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Russiagate, la difesa di Kushner: «Con la Russia 4 contatti innocui»

Oggi e domani Jared Kushner testimonierà a porte chiuse davanti alle commissioni intelligence di Camera e Senato, avviando una settimana intensa che potrebbe segnare una svolta nel Russiagate che da mesi turba Donald Trump. Nel frattempo, il genero del presidente americano — uno dei consiglieri più influenti dell’amministrazione — ha presentato una dichiarazione scritta di undici pagine in cui parla per la prima volta dei contatti — che definisce «innocui» — avuti con funzionari russi durante la campagna elettorale e nei due mesi di transizione, quelli in cui Trump si preparava a prendere i mano il Paese. Nella lettera, Kushner ha anche negato decisamente di aver discusso con l’ambasciatore russo a Washington Sergei Kislyak della possibilità di instaurare un «canale segreto» con il Cremlino per evitare eventuali intercettazioni. «Non ho proposto alcun canale segreto, né ho suggerito forme di comunicazione riservate con l’amministrazione», ha affermato Kushner. «Non ho neanche avanzato la possibilità di usare l’ambasciata o qualsiasi altro edificio russo per alcun proposito, al di là di quell’unico confronto durante il periodo di transizione». Continua a leggere

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Usa, il senatore John McCain ha un grave tumore al cervello

Soltanto pochi giorni fa, i problemi di salute di John McCain sembravano soprattutto una questione politica: l’operazione a cui il senatore dell’Arizona si era sottoposto alla Mayo Clinic di Phoenix per rimuovere un coagulo di sangue dall’occhio sinistro aveva costretto i repubblicani a rimandare il voto in Senato sulla riforma sanitaria che avrebbe dovuto sostituire l’Obamacare, naufragata poi a causa delle defezioni che hanno fatto mancare la maggioranza al testo voluto dalla Casa Bianca. Dagli esami successivi all’operazione, invece, è emerso che il popolare senatore ottantenne — che sfidò Barack Obama per la presidenza nel 2008 e che ha guidato la resistenza repubblicana contro Donald Trump — ha una «grave e aggressiva» forma di tumore al cervello, un glioblastoma evidenziato da alcuni test effettuati su campioni di tessuto. Lo stesso che ha ucciso il senatore Ted Kennedy nel 2009. Continua a leggere

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Trump e Putin hanno avuto un incontro segreto al G20 di Amburgo

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avuto un incontro segreto di un’ora con il collega russo Vladimir Putin a margine del G20 di Amburgo del 7 e 8 luglio: quello stesso giorno i due avevano già avuto un altro colloquio pubblico di oltre due ore, il primo — atteso — bilaterale che fu ampiamente raccontato dai media. Secondo quanto ha raccontato un anonimo funzionario dell’amministrazione americana al Washington Post, l’incontro privato è avvenuto durante la cena dei leader del G20 in riva al fiume Elba: al momento dei dessert, Trump ha lasciato il proprio posto per sederci accanto a Putin. Entrambi i leader erano soli, fatta eccezione per l’interprete del presidente russo che sarebbe stato l’unico tramite fra i due leader: alla cena, infatti, Trump era seduto vicino al primo ministro giapponese Shinzo Abe e per questo aveva portato soltanto un traduttore dal giapponese all’inglese. Un dettaglio, quello dell’interprete, che ha immediatamente rinvigorito le polemiche sui rapporti con la Russia, e che si somma al fatto che i giornalisti al seguito della Casa Bianca non furono informati del colloquio come normalmente avviene: l’univa versione esistente di quella conversazione, infatti, è quella riportata dallo stesso Trump al proprio staff. Continua a leggere

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Matrimonio da favola, ma senza invitati: in America dilaga l’«elopement»

La pressione di un matrimonio tradizionale può essere spesso difficile da gestire per una coppia: le imposizioni o l’opposizione delle famiglie di origine, la scelta degli invitati, la spesa ingente, la cura dei dettagli e, perché no, la paura del confronto con altre cerimonie. Per questo, ma non solo, si è diffusa negli anni la cultura dell’elopement, il matrimonio celebrato di nascosto e da soli, o al massimo con un pugno di invitati chiamati a condividere il grande giorno con gli sposi. Ma i tempi cambiano e, scrive il New York Times, «sono passati i giorni in cui elopement significava quasi sempre una corsa improvvisa al municipio cittadino. Oggi il matrimonio segreto è molto spesso pianificato nei dettagli dalle coppie, che organizzano cerimonie costose con mesi di anticipo: cercano scenari da sogno, il vestito perfetto, un fioraio in grado di realizzare il bouquet giusto e un fotografo che scatti una foto da condividere». Continua a leggere

