Nel conflitto ucraino i nuovi sviluppi sul terreno si intrecciano con la dimensione esterna, dal coinvolgimento esteso dell’Iran alle forniture belliche.

L’urgenza

Cresce il tono d’urgenza dei comandanti e dei responsabili civili filorussi per la situazione nell’area di Kherson. Circa 60 mila abitanti saranno trasferiti a causa della nuova offensiva da parte degli ucraini: l’evacuazione è iniziata in queste ore, in parallelo con un’azione vigorosa da parte della resistenza. L’allarme che trapela dai vertici è il segnale un quadro difficile per gli invasori nel settore sud. Lo ha ammesso lo stesso generale Sergei Surovikin nella prima intervista ai media nazionali, parole che sono sembrate voler preparare il terreno per un ritiro. Se l’Armata dovesse ripiegare oltre il Dnipro, potrebbe faticare nel creare una linea di difesa accettabile. Ricordiamo che in questa regione i russi hanno perso subito la prima «trincea», si sono attestati sulla seconda e hanno tenuto per settimane. Ora potrebbero essere costretti a un sacrificio pesante, sotto il profilo militare ma anche politico. Kherson vale molto per il Cremlino. Questa mattina, Vladimir Putin ha aggiunto emergenza annunciando la prossima formazione di un consiglio speciale per la gestione della crisi e la legge marziale in aree occupate.

L’influenza

Fino a due giorni fa, gli ayatollah negavano qualsiasi coinvolgimento, adesso è la Guida in persona, l’ayatollah Khamenei, a parlarne con orgoglio. «Mettevano in dubbio qualità dei nostri mezzi — è il post su twitter — dicevano che le foto che li mostravano erano dei Photoshop e ora invece sostengono che sono pericolosi e ci chiedono perché li vendiamo a X e a Y? Queste imprese sono realizzate dalle elite iraniane e portano onore». La rivendicazione segue le conferme, in forma anonima da Teheran sul prossimo invio di altri missili e droni in Russia, ordigni che coprono spazi diversi. I razzi Fateh e Zulfiqar raggiungo bersagli tra i 300 e i 700 chilometri, i velivoli garantiscono maggiore profondità e servono per martellare le città.

Ma l’impegno dei mullah è destinato ad aumentare progressivamente, sembra quasi di vedere lo scenario siriano dove lo stesso Surovikin e gli iraniani hanno collaborato. Fonti di intelligence Usa, citate dal New York Times, hanno rivelato che istruttori iraniani sono in Crimea per aiutare a risolvere problemi nell’uso dei droni Shahed e dei Mojaher-6. L’esistenza di noie tecniche era già trapelata. Il dossier Iran dice tre cose: 1) la Repubblica islamica diventa un attore primario nella crisi, perché tirata dentro dal Cremlino e decisa a giocare un suo ruolo; 2) il regime accresce il proprio peso internazionale e prende dei rischi; 3) i suoi equipaggiamenti a basso costo aiutano i russi e sono uno strumento di influenza (stessa cosa hanno fatto i turchi con i loro droni TB2). Se questo avrà un costo per una teocrazia sempre più contesta in casa lo vedremo. L’Unione Europea sta valutando un pacchetto di sanzioni contro figure connesse alle forniture.

I rifornimenti

L’americana Lockheed Martin intanto si è impegnata ad aumentare la produzione dei lanciarazzi a lungo raggio Himars. Tutti li vogliono dopo l’efficacia dimostrata sul campo di battaglia in Ucraina dove ne sono stati schierati già una ventina. Il target è di realizzarne 96 all’anno, attualmente la media è di 60. E a proposito di forniture sembra chiudersi, dopo mesi, la «pratica» che lega Berlino, Atene e Kiev. I greci hanno ricevuto i primi esemplari di blindati Marder (sei su un totale di 40) e in cambio passeranno all’esercito di Zelensky alcune decine di vecchi blindo BMP1 di concezione russa. Al solito c’è sempre una differenza sostanziale tra l’annunciato e i fatti: di questa intesa si parlava da tanto.

Gli accordi

L’Estonia ha infine raggiunto un accordo con gli Usa: il Paese baltico ospiterà in modo permanente truppe e mezzi americani con il sistema della rotazione. In passato il Pentagono ha dislocato unità per esercitazioni, ci sono state «visite» di navi, ma adesso sono state studiate le condizioni per una presenza più regolare di truppe, mezzi ed equipaggiamenti. L’obiettivo è quello di creare anche una struttura di comando che potrebbe integrarsi con la task force Nato guidata dai britannici in collaborazione con danesi e francesi e attiva nel Paese dal 2017. Con la guerra in Ucraina, il fronte del Baltico è diventato primario.

Corriere della Sera, 19 ottobre 2022

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