Qual è il Paese più antipatico d’Europa? Nel Vecchio continente sono (quasi) tutti d’accordo

Qual è il Paese che vi sta più antipatico in Europa, quello a cui non vorreste dare nessun aiuto finanziario durante una crisi economica? È una delle domande che un sondaggio effettuato da YouGov per conto dello European University Institute di Fiesole ha posto a 21 mila cittadini di 14 Paesi europei, Regno Unito compreso. Per l’Italia la risposta è (quasi) scontata: la Germania (c’è una forbice di 13 punti percentuali fra chi aiuterebbe i tedeschi e chi non lo farebbe mai, a favore dei secondi ovviamente) e il Regno Unito (dove il margine si riduce però a 2 punti). La sorpresa, forse, arriva a parti invertite. Fra i 14 Paesi interpellati, gli unici che non ci tenderebbero la mano sono i finlandesi (9 punti), che però sono anche i meno generosi del continente e non aiuterebbero quasi nessuno: Spagna, Slovenia, Grecia, Slovacchia, Polonia, Bulgaria, Cipro, Malta, Romania, Lussemburgo, Ungheria e Regno Unito, per fermarci ai confini europei. Anche gli olandesi, nonostante l’estenuante trattativa sul Recovery Fund, non avrebbero dubbi nei nostri confronti, e non è una generosità scontata: greci, slovacchi, bulgari, ciprioti, romeni, ungheresi e britannici non potrebbero certo contare sul loro aiuto.

Oltre ai finlandesi, i meno disponibili sono i cittadini ungheresi (non darebbero aiuti a Portogallo, Estonia, Irlanda, Francia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Olanda, Germania, Cipro, Lussemburgo e Gran Bretagna), i francesi (Estonia, Croazia, Slovenia, Slovacchia, Lituania, Cipro, Romania, Ungheria e Gran Bretagna) e i greci (Belgio, Danimarca, Finlandia, Svezia, Lussemburgo, Ungheria, Gran Bretagna e Germania). Ecco, se c’è una certezza, in Europa, è che i greci non darebbero un euro ai tedeschi: il margine, in questo caso, è di 36 punti, il più alto del continente. Un’antipatia che non risale solo alla drammatica crisi greca: come ha raccontato Federico Fubini nel 2017, già dall’inizio degli anni Duemila il servizio federale di intelligence della Germania, avrebbe spiato centinaia di obiettivi in Grecia. «Le intercettazioni sull’agenzia del debito sarebbero partite nel 2001, quando la Grecia entra nell’euro sulla base di conti pubblici che si sarebbero poi rivelati falsi», scrive Fubini. «Quelle sul Parlamento di Atene risalirebbero al 2002» Cinque anni fa, invece, Atene ha chiesto 279 miliardi di euro di risarcimento a Berlino per l’occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. E questo solo per restare agli ultimi anni.

I più generosi sono i romeni, i polacchi e i danesi — aiuterebbero tutti i Paesi europei — seguiti poi dalla Spagna, dalla Germania e dalla Lituania che fornirebbero soldi a tutti tranne che al Regno Unito. Sarà la Brexit, sarà un raro slancio di unità e orgoglio continentale, ma i più antipatici sembrano essere proprio i sudditi di sua maestà: oltre ai «grandi benefattori» polacchi, danesi e romeni, potrebbero contare soltanto sulla solidarietà degli svedesi. Loro, invece, aiuterebbero tutti: tanto perfida, insomma, non dev’essere questa Albione.

Corriere della Sera, 4 agosto 2020

Coronavirus, Trump: «Abbiamo meno morti del resto del mondo». E il giornalista lo smentisce: «Non è vero»

«Siamo più bassi del resto del mondo», ha affermato ieri Donald Trump durante un’intervista video, riferendosi alle statistiche del coronavirus. «Cosa?», risponde interdetto il giornalista di Axios Jonathan Swan, che da cinque anni segue l’attuale presidente degli Stati Uniti. Lo scambio, caricato su Twitter dal sito specializzato in politica americana, è stato visualizzato oltre 6,4 milioni di volte in poche ore. Per giustificarsi, Trump fornisce al reporter una serie di tabelle, che mostrano come il suo Paese stia performando meglio dell’Unione europea e del resto del pianeta. A quel punto Swan capisce: i grafici evidenziano il numero di vittime americane in rapporto ai contagi, non in proporzione alla popolazione. Due indicatori totalmente diversi: il primo è sanitario, ovvero dipende da come si curano i pazienti, il secondo decisamente più politico, basandosi sulla prevenzione. «Qua — nel rapporto con la popolazione — gli Stati Uniti stanno andando malissimo, peggio della Corea del Sud, della Germania…».

