Minacciava di essere una notte buia e tempestosa, con centinaia di seggi in palio per il controllo del Congresso — 435 alla Camera, 35 al Senato — e risultati incerti per giorni, forse addirittura un mese: la cruciale sfida per il Senato in Georgia, che potrebbe decidere la maggioranza in aula e in tutto il parlamento americano, ha buone probabilità di finire al ballottaggio il 6 dicembre se nessuno dei due candidati raggiungerà il 50% dei voti. E così, con gli esperti del Center for Politics dell’università della Virginia, abbiamo cercato di individuare delle sfide che potessero darci un senso di quello che stava accadendo negli Stati Uniti, indicatori che tenessero insieme i temi di questa campagna.

Al Senato abbiamo scelto il Nevada. Qui c’era il seggio democratico più vulnerabile fra quelli per cui si votava al midterm, quello di Catherine Cortez Masto: figlia di immigrati messicani, 58 anni, è stata la prima senatrice ispanica quando è entrata in carica nel 2017. Il suo futuro politico si giocava proprio sul voto latino: da procuratrice generale dello Stato si era battuta contro i trafficanti di droga e di essere umani, ma i conservatori hanno investito 2 milioni di dollari in spot pubblicitari in spagnolo per dipingerla come debole sul crimine. In uno Stato dove i residenti sono transitori, restano per un po’ e poi si trasferiscono altrove, la senatrice ha fatto fatica a diventare un punto di riferimento per la società, che ha sofferto in modo particolare la pandemia e ora la crisi economica e l’inflazione. Qui la popolazione è più working class della media nazionale: c’è una percentuale più alta di elettori non laureati, segmento ostile per i democratici. Per tutti questi motivi Cortez Masto sembrava destinata a cedere il suo seggio allo sfidante repubblicano Adam Laxalt, discendente di una locale dinastia politica conservatrice — padre senatore, nonno senatore e governatore — che nel 2020 ha imbracciato le teorie complottistiche di Donald Trump sul voto rubato, impegnandosi in prima persona per rovesciare i risultati delle presidenziali. A settembre Laxalt aveva superato Cortez Masto nella media dei sondaggi ed era dato in vantaggio da tutti i rilevamenti, in una sfida che si è combattuta sulla protezione dei diritti delle donne, in particolare l’aborto, sul costo della benzina e sulla ripresa dell’economia. Quando lo spoglio è al 68%, Cortez Masto era avanti di 0,73 punti percentuali, poco più di 5 mila voti; al 73% era sotto di 2 punti, circa 15 mila voti: non sapremo come finirà, ma l’esito incerto di questa sfida ci conferma che per il Senato americano sarà una lotta all’ultima scheda.

Alla Camera, nel sud del Texas, c’erano invece tre seggi democratici in bilico, resi più competitivi dal ridisegno dei distretti seguito al censimento.

• Nel 15esimo
, una striscia di terra che dai sobborghi di San Antonio arriva fino a McAllen, punto di approdo dei migranti sul confine con il Messico, i repubblicani hanno trasformato un distretto vinto di poco da Joe Biden nel 2020 in uno che ha votato largamente per Donald Trump: è un esempio evidente del gerrymandering, la pratica di ridisegnare i confini per ottenere vantaggi elettorali in cui i repubblicani sono abilissimi. Per sostituire il deputato in carica Vicente González, che è migrato in un nuovo distretto, si sfidavano l’agente assicurativa repubblicana Monica de la Cruz — data in vantaggio dai sondaggi — e la piccola imprenditrice progressista Michelle Vallejo. Sostenuta da Trump e da donazioni per 4,2 milioni di dollari, de la Cruz prometteva di finire il muro iniziato dall’ex presidente sulla frontiera, vuole maggiori finanziamenti per border patrol e polizia, giura di combattere contro il socialismo: ha vinto con un solido distacco, e sarà la prima ispanica a rappresentare un distretto che era in mano ai democratici dal 1903 e finora, prima che ne venissero modificati i confini, aveva votato repubblicano — George W. Bush, nello specifico — solo una volta alla presidenziali del 2004.

• Nel 28esimo, lungo il confine con il Messico, i democratici speravano invece di difendere il seggio di Henry Cuellar, uno dei pochi moderati — quasi un conservatore, a dire il vero: non sostiene il diritto all’aborto — rimasti nella delegazione al Congresso: alle primarie ha resistito all’assalto della sinistra, che aveva candidato un’avvocata specializzata in immigrazione contro di lui, mentre all’elezione generale è stato sfidato da Cassy Garcia, una ex assistente del potentissimo — e poco amato — senatore texano Ted Cruz. Il suo seggio era in bilico e, per sostenerlo, nelle ultime ore di campagna elettorale era arrivato a Laredo anche Bill Clinton: alla fine ha vinto, senza grandi difficoltà.

• Nel 34esimo, un’altra striscia di terra verticale attigua al 15esimo, a larghissima maggioranza ispanica, si sfidavano — sempre a causa del redistricting — due deputati in carica: l’esperto democratico González, arrivato dal 15esimo, e la repubblicana Mayra Flores, eletta qua a giugno in un’elezione speciale. Il primo aveva il vantaggio di un distretto diventato un po’ più blu con i nuovi confini, la seconda ha condotto una campagna aggressiva e ben finanziata, che ha mantenuto i sondaggi in bilico fino all’ultimo: alla fine ha vinto il democratico González, senza grandi difficoltà.

Come il Nevada per il Senato, queste tre corse per la Camera in Texas ci aiutano a fare un primo bilancio quando la notte elettorale è appena finita ma non abbiamo ancora risultati definitivi: i democratici hanno tenuto, i repubblicani hanno conquistato un seggio su tre ma non hanno sfondato. Un po’ quello che potrebbe essere successo a livello nazionale: i repubblicani strapperanno dei seggi e la Camera passa di mano, ma senza un grande margine.

Corriere della Sera, 9 novembre 2022

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