Il nuovo pacchetto di aiuti Usa all’Ucraina trasmette un messaggio che va oltre i numeri: la Casa Bianca pensa sempre più al lungo termine e si organizza di conseguenza.

Washington ha autorizzato materiale per 1,1 miliardi di dollari. Il denaro serve a garantire altri 18 lanciarazzi Himars, un gran numero di veicoli per la logistica e per il traino di cannoni, fuoristrada blindati, munizionamento, apparati anti-droni. Ma il punto interessante è la precisazione delle fonti ufficiali: buona parte di questo materiale deve essere prodotta, passeranno mesi o anni prima che possa arrivare nelle mani di Kiev. Il Pentagono vuole continuare a sostenere l’amico ma non può pescare ad oltranza dai suoi depositi (come chiede Zelensky), c’è una soglia da rispettare che coinvolge la sicurezza nazionale: non devi sguarnire le tue scorte. Discorso che si estende all’intera Alleanza atlantica, chiamata a mettere a disposizione ciò che poteva dare. L’urgenza di arginare l’invasore è stato affiancata progressivamente dal timore di non avere abbastanza per la propria difesa.

La conferma di queste preoccupazioni — esternate più volte — si salda con la recente riunione a Bruxelles dei donatori. Un summit in cui si è discusso delle linee guida indicate in un comunicato del Pentagono: individuazione di ostacoli o nodi nella fornitura delle componenti principali e degli accessori; piani per aumentare la messa a punto di sistemi d’artiglieria a lungo raggio, di difesa aerea, di missili aria-terra. Il piano amplia la profondità dell’impegno e punta alla standardizzazione dell’equipaggiamento, così come all’intercambiabilità. Oggi l’esercito ucraino ha dozzine di modelli diversi (cannoni, blindati, altro), ed è complicato mantenere tutto in efficienza quando hai bisogno di ricambi provenienti dall’estero.

Gli americani vogliono creare officine di riparazione e manutenzione in posizioni più avanzate per ridurre i tempi ed evitare che i mezzi siano spediti lontano, nelle retrovie, o persino fuori del Paese dove sono rimessi in sesto. La resistenza, in questi mesi, ha dimostrato capacità di adattamento. Ad esempio ha usato missili occidentali su caccia di concezione russa e ha integrato al meglio le sue unità d’artiglieria. Tutto però sempre sotto stress, dovendo difendersi e attaccare. Ora l’intento della Nato è quello di uscire dall’emergenza dando maggiore solidità a un network ucraino che però non può fare a meno della solidarietà esterna. Il target finale è la transizione dell’esercito di Kiev da un dispositivo che utilizza equipaggiamenti «sovietici/russi» ad uno costruito con quelli occidentali. Per questo si parla di «anni».

Per rendere tutto più fluido verrà creato un nuovo snodo a Wiesbaden, in Germania. Sarà guidato, probabilmente, da un generale Usa e opererà insieme ai Paesi alleati. Il suo compito gestire il flusso di armamenti, studiare le necessità e seguire il training degli ucraini. Secondo il New York Times potrà contare su circa 300 uomini. Dunque una cellula operativa che sostituirà quella che ha garantito fino ad oggi l’assistenza a Kiev.

Corriere della Sera, 29 settembre 2022

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