È vero, alla fine, li hanno scoperti. Però ne è passato del tempo da quando, alla fine degli anni ’90, arrivarono in Svezia da Mosca come una coppia qualsiasi. E, una volta stabilitisi dietro uno schermo di legalità, si tramutarono in «illegali», spie per conto del Gru, il servizio segreto militare russo: pedine con una doppia esistenza bruciate all’alba di qualche giorno fa.

Attorno alle 6 del mattino del 22 novembre, un team di forze speciali si è calato da due elicotteri sulla casa dei «bersagli» nel sobborgo di Nacka, a est di Stoccolma. Un blitz spettacolare giustificato così dalle fonti: dovevano agire in modo rapido per evitare che eliminassero prove buttandole nel wc o distruggendo la memoria di un eventuale pc. Spunti investigativi a completare quanto raccolto dal Sapo — il controspionaggio svedese — e le dritte dell’Fbi americana, coinvolta in una storia scritta dai protagonisti, Sergei Skvortsov e la moglie Elena Koulkova: un caso che ricorda la trama della straordinaria serie tv The Americans e che, soprattutto, è la ripetizione di episodi analoghi avvenuti in Occidente durante (e dopo) la Guerra fredda.

Lui è del 1963, nato a Perm, negli Urali, con studi in campo energetico; lei, di un anno più giovane, è laureata in matematica e cibernetica all’Università di Mosca. Non sappiamo se sono dettagli reali oppure tracce create dai loro superiori, la «leggenda», il passato che gli infiltrati all’estero devono usare nei loro contatti pubblici. Con in tasca quelle referenze, si sono trasferiti nella capitale svedese occupandosi di import-export come di tecnologia. La coppia dormiente ha regolarizzato successivamente la propria posizione grazie all’acquisizione della cittadinanza: la donna nel 2010, il compagno due anni dopo. Tutti passi per rendere sempre più credibile la loro versione di immigrati di livello accolti da una nuova patria ospitale. A confermare il quadretto familiare, poi, è arrivata la nascita di un figlio.

I due hanno abitato prima in appartamento, quindi si sono trasferiti in una villetta, mantenendo un profilo riservato. Gentilezze a distanza verso i vicini ma nessuna confidenza, a protezione della missione primaria: andare a caccia di segreti. Secondo l’accusa sarebbero stati attivati molto tempo dopo il loro arrivo — a partire dal 2013 — avendo come obiettivo sia gli Stati Uniti che la Svezia. E hanno eseguito il proprio compito, commettendo però qualche errore di percorso.

Nel 2005 una delle loro ditte era finita nei guai con il Fisco per presunte irregolarità. Un inciampo che avrebbe potuto avere conseguenze peggiori se il file fosse finito nelle mani del Sapo: anni dopo è emerso che la compagnia faceva parte di un network riconducibile ad una società basata a Cipro e legata ad un russo, Vladimir Koulemekov. Non proprio uno sconosciuto agli 007, essendo stato espulso nel 1981 dalla Francia con il sospetto di spionaggio e finito anche in un report del Senato americano del 1983.

Ancora più interessanti i dettagli svelati dal sito investigativo Bellingcat. La coppia, nel 1999, era diventata proprietaria di un alloggio in un palazzo di Mosca: nello stesso edificio hanno abitato uno degli operativi coinvolti nell’attentato contro l’esule russo Sergei Skripal a Salisbury, in Gran Bretagna, nel 2018 e il generale Andrei Averaniov, considerato il comandante dell’Unità 29155 del Gru, il team incaricato di sabotaggi e omicidi all’estero.

Insomma, casa e lavoro. Ma è stata soprattutto un’imprudenza, dato che il condominio delle spie è stato smascherato. Incomprensibile l’idea di concentrare elementi preziosi in uno stesso luogo. Ma forse ai vertici importa poco, le pedine si sostituiscono e ne hanno tante. La cattura di Sergei ed Elena, infatti, segue l’incriminazione sempre in Svezia di due fratelli d’origine iraniana, Payam e Peyman Kia, arruolati dall’intelligence militare di Putin. Uno di loro aveva fatto parte proprio del Sapo. La volpe era già nel pollaio.

Corriere della Sera, 29 novembre 2022 (pag 16)

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