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Recensione di Elegia americana

J.D. Vance è nato in una cittadina dell’Ohio cresciuta attorno a un’acciaieria, che non ha fatto altro che perdere posti di lavoro e speranza. La storia semplice della sua famiglia hillbilly – comunità bianche e povere, spesso devastate da dipendenze e disoccupazione – racconta gli incubi della classe operaia, che prima riempiva le fabbriche e ora cova soltanto una grande rabbia. Quella che porta all’elezione di Trump, che pure nel libro non viene mai nominato.

Sette, 27 luglio 2017

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L’America ritrova la strada

Cinque anni fa, percorrendo le strade della grande provincia americana, non era difficile imbattersi nella rabbia dei pensionati che avevano aspettato tutta la vita il momento di mettersi in macchina e scoprire il continente ma che, a causa del prezzo della benzina, non potevano più permettersi di realizzare il proprio sogno. «Non vedevo l’ora di andare in pensione per girare il Paese», ci raccontava all’epoca Bob, un neo pensionato sessantenne di Birmingham, Alabama, intento ad appendere alla recinzione della sua casa un cartello elettorale del repubblicano Newt Gingrich, che sperava di diventare presidente promettendo carburante a 2,50 dollari al gallone. «Ora ci sono arrivato, ma con la benzina così cara non posso più permettermelo. Ho persino messo in vendita il camper». Era il 2012 e Bob addossava a Obama – che si opponeva all’oleodotto Keystone che avrebbe dovuto pompare greggio dai giacimenti del Canada fino alle raffinerie del Texas – la responsabilità di quel sogno infrantosi alla pompa di benzina dietro casa. Quell’anno il prezzo medio di un gallone a livello nazionale arrivò a 3,60 dollari, un record assoluto che ebbe conseguenze trasversali su generazioni e classi sociali e che, soprattutto nelle aree rurali, spinse l’elettorato repubblicano a giurare fedeltà a qualsiasi candidato avesse promesso di trivellare ogni angolo del Paese alla ricerca di un’indipendenza energetica che avrebbe restituito alla strada quegli aspiranti viaggiatori disillusi. Continua a leggere

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Recensione di The Americans

La serie creata e prodotta dall’ex agente della Cia Joe Weisberg è un trattato di psicologia sulla vita da spia. Oltre a essere i tipici genitori americani alle prese con l’adolescenza dei due figli, Elizabeth e Philip Jennings sono agenti del Kgb sotto copertura, di stanza nei sobborghi di Washington negli anni Ottanta, che saltano – apparentemente senza difficoltà – da una crisi familiare a un’operazione di spionaggio. Chi sono, però, i veri americani? I figli, divisi fra dilemmi e videogiochi, o i genitori, che hanno costruito la propria (doppia) vita in un Paese nemico?

Sette, aprile 2017

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