Trump resta spiazzato per un attimo, poi afferra nuovamente le tabelle. «Non puoi farlo, devi guardare al rapporto con i contagi», ribatte il presidente. E Swan risponde: «Perché no? Prendiamo la Corea del Sud: 51 milioni di abitanti e 300 morti», spiega. «Questo non puoi saperlo, non puoi saperlo», sostiene allora Trump. «Pensi che mentano sulle statistiche?», chiede Swan. «Abbiamo ottimi rapporti, ma non puoi saperlo», risponde il presidente, che offre di nuovo le tabelle stampate al giornalista. «Siamo ultimi, guarda. E abbiamo tanti casi perché facciamo test. Non stai riportando la situazione correttamente Jonathan, guarda quest’altra tabella: siccome facciamo più test, abbiamo più casi. Siamo i migliori, Jonathan, i migliori».

Al che, Swan risponde: «Se i ricoveri ospedalieri e le morte stessero calando, direi che è fantastico e meriteresti di essere lodato, ma invece crescono tutti: 60 mila americani sono in ospedale». L’ultimo scambio è sulle vittime. «Muoiono mille persone al giorno», afferma Swan, e Trump ribatte: «Le morti sono calate molto». Eppure, dice il giornalista, stanno risalendo. «No stanno calando: in Arizona, in Florida, in Texas». Swan allora guarda il presidente: «Stanno calando in Florida?», chiede. «Sì sono livellati e stanno calando, questo è quello che dice il rapporto che ho ricevuto ieri», risponde Trump. Qui, non c’è dubbio, il trend settimanale lo smentisce: nell’ultima settimana le vittime sono aumentate del 14%.

Corriere della Sera, 4 agosto 2020

A Microsoft 45 giorni per chiudere con TikTok

Dopo aver minacciato di vietare TikTok negli Stati Uniti, Donald Trump ha dato il via libera a Microsoft per trattare l’acquisizione della app di video cinese molto popolare fra giovani e adolescenti. Ieri il presidente si è espresso pubblicamente per la prima volta, confermando che negli Stati Uniti TikTok chiuderà il 15 settembre a meno che Microsoft o un’altra azienda americana non la rilevi, come suggerito dalla Commissione sugli investimenti stranieri negli Stati Uniti. L’amministrazione Trump e i parlamentari di entrambi gli schieramenti temono infatti che la app, essendo come tutte le aziende della repubblica Popolare obbligata a rispondere al governo, potrebbe fornire accesso a una vasta quantità di dati degli utenti americani e comportare una minaccia alla sicurezza nazionale. Inizialmente, il presidente aveva seguito il consigliere economico Peter Navarro, dicendosi contrario all’acquisizione, ma è stato scoraggiato dalla probabile battaglia legale e dal possibile contraccolpo di popolarità fra i giovani.

Corriere della Sera, 4 agosto 2020 (pagina 16)

A Portland va sempre peggio: grida e ferite delle mamme in prima linea

L’amministrazione Trump sta trattando lo sgombero di Portland con le autorità locali, ma intanto le immagini che arrivano dall’Oregon sono agghiaccianti, scene da guerra civile: sul centro cittadino la sera si alza una nuvola di gas lacrimogeni che i manifestanti, armati di soffiatori di foglie, respingono al mittente. Gli agenti federali – chiamati ufficialmente a difendere il tribunale – caricano però senza discriminare, colpendo anche il muro delle mamme che protesta pacificamente.

Un thread pubblicato su Twitter dall’attivista Amy Sisking mostra nell’ordine:

  • tre agenti in divisa mimetica che, manganello alla mano, immobilizzano a terra una donna che non oppone grossa resistenza;
  • il muro con magliette gialle e caschi da bici che viene minacciato dagli agenti e colpito dai lacrimogeni sparati a distanza ravvicinata;
  • una donna con il naso sanguinante che urla “non respiro” mentre viene immobilizzata a terra da due agenti che le tengono il manganello sulla schiena;
  • L’immagine di una donna portata via da un agente: di lei, scrive Siskind, non si è più saputo niente;
  • Una donna di 41 anni, madre di tre bambini, ferita alla fronte da quello che, probabilmente, era uno dei “proiettili non letali” sparati dai federali (qui la foto, con l’avvertimento che la visione è sconsigliata a chi è impressionabile). Non ha avuto danni cerebrali né al cranio, eppure quel buco sulla fronte racconta parecchio di ciò che sta avvenendo oggi negli Stati Uniti.

