Il ritorno di Mitt Romney: si candida al Senato e sfida Trump

Durante le elezioni era stato il principale oppositore di Donald Trump all’interno del partito repubblicano, insieme a John McCain. Ora Mitt Romney, che a marzo compirà 71 anni, tornerà in politica per guidare il fronte anti trumpiano dei repubblicani in Congresso: il ritiro di Orrin Hatch — l’83enne senatore dello Utah che ha passato a Washington 42 anni, il più longevo nella storia fra i repubblicani — ha aperto la strada all’ex candidato alla presidenza, che agli amici ha confermato la propria volontà di correre alle elezioni di metà mandato del 6 novembre. L’annuncio ufficiale non è ancora arrivato, ma il ritiro di Hatch e la confessione dello stesso Romney l’hanno reso una pura formalità. In uno Stato estremamente conservatore ed eticamente a disagio con la condotta morale di Trump — che qui, nel 2016, ha ottenuto appena il 45 per cento delle preferenze, il minimo da 25 anni per un candidato repubblicano — Romney troverà infatti la strada spianata per una resurrezione politica che potrebbe persino portarlo, nel 2020, a sfidare il presidente in carica candidandosi alla Casa Bianca per la terza volta. Oppure, e sarebbe comunque un ruolo delicato, a caricarsi sulle spalle quella parte del partito repubblicano che non si è lasciata conquistare dalla politica urlata di Trump, guidando l’opposizione interna: con la malattia di McCain, d’altronde, è rimasto l’unico ad avere il peso necessario per opporsi al presidente. Una terza possibilità, altrettanto intrigante, è che Romney segua l’esempio di Hatch, giocando da alleato per guadagnarsi fiducia e accesso al presidente, in modo da poter intervenire sulle politiche.

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Homer contro Charlie

Uno è rozzo e buffo, l’altro dolce e timido. Uno ha pronosticato l’elezione di Donald Trump; l’altro, potendo, avrebbe fatto campagna per Bernie Sanders. Meglio Homer Simpson o Charlie Brown? Due giornalisti del Corriere della Sera si confrontano, provando a immedesimarsi nei due campioni americani dei fumetti.

di Paolo Baldini e Andrea Marinelli

PAOLO BALDINI Doppia effe moltiplicata per tre. Buffo, goffo, gaglioffo. Perché, caro Andrea, sto dalla parte di Homer Simpson? Perché fa parte della maggioranza silenziosa, benché rumorosa. Perché quell’incompetente, scansafatiche, gran giocatore di bowling, rappresenta l’aspetto più primordiale, brutale, minimale dell’America. Perché è un modello negativo da cui si può imparare molto, perché ha tutti i difetti, e anche di più, dell’uomo qualunque. Uno sconfitto inconsapevole, dunque felice.

ANDREA MARINELLI Good grief caro Paolo, misericordia: ma che mondo sarebbe se fossimo tutti Homer Simpson e non esistesse un Charlie Brown a spiegarti che stiamo andando nella direzione sbagliata? Charlie ti guarda con quegli occhi anche troppo consapevoli, con le sopracciglia malinconiche, e ti aiuta a superare le difficoltà della vita. È la ragione in un’America folle. A lui, in fondo, bastano poche parole per dire la verità: quella che conoscono tutti i bambini e che gli adulti, troppo spesso, ignorano.
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È morta a 27 anni Erica Garner, attivista di Black Lives Matter

È morta a 27 anni Erica Garner, attivista e organizzatrice di Black Lives Matter che aveva scelto l’impegno politico per chiedere giustizia sul decesso del padre Eric, ucciso nel luglio 2014 a 43 anni da un agente di polizia a Staten Island, New York. Garner — madre di una bambina di otto anni e di un bimbo di quattro mesi, chiamato Eric in ricordo del nonno — era stata ricoverata una settimana fa in seguito a un infarto causato da un attacco d’asma e tenuta in coma farmacologico indotto, ha spiegato la madre Esaw Snipes al New York Times, specificando che la figlia aveva scoperto problemi cardiaci durante l’ultima gravidanza.

