La cavalcata ucraina pone dei dilemmi a Washington. Come sostenere la fase favorevole e, al tempo stesso, evitare di accentuare il contrasto con Mosca tra scenari apocalittici, minacce vere e bluff.

I target

Kiev — racconta la Cnn insiste per avere le munizioni Atacms che le permetterebbero di colpire bersagli a 300 chilometri di distanza, un allungamento sensibile rispetto agli 80 attuali (massimo raggio per i razzi in dotazione agli Himars). Per convincere il Pentagono gli ucraini hanno formulato una proposta: siamo pronti a condividere con voi le liste dei bersagli, questo per dare rassicurazioni sul fatto che le armi non verrebbero usate contro il territorio russo. La Casa Bianca finora ha posto il veto proprio perché teme di scatenare reazioni belliche massicce da parte del Cremlino. La resistenza rilancia l’appello affermando che con gli Atacms può incidere in modo più profondo sulle retrovie nemiche e cita anche le installazioni dalle quali partono i droni-kamikaze forniti dall’Iran, mezzo apparso sempre con maggiore frequenza. In realtà quest’ultimo dettaglio somiglia più ad un pretesto che ad una necessità. Al momento la posizione statunitense non sembra mutata e dunque il presidente ucraino Zelensky — salvo sorprese legate a sviluppi sul terreno — non avrà le munizioni speciali. Invece riceverà altri quattro lanciatori Himars e 200 blindati Mrap, 16 cannoni da 155 mm (con 85 mila proiettili, di cui 500 di precisine), altrettanti pezzi da 105 mm, migliaia di granate per mortaio e 200 mila cartucce. Non è una compensazione, bensì un mantenimento dell’arsenale mentre la resistenza avanza e consuma. Evidente le necessità di riempire le scorte.

Il piano

L’altra nota sul «taccuino» riguarda l’Unione Europea. Nei prossimi giorni verrà perfezionato il piano per addestrare 15 mila soldati ucraini. La Polonia, finanziata dall’Ue, dovrebbe ospitare il contingente più ampio, il resto sarà accolto in altri Paesi secondo criteri da stabilire. Per ora è stato specificato che la Germania metterà a disposizione un suo grande poligono. Il programma è in parallelo a quello portato avanti dalla Gran Bretagna con l’adesione di una mezza dozzina di Stati che hanno offerto gli istruttori. I corsi durano circa 4-5 settimane e coprono combattimento urbano, manovre ma anche primo soccorso. Questi militari saranno fondamentali per dare il cambio ai reparti da mesi al fronte. È indispensabile concedere riposo, ossigeno, tregua.

Il logoramento

Commentando la sconfitta di Lyman, fonti filorusse hanno spiegato che tra le tante ragioni del disastro c’è anche la mancata rotazione per uomini esausti e una fanteria limitata, due fattori che hanno ridotto le possibilità di manovrare e li hanno esposti alle incursioni dei «plotoni» agili della resistenza. Carenze che dovrebbero essere colmate con la mobilitazione massiccia decretata dal Cremlino. Non subito, però. Secondo le valutazioni del Pentagono, solo una piccola parte dei soldati ri-arruolati dall’ordine di Putin è stata schierata in zona d’operazioni. Ci vuole tempo per prepararli, sono diffuse le proteste per l’equipaggiamento inadeguato e soprattutto il comando dovrà decidere quale sia la priorità: la regione di Lyman o quella di Kherson?

Corriere della Sera, 5 ottobre 2022

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