Corriere della Sera, 29 luglio 2020 (Newsletter AmericaCina)

Biden sceglierà la vice la prossima settimana

Forse ci siamo: ieri Joe Biden ha dichiarato che la scelta della sua vice, la donna che lo accompagnerà nella corsa alla Casa Bianca, è vicina. «Prenderò una decisione nella prima settimana di agosto e prometto che ve lo farò sapere immediatamente», ha detto ai giornalisti subito dopo aver pronunciato un discorso sull’eguaglianza razziale. Lunedì, mentre a Capitol Hill rendeva omaggio a John Lewis, l’ex vice di Obama è stato visto parlare la deputata della California Karen Bass, suscitando — ovviamente — i pettegolezzi della stampa (qui lo speciale).

Corriere della Sera, 29 luglio 2020 (Newsletter AmericaCina)

Coronavirus, i Trump «censurati» da Twitter: disinformazione sulla clorochina

Trump, Twitter e l’idrossiclorochina: sul social network si sono incrociate due delle battaglie più sentite dal presidente degli Stati Uniti in questa pandemia, quella a favore del farmaco antimalarico e quella contro la presunta censura perpetrata da Big Tech per influenzare le elezioni. Tutto è cominciato martedì, quando Donald Trump Jr. è stato «limitato» da Twitter per 12 ore dopo aver condiviso un video che metteva in dubbio «la narrativa comune» e sosteneva i benefici della clorochina: rilanciato dal sito dell’ultradestra Breitbart, il video mostrava persone in camice da laboratorio — autoproclamatisi «dottori americani in prima linea» — che non solo sponsorizzavano l’antimalarico, ma sminuivano l’efficacia della mascherina e del lockdown per contenere il coronavirus.

Per il social network, il figlio del presidente si è reso colpevole di dichiarazioni false e potenzialmente pericolose, «una violazione delle politiche sulla disinformazione» adottate da Twitter che gli è costata una squalifica a tempo, ma non la chiusura dell’account. «Big Tech vuole uccidere la libertà d’espressione online, è l’ennesimo tentativo di commettere interferenze elettorali e reprimere le voci repubblicane», ha sostenuto il portavoce del giovane Trump, Andrew Surabian, criticando la decisione di Twitter.

Il video — che nel frattempo è stato visualizzato milioni di volte ed è stato bloccato anche da Facebook e YouTube — aveva ricevuto però un retweet dal presidente, cancellato per lo stesso motivo. Sull’account di Trump, tuttavia, appariva soltanto un avviso — «Questo tweet non è più disponibile» — ma nessuna limitazione. Secondo le regole di Twitter — che negli ultimi due mesi ha cominciato a fare fact-checking alle affermazioni del presidente — la differenza è una sola, ma sostanziale: Trump aveva rilanciato un tweet altrui, il figlio lo aveva condiviso personalmente. «Per questo», ha spiegato un portavoce ad AbcNews, «l’azienda non ha adottato le stesse misure, ma si rifarà sul titolare dell’account su cui è stato pubblicato il video».

Corriere della Sera, 29 luglio 2020 (pagina 15)

L’attraversamento finale di John Lewis

A distanza di 55 anni, John Lewis ha attraversato per l’ultima volta l’Edmund Pettus Bride di Selma, in Alabama. Nel marzo del 1965 lo fece alla testa di 600 manifestanti: le truppe statali aggredirono la folla, trasformando quella giornata nella «bloody Sunday» e in un emblema dell’insensatezza della segregazione razziale. Ieri, avvolta in una bandiera a stelle e strisce, la salma del deputato della Georgia — un eroe americano dei diritti civili, morto il 17 luglio a 80 anni — è stata trasportata lungo il ponte Pettus da una carrozza trainata da cavalli, fra petali rossi di rosa: un’immagine che l’Atlanta Journal-Constitution ha definito «un’attraversamento finale che porta una giustizia poetica».

