Il presidente finlandese Sauli Niinisto ha seguito le esercitazioni militari e ha trascorso una notte in tenda con i soldati. L’appuntamento a Nurmes, non lontano dal confine russo, è servito anche per rinnovare il supporto all’Ucraina: oltre agli equipaggiamenti già promessi per affrontare i prossimi mesi di freddo e gelo, Helsinki è pronta a dare consigli ed addestrare i militari di Kiev su come condurre le operazioni invernali. Lo ha confermato anche la premier Sanna Marin in trasferta in Nuova Zelanda, promettendo «hard power» per difendere l’Ucraina. I finlandesi del resto hanno esperienza lunghissima e tradizione. I russi — con cui condividono una frontiera di 1.340 chilometri — lo hanno imparato a loro spese nelle tre guerre combattute tra il 1918 e il 1944, che pure sono costate alla Finlandia 120 mila morti e il 10% del proprio territorio: quella civile, quella d’inverno e quella di continuazione.

Da allora diffidano del vicino russo. La prossima estate inizieranno i lavori per costruire una recisione che correrà per 200 chilometri lungo il confine, in modo da prevenire minacce ibride come quelle registrate in Polonia, Lettonia e Lituania. Anche le generazioni più giovani, del resto, non dimenticano la Storia e si preparano costantemente a ogni evenienza. Per questo un Paese con 5,5 milioni di abitanti ha un esercito di 12 mila unità che in tempo di guerra può contare su 290 mila soldati. Un terzo della popolazione adulta, circa 900 mila persone, ha ricevuto un addestramento militare e due volte all’anno viene organizzata una grande esercitazione sul territorio nazionale: si addestrano a sgomberare una città oppure, come successo qualche anno fa, l’intera Lapponia nord-occidentale — animali compresi — in 48 ore.

È in quest’ottica che a maggio il presidente Niinisto e la premier Sanna Marin hanno presentato la domanda d’adesione alla Nato, precisando che i benefici sarebbero per sì per Helsinki, ma anche per l’intera alleanza: con l’ingresso della Finlandia, potrebbe contare su un esercito forte per proteggere il fianco Est, quello più vicino alla Russia e quindi più a rischio. Alla base della domanda d’adesione c’era la preparazione e il pragmatismo rivendicato dai finlandesi. «Noi osserviamo le cose con la prospettiva dei 100 anni», ci aveva spiegato il ministro degli Esteri Pekka Haavisto. «Guardiamo 100 anni indietro e 100 verso il futuro». Proprio oggi, ha dichiarato Haavisto, l’Ungheria ha promesso di ratificare a febbraio la domanda di ammissione di Finlandia e Svezia, scatenando la reazione di Mosca. «Il loro ingresso nella Nato accelererà la militarizzazione della regione Artica», ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. La Turchia, pur avendo fatto registrare dei progressi, non ha invece ancora stabilito una data per ratificare la doppia domanda di ammissione.

In Ucraina, intanto, il presidente Volodymyr Zelensky nel suo ultimo messaggio notturno ha messo in guardia su nuove mosse da parte dei russi: a oriente la situazione è difficile — ha riconosciuto — e a sud potrebbero esserci sorprese da parte degli invasori. Al centro delle notizie resta sempre la compagnia di sicurezza russa Wagner. Gli Usa potrebbero «classificare» la società come gruppo terroristico, in questo modo — scrive Bloomberg — sarebbe possibile varare sanzioni ed eventuali confische di beni all’estero. Si tratterebbe soprattutto di un atto simbolico per accentuare la pressione sulla formazione di mercenari.Secondo informazioni raccolte dal sito Daily Beast, inoltre, la «ditta» avrebbe iniziato a reclutare elementi in Centrafrica: sarebbero dei detenuti, ribelli catturati durante le azioni anti-guerriglia.

Corriere della Sera, 30 novembre 2022

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