I russi continuano a scavare rifugi, linee elaborate di difesa. Stessa cosa fanno gli avversari. La guerra di trincea ricorda quella del primo conflitto mondiale ma anche il lungo confronto nel Donbass dopo il 2014. Il taccuino quotidiano parte da quest’aspetto per poi tornare al tema forniture.

Le difese

Le condizioni meteo invernali impongono pause e adattamenti. Gli schieramenti, in alcuni settori, privilegiano le protezioni «statiche», non hanno molta scelta. Bunker, nascondigli, camminamenti, postazioni fisse dove i soldati attendono sotto la neve, nel fango. È una tattica che può apparire superata ma che riserva qualche vantaggio. Dipende dalle fasi o dal momento, come sottolineano generali ed esperti. Questi sbarramenti vanno neutralizzati e superati dalla fanteria, missione che comporta un costo in uomini e mezzi. Rispetto alle cariche dissennate verso i reticolati ci sono novità importanti: il tiro più preciso dell’artiglieria, l’utilizzo di droni per spiare le posizioni e condurre attacchi con piccoli ordigni, gli equipaggiamenti migliori. Una volta c’era un moschetto e un elmetto. O poco più. I militari dovevano sfidare i nidi di mitragliatrici che falciavano le ondate umane. Cambiano i tempi, però vale sempre il concetto di scudo e lancia.

Anche i velivoli radiocomandati trovano ostacoli: dal fuoco da terra alle contromisure elettroniche. Un rapporto britannico sostiene che la sopravvivenza di questi mezzi è ridotta ad un numero esiguo di voli, il rischio che vengano abbattuti è alto. Gli osservatori lo hanno detto più volte: il generale Surovikin, comandante delle operazioni russe, ha interesse a «tenere» mentre schiera i riservisti. Crea densità sul terreno, preme dove riesce, come a Bakhmut, cerca piccoli successi. Nel confronto c’è poi la componente psicologica, il morale. È dura per chi è attestato nel fossato, in spazi angusti e «selvaggi»: ci sono il freddo, il cibo precario, le bombe dei nemici, l’attesa di un cambio, le divise fradice, le munizioni che non bastano. Le truppe di Mosca e Kiev — più le seconde che le prime — hanno già «provato» queste situazioni difficili negli anni scorsi, i veterani sono consapevoli ma oggi si trovano al loro fianco elementi meno esperti. E comunque l’esperienza è severa per tutti.

Le forniture

Le necessità di Kiev cambiano a seconda delle mosse avversarie. All’inizio la priorità andava a armi anti-carro e cannoni a lunga gittata, ora serve aumentare l’ombrello anti-aereo per tutelare le città e le infrastrutture diventate il bersaglio privilegiato dei raid della Russia. Gli Usa hanno spedito molto materiale e hanno appena annunciato un contratto con la Raytheon per la fornitura di sistemi Nasams. Il passo successivo coinvolge gli alleati. Washington cerca di convincere Paesi amici a cedere alcuni dei loro Nasams a Kiev. Attualmente questo modello è in dotazione a Ungheria, Lituania, Olanda, Norvegia, Spagna, Oman, Australia, Indonesia, Finlandia, Cile. L’iniziativa affianca i contatti con i governi europei/occidentali chiamati a rispondere all’appello: l’Italia potrebbe dare gli Aspide. Continua intanto ad allargarsi il piano di training. La Repubblica Ceca ha varato un programma di addestramento di 4 mila soldati ucraini da portare avanti nel 2023, con un corso di 5 settimane.

Corriere della Sera, 2 dicembre 2022

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