Budapest è uno degli snodi delle spie russe in Europa. Pochi giorni fa, le forze speciali ucraine hanno fermato un uomo al confine con l’Ungheria e hanno scoperto che aveva nascosto una chiavetta Usb nell’ano: conteneva informazioni classificate riguardanti la difesa, i servizi segreti (Sbu), l’intelligence militare (Gur), il movimento Azov, le basi, i depositi. Il compito del «corriere» — un ex dipendente del ministero dell’Interno ucraino — era secondo l’accusa di consegnarla al suo referente, probabilmente un funzionario in servizio con la rappresentanza diplomatica di Mosca nella capitale ungherese. L’ambasciata fa da pilone, ha 56 elementi accreditati, 10 in più rispetto allo scorso anno: può garantire appoggi, logistica e supporto. Per rendere l’idea, a Praga ci sono 6 diplomatici russi, a Varsavia 13, a Bratislava 3. Le spie russe di stanza a Budapest con copertura diplomatica operano molto probabilmente in Paesi limitrofi o in Stati Ue e Nato: in Ungheria possono avere alloggi sicuri, noleggiare auto con targhe locali, scambiare informazioni al riparo da orecchie indiscrete. Il Paese dipende dalle forniture energetiche da parte della Russia, ha margini di manovra ristretti e spesso adotta posizioni per nulla ostili verso il Cremlino, malgrado sia parte della Nato: ha un approccio permissivo verso l’attività di intelligence nemica e boicotta le sanzioni Ue. Budapest si è rifiutata di fornire armi a Kiev e ha fatto resistenza sull’adesione di Finlandia e Svezia all’Alleanza. Sono poi noti i rapporti con Sergey Naryshkin, capo dei servizi russi. Il figlio Andrey ha ottenuto con la famiglia il permesso di residenza ungherese e può spo-starsi nell’Ue. C’è stato un tenta-tivo di revocarglielo ma la mossa è stata bloccata da «influenze» politiche: Andrey Naryshkin ha legami con Antal Rogan, capo di Gabinetto di Viktor Orbán e supervisore per le agenzie di sicurezza. In passato ci sono state infiltrazioni da parte di hacker russi nei sistemi del ministero degli Esteri ungherese, incidenti mai resi pubblici dal governo. C’è il timore che gli agenti possano avere campo libero e sfruttare complicità. Budapest, del resto, rispetto ad altri Stati dell’Ue, non ha espulso gli 007 di Putin. Un segnale evidente.

Corriere della Sera, 3 dicembre 2022 (pag 3)

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