l’opportunità. L’intelligence ha dato il suo contributo per confondere ancora di più i russi? C’è stato un lavoro di «intossicazione» e di mascheramento? Certamente lo Stato maggiore di Zelensky ha avuto un quadro preciso di quali fossero le unità in campo e le fragilità, dati ricavati dalla propria ricognizione assistita da quella satellitare alleata. Da ricordare che fin dai primi giorni di conflitto gli Usa hanno creato un sistema per comunicare in tempo reale target e movimenti.

Quarto passo. L’iniziale avanzata a sud ha allarmato il Cremlino, il martellamento degli Himars e le incursioni di forze speciali insieme agli attacchi dei partigiani, hanno catturato ancora di più l’attenzione dell’Armata. Era ed è il segnale di un controattacco vero da parte dell’Ucraina, impegno militare accompagnato dalle promesse di Zelesnky sulla riconquista dei territori.

Quinto passo. L’Ucraina ha mosso le sue formazioni nella zona di Kharkiv puntando in modo deciso verso l’asse stradale e ferroviario che alimenta Izyum e lo scacchiere. I russi non hanno tenuto, anche perché c’era solo un velo di difesa. Ora devono rispondere, ma su più fronti. Se la resistenza è mobile, «dispersa» e non concede riferimenti statici la potenza di fuoco degli aggressori si riduce. Rilevante l’impiego dei missili anti-radar che hanno avuto un impatto indiretto su una già ridotta presenza dell’aviazione russa, con caccia ed elicotteri esposti ai tiri di una fitta contraerea, con sistemi importanti e quelli portatili (tipo Stinger).

Sesto passo. Gli strateghi avvertono sui rischi per gli ucraini: servono scorte abbondanti, devono badare a non esporre le loro linee, andare all’assalto costa vite e mezzi. Infatti danno grandi meriti a quanto fatto da Kiev, però dichiarano apertamente di stare lontani dal «trionfalismo». I conflitti – come dimostrano gli sviluppi di queste ore – hanno molte fasi, con vittorie e sconfitte per entrambi i contendenti. Non a caso ci si prepara a tempi lunghi.

Corriere della Sera, 10 settembre 2022 (prima pagina, pag 4 dell’11 settembre)

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