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Donald Trump visto dagli altri

Sebbene sia entrato alla Casa Bianca soltanto da cinque mesi, la presidenza di Donald Trump ha già avuto un impatto rilevante nella visione che il resto del mondo ha degli Stati Uniti. È quanto rileva una ricerca del Pew Research Center pubblicata lunedì, che evidenzia come le politiche e le promesse elettorali del presidente americano siano ampiamente impopolari in tutto il pianeta e abbiano influenzato negativamente (e in tempi rapidi) l’opinione che 37 Paesi in tutto il mondo hanno nei confronti degli Stati Uniti. Secondo l’analisi del think thank indipendente con sede a Washington – che ha intervistato oltre 40 mila persone – a livello globale soltanto il 22 per cento degli intervistati ritiene che Trump sarà in grado di prendere le giuste decisioni in politica estera mentre, sul finire della sua presidenza, Barack Obama si attestava invece al 64 per cento. Oltre ai Paesi africani, che in generale hanno fiducia in Trump, picchi di approvazione si registrano solamente in Russia (53 per cento), Filippine (69 per cento), Vietnam (58 per cento) e Israele (56 per cento). La fiducia è invece molto bassa in Medio Oriente, dove – nonostante l’approvazione di Israele – la mediana si attesta al 15 per cento; in Centro e Sud America, dove la mediana è al 14 per cento trainata dal 5 per cento messicano; e in Europa, dove la fiducia mediana è al 18 per cento. Se però Spagna, Svezia, Germania e Francia si attestano fra il 7 e il 14 per cento, in Italia il 25 per cento degli intervistati ha fiducia in Trump: un dato che la avvicina alle posizioni dei Paesi dell’Est Europa interpellati, Ungheria e Polonia, che sono rispettivamente al 23 e al 29 per cento. Continua a leggere

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I tredici uomini che decideranno il futuro sanitario delle donne

«Dieci o vent’anni fa, il fatto che tredici uomini avrebbero deciso a porte chiuse il destino sanitario delle donne americane – tagliando i finanziamenti a organizzazioni che proteggono la loro salute come Planned Parenthood e togliendo a milioni di esse l’assistenza sanitaria – sarebbe sembrato la politica di un’era ormai alle spalle. Oggi, a metà del 2017, sembra piuttosto un deja vu». Mentre i repubblicani si preparano al voto sulla riforma sanitaria che dovrebbe sostituire l’Obamacare, il Guardian racconta così la presa di posizione di gruppi femministi e senatrici contro il dominio maschile nel dibattito politico, incarnato alla perfezione dal gruppo di tredici repubblicani che hanno stilato la riforma in Senato. Continua a leggere

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Gli effetti della sconfitta in Georgia sul partito democratico americano

Le elezioni suppletive generalmente non contano granché, ma quelle che si sono tenute martedì in Georgia erano la classica eccezione: non è un caso se sono diventate più costose della storia per un seggio alla Camera, con gran parte dei soldi arrivati da fuori dello Stato. Nel Sesto distretto, in mano ai repubblicani da quasi quarant’anni, una vittoria dei democratici, guidati dal trentenne Jon Ossoff, avrebbe significato un duro colpo a Trump, finendo per influenzare direttamente anche il voto sulla controversa riforma sanitaria del presidente in discussione al Congresso. Alla chiusura dei seggi, invece, a festeggiare erano i sostenitori dalla sua avversaria, la repubblicana Karen Handel. Ad aiutarla è stata anche la narrativa della sfida: per i democratici si trattava di un referendum su Trump, per i repubblicani era un semplice confronto fra una conservatrice e un liberal. Ossoff ha perso nonostante nel distretto l’approvazione di Trump sia appena al 35%, ma ha ottenuto comunque un buon risultato riducendo il margine fra i due schieramenti. Eppure, notava David Axelrod martedì notte, in politica non si vincono premi arrivando secondi. Continua a leggere

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