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Usa, Kellyanne Conway scelta per combattere la crisi degli oppioidi

Dopo aver condotto Donald Trump alla Casa Bianca, diventando la prima donna a dirigere la campagna elettorale di un presidente degli Stati Uniti, Kellyanne Conway è stata scelta dall’amministrazione per guidare la battaglia contro gli oppioidi, un’epidemia che — secondo i dati del Centers for Disease Control and Prevention — solo nel 2016 ha causato 65 mila morti negli Stati Uniti, più di quanti ne abbiano provocati gli incidenti d’auto o le armi da fuoco, uccidendo 142 americani al giorno. Donna coriacea e intraprendente, inventrice del celebre concetto dei «fatti alternativi» nell’epoca delle fake news presidenziali, nel suo nuovo ruolo Conway «coordinerà e guiderà gli sforzi della Casa Bianca per fermare la crisi degli oppioidi». La nomina, annunciata mercoledì dal ministro di Giustizia Jeff Sessions, è stata tuttavia immediatamente contestata: il suo passato di sondaggista e campaign manager e la assoluta mancanza di esperienza, sostengono i critici, non la aiuteranno di certo in ruolo così cruciale. Eppure c’è chi ritiene che, essendo una figura di rilievo nell’amministrazione, molto vicina al presidente, l’investitura di Conway sia un segnale importante lanciato dall’amministrazione. «È una crisi spaventosa, i tassi di morte sono impressionanti, ma riusciremo a invertire la corrente», ha spiegato Sessions durante la conferenza stampa, annunciando anche lo stanziamento di 12 milioni di dollari e l’apertura di un ufficio della Dea a Louisville, in Kentucky, per intervenire sulla crisi nella regione degli Appalachi, la più colpita del Paese.

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L’ultimo desiderio di Joan Didion, fra la Cia e il Nicaragua

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Elezioni Usa, i democratici ripartono dall’anti-casta (e dal gender)

Le numerose vittorie dei candidati progressisti alle elezioni del 7 novembre non sono un sufficiente indizio di ripresa per il partito democratico a livello nazionale. Eppure dai seggi elettorali di tutto il Paese sono arrivati segnali difficili da ignorare: a trionfare sono stati numerosi candidati non convenzionali e alle prime armi, e a generare le loro vittorie sono state spesso quelle politiche identitarie ritenute alla base dello storico fallimento di Hillary Clinton dello scorso anno. L’affermazione più significativa è stata senza dubbio quella della candidata transgender che ha sconfitto il sedicente «capo degli omofobi» Bob Marshall, il deputato repubblicano che sosteneva una legge che avrebbe limitato l’uso dei bagni pubblici alle persone transgender: a 33 anni, Danica Roem, ex giornalista e cantante in una band metal, è stata eletta alla Camera della Virginia, diventando la prima deputata statale apertamente transgender d’America.

Quella di martedì è stata una giornata memorabile per l’intero movimento transgender, grazie anche ai due candidati entrati nel consiglio comunale di Minneapolis, in Minnesota. «Le persone hanno detto no all’odio, e sì all’amore», ha affermato nel suo discorso della vittoria Andrea Jenkins, poeta e storica 56enne che ha effettuato la transizione oltre vent’anni fa ed è diventata ora la prima donna nera apertamente transgender eletta in America. Insieme a lei, nel municipio di Minneapolis è entrato anche Phillipe Cunningham, uomo transgender di 29 anni che ha sconfitto il presidente del consiglio comunale Barb Johnson. «Nessuno dei due ha reso la propria identità di genere un elemento centrale della campagna elettorale», ha specificato il St. Paul Pioneer Press, eppure Jenkins ha festeggiato sostenendo che le loro vittorie «incoraggeranno i giovani transgender a lottare».

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Madonna canta Elliott Smith, e i vent’anni di Will Hunting

«Giocherò mai nella Nba?», chiedeva Minnie Driver a una palla di vetro, una di quelle con la neve finta dentro, mentre in un letto di Boston si lasciava andare all’amore energico e turbolento che stava nascendo con Matt Damon. «È stato deciso così», si rispondeva da sola, prima di lottare con i baci del «good» Will Hunting e con il suo universo circoscritto a una South Boston operaia e violenta. «Non ho mai visto casa tua. Quando mi presenterai i tuoi amici? E i tuoi fratelli?». Era il 1997, e ad accompagnarli c’erano la voce malinconica e la chitarra di Elliott Smith, che cantava «Between the Bars»: fu quella scena a strapparlo all’improvviso dall’anonimato, ma non ai fantasmi della depressione che lo avrebbe portato al suicidio sei anni dopo, con un’unica coltellata al cuore. Continua a leggere

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