Archivi categoria: Corriere della Sera

Due omicidi a sfondo razziale spaventano la Louisiana

Due omicidi, a distanza di due giorni e otto chilometri l’uno dall’altro, hanno rianimato le tensioni razziali di Baton Rouge, mai sopite dopo i disordini, e le vittime, dello scorso anno: nel luglio 2016, due settimane dopo l’omicidio del 37enne afroamericano Alton Sterling da parte di un poliziotto bianco, un cecchino nero aveva ammazzato tre poliziotti attirati in un’imboscata, prima di essere abbattuto a sua volta. Stavolta nella capitale della Louisiana, dove la popolazione è a maggioranza nera, a morire sono stati due afroamericani, uccisi da numerosi colpi di pistola esplosi da un’auto nelle notti di martedì e giovedì, mentre camminavano in strada: prima è toccato a un senzatetto 59enne, Bruce Cofield, poi al 49enne Donald Smart, padre di tre figli, colpito mentre si recava al lavoro in un cafe molto popolare fra gli studenti della Louisiana State University, il Luoie’s Cafe. In entrambi i casi l’assassino avrebbe sparato dalla vettura, per poi scendere e colpire ancora le vittime a terra. A legare i due omicidi, secondo la polizia, sono stati i bossoli, identici, ritrovati sui luoghi dei delitti, oltre all’automobile indicata da alcuni testimoni. Continua a leggere

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Irma, otto morti in una casa di riposo della Florida per l’assenza di aria condizionata

Otto ospiti di una casa di riposo di Hollywood, in Florida, sono morti e altri cento sono stati ricoverati in ospedale a causa di un’interruzione di corrente provocata dall’uragano Irma. Dopo il passaggio della tempesta — che ha lasciato al buio 6 milioni di persone in tutta la Florida, 3,7 dei quali ancora senza elettricità — l’edificio del Rehabilitation Center è rimasto infatti a lungo senza aria condizionata, provocando la morte immediata di tre pazienti: uno è deceduto durante il trasporto all’ospedale, mentre altri quattro sono morti al Memorial Regional Hospital. A dare l’allarme sono stati gli stessi pazienti, che hanno allertato i pompieri all’alba: all’arrivo, attorno alle 6.30 di questa mattina, i vigili del fuoco hanno riscontrato una temperatura particolarmente elevata all’interno della struttura e ne hanno ordinato l’immediata evacuazione. Secondo alcuni testimoni, però, i problemi all’interno della casa di riposo andavano avanti almeno da martedì pomeriggio. Continua a leggere

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Irma, perché i giornalisti americani sono costretti a stare in mezzo agli uragani

«Sono tua madre, entra dentro». Il messaggio, via Facebook, è arrivato domenica mattina al reporter del Washington Post Dalton Bennett, impegnato in Florida in collegamenti video all’aperto durante l’uragano Irma. Con ironia, Bennett ha immediatamente diffuso la preoccupazione della madre con un tweet diventato virale. «Quando stai coprendo un uragano e tua mamma ti vede in piedi in mezzo alla tempesta che aumenta», ha commentato, anche un po’ per esorcizzare la paura. Bennett non era tuttavia l’unico giornalista americano con un microfono in mano sotto la tempesta: mentre i venti aumentavano e il livello dell’acqua saliva in tutto il Sud della Florida, erano i decine i reporter che — come avviene da oltre cinquant’anni negli Stati Uniti — sfidavano le intemperie pur di fare il proprio lavoro, rischiando la vita e al tempo stesso di essere risucchiati dalle polemiche sui social media. «Perché i network televisivi sentono il bisogno di piazzare i propri giornalisti all’aperto?», si chiedeva un tweet di commento all’ennesimo video di un reporter che combatteva i venti di Irma. «Non è sicuro, date l’esempio». Continua a leggere

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Il primo Patriot Day di Trump

