La battaglia «nascosta» di Kherson cancella vite, mezzi, infrastrutture. Infatti tanti russi non vogliono morire per la città lontana e si oppongono alla mobilitazione. Altri combattono subendo perdite nei loro ranghi e infliggendone di pesanti agli ucraini che, non a caso, restano riservati su questa parte di offensiva.

Nel settore Nord Est-Est la resistenza avanza, consolida i successi nell’area di Lyman, respinge i contrattacchi degli invasori. Diverso il quadro a sud, dove incontra una dura opposizione: lo confermano le notizie scarne e i racconti degli inviati occidentali. Un reportage del New York Times riporta le voci dei militari di Kiev, sono loro stessi a descrivere senza reticenze l’alto numero di caduti, i tank distrutti e il consueto riferimento alla «mancanza di munizioni». Una carenza, quest’ultima, per certi aspetti sorprendente visto che lo Stato maggiore ha preparato la spallata e dunque avrebbe dovuto avere scorte. Allo stesso tempo attaccare è più dispendioso, ci si espone, si rischia.

Sono sempre narrazioni parziali — è difficile avere il quadro attendibile — che fotografano fasi temporanee. Anche se era noto che gli invasori aspettavano l’assalto nel quadrante meridionale. Infatti hanno preferito attestarsi su una seconda linea ben organizzata fatta di trincee, postazioni ben protette, sbarramenti e l’immancabile fuoco dell’artiglieria. L’esercito di Zelensky ha provato a scardinarla bombardano per giorni le retrovie, ha centrato depositi e ponti per minacciare la logistica. Tuttavia — se sono attendibili le ricostruzioni dal campo — i russi hanno mostrato grande tenacia rendendo costoso ogni singolo centimetro di progressione. L’esperto Tom Cooper, nel suo ultimo post, afferma che la situazione è più o meno la stessa da circa due settimane.

La tenuta dell’Armata nello scacchiere meridionale ha un valore politico per il Cremlino, la città di Kherson agli occhi del neo-zar è un trofeo di conquista, rientra nel programma di annessione. Conta meno per il cittadino russo o per chi si ritrova al fronte dopo un training accelerato. Infatti è stato detto che Vladimir Putin in persona ha ordinato ai suoi generali di non ripiegare e gli ufficiali, per settimane, si sono dedicati alla preparazione del «bastione», ricorrendo ad ogni mezzo disponibile nel loro arsenale. Qui sono arrivati rinforzi da Kharkiv, mossa che ha reso ancora più leggero il già debole dispositivo in quella zona ma ha puntellato i Battaglioni che dovevano fronteggiare la puntata avversaria in direzione di Kherson. Altri potrebbero aggiungersi man mano che Mosca prosegue nel rastrellare uomini nelle repubbliche lontane e forma nuovi plotoni. La maggior parte degli osservatori internazionali è sempre dell’idea che siano carne da cannone.

Corriere della Sera, 25 settembre 2022

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