Sul taccuino militare segnali sparsi, con mosse dell’Ucraina sulla riva orientale del Dnipro e l’analisi dello spionaggio americano sull’andamento della crisi.

L’unità speciale ucraina Karlson ha compiuto un’incursione a bordo di gommoni lungo il fiume che nel sud di fatto divide i due schieramenti. I commandos sono sbarcati sulla sponda sinistra ed hanno innalzato la loro bandiera su una gru. Un’azione di sfida che serve anche come test per saggiare la zona. Un replay di quanto avvenuto nella penisola di Kinburn, a ovest di Kherson, con un sbarco di forze maggiore, manovra sulla quale sono circolate notizie contrastanti. La resistenza ha continuato a bersagliare da distante gli avversari che si sono attestati a 20-30 chilometri dal corso d’acqua. Gli invasori hanno invece ridato vigore agli attacchi nelle regioni orientali, segnalati bombardamenti intesi attorno a Kharkiv, Kramatorsk e Donetsk. Da tenere d’occhio le condizioni meteo: in alcune aree domina il fango ma in altre il terreno è ghiacciato e questo potrebbe agevolare l’intervento dei corazzati.

Intervenendo al Reagan Defense Forum a Simi, California, la direttrice dell’intelligence americana Avril Haines ha offerto alcuni spunti, valutazioni comunque caute.

1) I contendenti combattono ma intanto riorganizzano per riprendere l’iniziativa con maggiore vigore.

2) Gli occupanti consumano un alto numero di munizioni d’artiglieria (20 mila al giorno, secondo il Pentagono) e l’industria nazionale non riesce a tenere testa alla domanda. Infatti Mosca si è rivolta ad «amici» all’estero (la Nord Corea?). Aggiungiamo che anche la Nato ha un problema di scorte/forniture, Washington ha appena firmato contratto per la realizzazione di altri Himars e la Germania spedirà altri 7 Gepard con cannoncini anti-aerei (molto efficaci) ma saranno disponibili solo in primavera.

3) Washington è abbastanza ottimista sulle prospettive dell’Ucraina.

4) Il Cremlino è rimasto sorpreso dal comportamento delle truppe nella prima fase dell’invasione, ora il leader è consapevole della sfida che lo attende anche se non è chiaro fino a che punto abbia un quadro preciso.

A questo proposito sarà interessante vedere se realmente Vladimir Putin deciderà di compiere una visita nel Donbass. Il suo portavoce, Dmitri Peskov, ha parlato di questa ipotesi, un viaggio che avrebbe un significato anche politico per ribadire l’importanza nel controllo delle aree occupate. Intesa l’attività parallela di alti funzionari. Il ministro della Difesa Shoigu è volato a Minsk per firmare un nuovo accordo militare con la Bielorussia, Paese che svolge ruolo di retrovia e costringe Kiev a stare in guardia. Secondo alcune fonti, sarebbe attivo da tempo un centro riservato ai mobilitati russi nella località di Lyepyel. Il vice ministro della Difesa Alexander Fomin, invece, è stato a Teheran per colloqui con i vertici militari, contatti che riportano l’attenzione sulla vendita da parte dell’Iran di droni e missili.

Corriere della Sera, 4 dicembre 2022

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