Il primo 11 settembre di Donald Trump trova un’America impaurita dalla violenza degli uragani, con il Texas che conta i danni dopo la distruzione di Harvey e la Florida che è alle prese con il passaggio di Irma. Nel suo primo discorso per l’anniversario di «una delle giornate più tragiche della storia americana», diffuso venerdì dalla Casa Bianca, Trump non ha dimenticato soccorritori e vittime di queste ultime tre settimane, lodando «lo spirito di servizio e sacrificio che gli americani hanno così nobilmente dimostrato l’11 settembre 2001 (qui le pagine dei giornali che raccontarono l’attacco), e che è evidente nell’incredibile risposta agli uragani Harvey e Irma». Per questo sedicesimo anniversario degli attacchi che causarono quasi tremila morti, come consuetudine, il presidente si è adeguato alla risoluzione del Congresso del dicembre 2001 e ha proclamato il «Patriot Day», la giornata del patriota americano in cui «partecipare ad attività di volontariato e beneficenza per rendere omaggio alle vittime del terrorismo». Continua a leggere

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Los Angeles cancella il Columbus Day: «Celebrazione di un genocidio»

L’ondata di revisionismo storico che ha colpito gli Stati Uniti abbattendo statue e simboli confederati in tutto il Paese non ha risparmiato la celebrazione del Columbus Day a Los Angeles. Dopo la decapitazione di un busto a Yonkers e la possibile rimozione di una statua a New York, ieri il consiglio comunale della città californiana ha deciso, con quattordici voti favorevoli e appena uno contrario, l’abolizione della festa nazionale dedicata a Cristoforo Colombo, che sarà rimpiazzata da una giornata per commemorare «le popolazioni indigene, aborigene e native» vittime del genocidio — affermano gli attivisti che hanno sostenuto l’iniziativa — commesso dal navigatore genovese: un gesto che, secondo la mozione promossa nel novembre 2015 dal consigliere comunale Mitch O’Farrell, discendente della tribù Wyandot, si allinea all’esempio di numerose città americane, fra cui Seattle, Albuquerque e Denver, e, soprattutto, «ristabilisce la giustizia», ma contro cui si sono battute le organizzazioni italoamericane, che con il Columbus Day, il secondo lunedì d’ottobre, celebrano la propria eredità culturale. Continua a leggere

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La difficile estate di Cristoforo Colombo: decapitato un busto a New York

Quella di Cristoforo Colombo, negli Stati Uniti, è stata un’estate tormentata, culminata ieri a Yonkers, città-sobborgo di 200 mila abitanti appena a Nord di New York, lungo il fiume Hudson, con la decapitazione di un busto in gesso che vegliava sul Columbus Memorial Park. A rinvenire i resti della testa spaccata in due, non lontano dal piedistallo, è stato un passante italoamericano, che ha immediatamente avvertito la polizia. «Condurremo un’indagine accurata, e vedremo cosa uscirà fuori», ha affermato alla stampa il commissario di Yonkers Charles Gardner, poco dopo il ritrovamento. Non è la prima volta che Colombo si ritrova vittima dei vandali a Yonkers: dodici anni fa la statua in bronzo che originariamente adornava il parco cittadino fu rubata e mai ritrovata. Stavolta, però, il navigatore genovese è stato trascinato nella guerra delle statue che sta funestando gli Stati Uniti, e che si è intensificata dopo i tragici scontri di Charlottesville in cui hanno perso la vita tre persone: il movimento contro il suprematismo bianco, che inizialmente si limitava ai monumenti di generali e soldati confederati nel Sud degli Stati Uniti, improvvisamente si è esteso in tutti gli Stati Uniti, prendendo di mira i «simboli d’odio e di divisione razziale» e finendo per coinvolgere Italo Balbo a Chicago e lo stesso esploratore genovese. Continua a leggere

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«Ricordiamo Kim Wall per il suo lavoro, non per come è morta»

Due giorni fa, sulle rive dell’isola di Amager, in Danimarca, è stata rinvenuta una parte del corpo della giornalista freelance svedese Kim Wall, 30 anni, uccisa l’11 agosto a bordo del sottomarino costruito da un celebre inventore danese, Peter Madsen, che nelle ultime due settimane ha fornito versioni contrastanti della vicenda ed è ora in carcere con l’accusa di omicidio. I dettagli più atroci e inquietanti della storia continuano a essere pubblicati ogni giorno sui giornali di tutto il mondo — il direttore del principale quotidiano locale, Politiken, l’ha definito «il più spettacolare caso di omicidio della storia danese» — ma gli amici e la famiglia chiedono che Wall — una giornalista vivace e brillante, laureata alla London School of Economics e alla Columbia di New York — sia ricordata per il suo lavoro, e non per la sua tragica morte.

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