La coalizione filo Ucraina risponde alla campagna di bombardamenti russi con nuovi aiuti. E insieme alle armi si preoccupa su come fronteggiare l’emergenza elettricità provocata dalla distruzione sistematica delle infrastrutture.

Gli aiuti

I ministri degli Esteri della Nato riuniti a Bucarest, Romania, sono pronti con un piano d’aiuti che permetta a Kiev di ridurre l’impatto di una fase drammatica, con il 40% della rete fuori uso e milioni di civili costretti a vivere in condizioni estreme. Diversi i punti d’azione.

1) Spedizione di generatori: Francia e Germania ne invieranno 100 a testa, 200 dagli Usa, altri garantiti dai partner.

2) Invio di componenti: sono indispensabili i trasformatori, per questo oltre alle forniture dei singoli Stati saranno promossi acquisti sul mercato civile.

3) Finanziamenti diretti agli ucraini, Washington ne ha annunciato uno da 53 milioni di dollari.

4) Sempre l’Alleanza pensa a nuovi «pacchetti» di supporto per munizioni e sistemi anti-aerei. Il vertice romeno, infatti, segue una fase contrassegnata da rapporti sulla riduzione di scorte belliche.

Tutti sparano tanto. E non è certo finita. Il presidente Zelensky ha avvisato: Mosca potrebbe scatenare una nuova ondata di attacchi con missili e droni. Sono stati segnalati concentramenti di bombardieri strategici mentre in Mar Nero sono in movimento unità dotate di cruise Kalibr. Il «disegno» del Cremlino è noto. Usando «l’arma del gelo» vuole creare maggiori difficoltà ai civili, magari scatenando esodi di profughi, e premere sul governo dell’Ucraina. In questi giorni ha fatto notizia una polemica verbale tra il leader e il sindaco della capitale ucraina, con il primo ad accusare il secondo per le misure poco adeguate in supporto dei cittadini.

Operazioni

Sul fronte orientale si segnalano duri combattimenti nella regione di Bakhmut, i russi hanno conquistato qualche villaggio. È una battaglia feroce, le perdite sono pesanti per entrambi gli schieramenti. Gli esperti interpretano l’insistenza di Mosca nel dare l’assalto alla località con la volontà della compagnia di sicurezza Wagner di registrare una vittoria di prestigio. In questa zona sono i mercenari di Evgeny Prigozhin ad avere un ruolo maggiore.

Ancora spie

In aprile le autorità olandesi hanno espulso verso il Brasile uno strano «personaggio»: diceva di chiamarsi Victor Muller Ferreira, di nazionalità brasiliana. In realtà si trattava di Sergei Chersakov, un agente del Gru, i servizi segreti militari russi. Lo avevano infiltrato nel Paese sudamericano dove ha vissuto per un lungo periodo e volevano ripetere l’operazione in Olanda. Missione fallita, anzi neppure cominciata in quanto è stato bloccato non appena è sbarcato dall’aereo ad Amsterdam. È evidente che sapevano chi fosse. Ora Mosca cerca di tirarlo fuori dalla prigione brasiliana con una manovra non proprio inedita. I russi negano che sia una spia e sostengono invece che si tratterebbe di un grosso trafficante di droga, per questo ne chiedono l’estradizione.

Ma il sito investigativo Bellingcat, esaminando le carte ufficiali presentate dalla magistratura moscovita, ha scoperto molte incongruenze. Ne citiamo solo alcune. Le accuse contro Cherkasov sono emerse solo dopo che è stato fermato, quindi un’incriminazione postuma. Il ricercato ha compiuto molti viaggi in Russia, usando nome e cognome, ma non è mai stato bloccato alla frontiera: strano per un latitante di quel calibro. I poliziotti non si sono accorti di nulla? E poi ancora altri «buchi» che sollevano dubbi sulla versione cucinata dai russi. Sempre Bellingcat ricorda che la tattica è stata adottata anche per Artem Uss, figlio di un governatore siberiano, in arresto in Italia dall’Ottobre scorso su richiesta statunitense: avrebbe aggirato l’embargo fornendo tecnologia al Venezuela. Mosca ha inoltrato una richiesta d’estradizione alla nostra magistratura affermando che sarebbe responsabile di riciclaggio.

Ombre

Venerdì un incidente che ha destato qualche attenzione e titoli ad effetto. Vyacheslav Taran, 53 anni, miliardario russo residente a Montecarlo, è morto in un incidente di elicottero tra Eze e Villefranche, in Costa Azzurra. Il velivolo, pilotato da un francese, era partito da Losanna e si schiantato su un’altura. Sembra che un secondo passeggero abbia rinunciato a partire all’ultimo istante. Può essere solo una casualità ma la «cornice» suscita ipotesi. Il procuratore locale non ha escluso una responsabilità «esterna» mentre fonti ucraine hanno affermato, senza offrire prove, che la vittima era collegata all’intelligence di Mosca. Taran, molto noto per aver finanziato programmi di beneficienza, aveva interessi nel campo delle criptovalute. Tante ombre, vedremo se diventeranno altro.

Corriere della Sera, 29 novembre 2022

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