Corriere della Sera, 27 luglio 2020 (Newsletter AmericaCina)

Washington e Pechino possono eludere la trappola di Tucidide? Intervista a Graham Allison

«C’è una profonda, strutturale, innegabile e inevitabile realtà: la Cina è una potenza emergente che sta minacciando il ruolo dominante degli Stati Uniti. Più tardi te ne rendi conto, maggiore è lo choc», ci dice il professore di Harvard Graham Allison, grande teorico della «trappola di Tucicidide», saggio pubblicato sull’Atlantic nel 2015 e divenuto un libro, Destinati alla guerra, pubblicato in Italia da Fazi: secondo la trappola, se una potenza dominante ma in declino si troverà ad affrontarne un’altra emergente, è facile che la paura provocherà una guerra. A scatenarla, però, molto spesso è un evento secondario e inatteso. Nel suo libro, Allison prova a rispondere, in 500 pagine, a una sola domanda: Stati Uniti e Cina riusciranno a eludere la trappola?

La situazione, e quindi la risposta, sono in continua evoluzione. Oltre allo scontro sanitario, tecnologico e commerciale – coronavirus, 5G, dazi – c’è un punto che nota Allison: «Quando l’America è nella stagione politica, come sta succedendo ora che si avvia alle elezioni presidenziali, le cose diventano particolarmente folli. È normale. In questo caso, però, si sta verificando in maniera più evidente del solito: c’è un presidente molto, molto insolito che sta combattendo per la propria sopravvivenza e per la sua visione del Paese. Dall’altro lato i suoi avversari — il candidato democratico Joe Biden e il suo schieramento — lo vedono come una minaccia molto seria alla democrazia americana».

In questa situazione politica, spiega il professore, «la Cina è diventata un obiettivo per entrambi i partiti: Trump sta accusando la Cina per il coronavirus e per non averne impedito la diffusione; Biden sta cercando di accusare Trump per la sua eccessiva vicinanza a Xi Jinping. In entrambi i casi, gli argomenti sono a mio parere abbastanza inverosimili, ma — come voi italiani sapete, avendo eletto Berlusconi molte volte — i fatti e la logica non smuovono la politica».

Come spiega Allison, «nelle rivalità, la causa di guerra più comune non è la decisione della potenza emergente o di quella dominante di attaccare l’altra, ma un evento inatteso e involontario, come l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando nel 1914: qualcosa che nessuno si immaginava, ma che in cinque settimane ha portato la Germania emergente, la Gran Bretagna dominante e tutta l’Europa nella Prima Guerra Mondiale».

È molto pericoloso, afferma quindi Allison, «che le due parti si deumanizzino, come sta succedendo ora nello scontro politico fra Cina e Stati Uniti: potrebbe succedere qualcosa a Taiwan, che è molto possibile, a Hong Kong, in Corea del Nord. Qualcosa che potrebbe far scaturire una spirale di reazioni fra Stati Uniti e Cina, e che potrebbe portare i due Paesi in una vera guerra. Sarebbe folle, ma sarebbe coerente con quello che stiamo vedendo».

Corriere della Sera, 24 luglio 2020 (Newsletter AmericaCina)

La curva di Fauci

Ieri sera Anthony Fauci, il simbolo degli Stati Uniti in lotta con il coronavirus, ha effettuato il lancio inaugurale della stagione 2020 del baseball, la più strana (e breve) degli ultimi decenni. Prima dell’incontro fra i Washington Nationals, di cui è tifosissimo, e i New York Yankees, il direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, 79 anni, ha tirato una palla storta, che ha piegato verso il basso seguendo una curva che, si spera, sia un’indicazione di quella dei contagi (che ieri, negli Stati Uniti, hanno superato i quattro milioni).

Corriere della Sera, 24 luglio 2020 (newsletter AmericaCina)

Nel partito repubblicano è scontro tra figli di: Donald Jr vs Liz Cheney

C’era un tempo in cui i Cheney erano intoccabili, il sangue blu del partito repubblicano: il capostipite Dick, vice di George W. Bush, era una figura rispettata e soprattutto temuta dell’establishment, la figlia Liz era stimata al punto da divenire la donna conservatrice più alta in grado al Congresso. Ora i deputati ultraconservatori la accusano però di altro tradimento, di non essere stata fedele al presidente Trump.

Dopo mesi di sospensione obbligata dalla pandemia, ieri si è riunita per la prima volta la conferenza dei deputati repubblicani, di cui Liz Cheney – che rappresenta il Wyoming alla Camera – è presidente: nel corso dell’incontro, la destra del partito, guidata da Matt Gaetz della Florida, ne ha chiesto le dimissioni sostenendo che sia andata contro il presidente «sull’Afghanistan, sulla Germania, sulla gestione del coronavirus, e lo ha persino attaccato via Twitter. Non è ciò di cui Trump ha bisogno». Cheney è stata anche accusata di aver difeso Anthony Fauci, e di aver così ostacolato l’operazione di riconquista della Camera da parte dei repubblicani.

