«L’obiettivo è spingere l’Ucraina a restare senza proiettili prima che la Russia finisca i soldati a disposizione». L’affermazione è dell’esperto tedesco Gustav Gressel, schietto nel tracciare lo scenario futuro del conflitto dopo la mobilitazione decretata dal Cremlino.

Mosca avrà a disposizione centinaia di migliaia di uomini e dovrà prepararli. Molti non sono ritenuti di qualità, ma i reclutatori potrebbero non avere fretta. Il programma — come sottolinea anche un report dell’istituto britannico Rusi — è di arrivare all’inverno con un contingente riorganizzato. E la quantità incide. Gli ucraini hanno bisogno di più forze per condurre operazioni — i successi recenti sono stati conseguiti quando erano in vantaggio numerico — ; serviranno scorte e rincalzi a sufficienza; dovranno anche loro creare unità da lanciare sul campo (sono in corso i programmi multinazionali di training in Gran Bretagna e altrove). Sempre Gressel sottolinea che le armi più precise possono fermare le grandi «masse», però per la resistenza non sarà comunque facile. È un giudizio diretto, che invita a non cullarsi nella compiacenza dopo le recenti sconfitte sofferte dall’Armata. Stesso monito del Rusi e, se vogliamo, stesso consiglio del Pentagono.

Il neo zar — ribadiscono gli osservatori — vuole prolungare il conflitto ben oltre il prossimo inverno, superando il 2023. Punta sull’erosione del nemico, scommette sui problemi politici in Occidente, proverà a sfruttare tensioni diplomatiche e sociali nei Paesi donatori. Spera che il flusso di aiuti bellici incontri opposizione, infatti in queste ore i dirigenti moscoviti hanno ripetuto che l’impiego di sistemi Nato aumenta i rischi di uno scontro globale. C’è una buona dose di propaganda, che trova però sponda nell’estrema prudenza della Casa Bianca sull’invio di munizionamento con raggio d’azione di 300 chilometri, eventuali caccia e tank. Un’indecisione criticata da quanti a Washington spingono per dare a Zelensky ciò che chiede con insistenza. Qualche indicazione potrebbe uscire dal summit alleato previsto per il 28 a Bruxelles e dedicato proprio alla programmazione futura dell’assistenza (scorte, pezzi di ricambio, mezzi, produzione). La parola d’ordine è «lungo termine».

La falange di commentatori ed esperti naturalmente non dimentica l’elenco dei punti deboli per gli invasori. Mancanza di ufficiali e sottufficiali, comandi deficitari e rigidi, bassa coesione ed efficienza dei Battaglioni, materiale a disposizione, il morale di fanti costretti ad andare al fronte, capacità di nutrire un apparato gigantesco mentre le linee di rifornimento potrebbero non bastare o essere colpite. Nodi cronici, quasi storici, mescolati a quelli più recenti. A conferma dei quali è arrivato l’annuncio di un nuovo cambio: il generale Dmitry Bulgakov, viceministro della Difesa e massimo responsabile della logistica, lascia il comando al pari grado Mikhail Mizintsev. Che, a giudicare da quanto visto in questi mesi, avrà molto da lavorare per armare le reclute, far funzionare i corazzati, riparare i mezzi usurati dalle battaglie e rigenerare quelli tirati fuori dai depositi.

Soprattutto — se sono vere le indiscrezioni — dovrà rispettare le disposizioni dei vertici politici. Dopo le rivelazioni della Cnn, anticipate ieri, sono arrivati i dettagli del New York Times. Fonti statunitensi ribadiscono che Putin si è intromesso nella gestione della campagna opponendosi ad un ripiegamento nella regione di Kherson, decisione costata perdite e motivata dalla necessità di non subire l’umiliazione patita a Kharkiv. Il leader avrebbe poi stabilito contatti diretti con i comandanti regionali in quanto non si fidava dei rapporti inoltrati dal ministro della Difesa Sergei Shoigu e dal capo di Stato maggiore Valerij Gerasimov. Nell’articolo si riparla dei dubbi dei gerarchi sull’offensiva su Kiev ma anche di rapporti poco fedeli sullo status della truppa. Un insieme di fattori che avrebbero creato tensioni in un apparato non pronto per la missione. Ora Putin ci riprova dispiegando il possibile.

Corriere della Sera, 24 settembre 2022 (pag 10 del 25 settembre)

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