Dopo la spallata dell’Ucraina ci si chiede quali potranno essere le mosse future. Molti prefigurano sviluppi già proiettati al 2023. I giudizi vanno sempre accompagnati da una considerazione: non sappiamo tutto, vediamo solo porzioni dello scenario.

Fin dove può spingersi l’offensiva?
I generali di Kiev, in servizio e a riposo, non nascondono le preoccupazioni sull’allungamento eccessivo delle loro linee. La ritirata del nemico ha aperto spazi che la resistenza ha riempito e continua a riempire in queste ore per riprendere più territorio possibile. Potrebbe essere un «momento doloroso», osservano, tuttavia sarà importante decidere quando fermarsi. Per garantire rifornimenti, dare respiro alle truppe, parare un eventuale ritorno degli avversari. La pensano allo stesso modo i consiglieri statunitensi.

Come può rispondere Mosca?
Ha diversi obiettivi. Contenere, ove possibile, la progressione dell’avversario e rendere insicura la vittoria di Zelensky. Schierare rinforzi che possano invertire la spinta e logorare gli ucraini: quanto è avvenuto in questi giorni è la prova di come nulla sia definitivo, le perdite si fanno sentire. Lanciare colpi a effetto che aiutino almeno a livello di propaganda interna, azioni per bilanciare le critiche crescenti da parte dei commentatori moscoviti. Gli analisti occidentali continuano ad essere scettici sulla «rigenerazione» dei Battaglioni. Ma lo sono anche i blogger militari russi diventati le voci alternative rispetto alle assicurazioni ufficiali. Uno di loro ha osservato: possiamo decretare la mobilitazione, troviamo gli uomini ma non abbiamo mezzi tecnici all’altezza della sfida. Michel Goya, ex ufficiale francese, esperto molto seguito, aggiunge: «Più volte è stata evocata l’idea di un esercito come un insieme di competenze, che aumenta o decresce a seconda delle risorse a disposizione e dalla capacità di apprendere. È evidente che l’abilità di Mosca è in declino costante fin dall’inizio dell’invasione». Sullo sfondo, però, resta sempre la minaccia. Il Cremlino ha tutto l’interesse ad agitare lo spettro di reazioni eccezionali, per influenzare le opinioni pubbliche europee. E poi bombarda installazioni civili nelle città dell’Ucraina.

Cosa accade nel sud?
L’assalto sul fronte meridionale di Kherson è stato avvolto dalla nebbia di guerra. Gli ucraini hanno guadagnato posizioni ma avrebbero incontrato difficoltà davanti a postazioni ben strutturate nella seconda linea. Altre informazioni, invece, forniscono un quadro che si sta deteriorando per gli occupanti. Siamo in uno scacchiere dal valore politico altissimo per entrambi i contendenti. Infatti lo Stato maggiore di Putin ha spostato unità a sud sguarnendo quello di Kharkiv e agevolando — se questa è la ricostruzione corretta — la manovra di Kiev. È ancora Goya a offrire dei numeri interessanti. Kiev avrebbe impiegato tra Kharkiv e Kiev 10-15 brigate meccanizzate, di cui 5 protagoniste dello sfondamento. Sarebbero unità più leggere rispetto al solito, formate per garantire velocità di esecuzione. I russi non hanno colto i preparativi, un rovescio per la loro intelligence.

Corriere della Sera, 12 settembre 2022 (pag 15 del 13 settembre)

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