Come avevamo raccontato a inizio giugno, Cheney è una delle donne conservatrici ad aver rotto gli argini esprimendo dissenso nei confronti del presidente, solo che ora è stata colpita dal fuoco incrociato dei colleghi: le accuse di Gaetz sono state rilanciate dal senatore del Kentucky Rand Paul, poi sostenute da Donald Trump Jr., che l’ha paragonata al grande dissidente Mitt Romney. «Poche notizie oggi dalla conferenza repubblicana», ha scherzato lei a margine dell’incontro, ribadendo che non si dimetterà e che si è trattato soltanto di un salutare scambio di vedute.

Forse, però, c’è qualcosa di più: lo scontro mette in evidenza la faglia che si sta aprendo all’interno dello schieramento conservatore. E c’è chi dice che Cheney stia prendendo posizione: nel caso in cui Trump non fosse rieletto a novembre, potrebbe ambire a diventare leader del partito repubblicano del futuro.

Corriere della Sera, 22 luglio 2020 (Newsletter AmericaCina)

Biden mette in guardia Mosca e Pechino

Se sarà eletto presidente, Joe Biden promette di trattare ogni interferenza straniera come un atto ostile nei confronti degli Stati Uniti. «Gli stati stranieri che usano hacker, troll, riciclatori di denaro e disinformazione per interferire o far emergere dubbi sulle nostre elezioni minacciano la sovranità americana, le istituzioni democratiche e la sicurezza nazionale: è un attacco al nostro stile di vita», ha scritto il candidato democratico alla presidenza in una dichiarazione pubblicata lunedì su Medium.

Venerdì, durante una raccolta fondi con 200 ospiti, Biden aveva rivelato di aver cominciato a ricevere i briefing dall’intelligence, e aveva spiegato che «Russia, Cina e altre potenze straniere stanno nuovamente cercando di interferire sulle elezioni» come successo nel 2016.
Il candidato democratico — che minaccia sanzioni economiche e promette un impatto sulle relazioni diplomatiche fra il governo responsabile e gli Stati Uniti — sostiene di non aver intenzione di inasprire le tensioni «con la Russia o con qualsiasi altro Paese», ma assicura ripercussioni «sostanziali e durature». Proprio lunedì, i parlamentari democratici hanno chiesto all’Fbi un briefing sulla campagna d’interferenze portata avanti da Paesi stranieri

Corriere della Sera, 22 luglio 2020 (pagina 15)

A Jacksonville anche lo sceriffo repubblicano teme la convention

A giugno il partito repubblicano aveva deciso di spostare la convention da Charlotte a Jacksonville, in Florida, dopo che il governatore democratico del North Carolina Roy Cooper aveva insistito sui protocolli di sicurezza per evitare la diffusione del virus: niente di eccezionale, mascherine e distanziamento sociale, ma il presidente Trump non era disposto a trattare. Ora però anche lo sceriffo di Jacksonville – città più popolosa della Florida, con una radicata tradizione conservatrice – si è detto preoccupato dall’arrivo del carrozzone del partito che dovrà ufficializzare la candidatura del presidente alle elezioni di novembre. «La mia unica responsabilità è di provvedere alla sicurezza della nostra città e, ancora di più, dei suoi abitanti», ha affermato Mike Williams, repubblicano. «Mentre aumentano le complicazioni – finanziarie, di comunicazione e di tempistiche – non posso dire con certezza che questo evento, e la nostra comunità non siano a rischio».

Nelle ultime due settimane, infatti, la Florida è emersa come il peggiore focolaio d’America e, anche se il partito sta ridimensionando il programma, la convention – prevista dal 24 al 27 agosto – dovrebbe portare in città circa 7 mila persone. «Jacksonville ha ospitato anche 70 mila persone per le partite di football, e siamo fiduciosi che le autorità locali e federali saranno in grado di garantire la sicurezza dei presenti», ha affermato Mani Merritt, portavoce del Partito repubblicano, specificando che il dipartimento di Giustizia sta stanziando milioni di dollari a questo scopo. «Questo è il Paese di Trump», aveva detto nelle scorse settimane il presidente del partito repubblicano della contea Dean Black a Cnn. «È la miglior città d’America dove ospitare la convention repubblicana, per di più in uno Stato in bilico».

Corriere della Sera, 21 luglio 2020 (Newsletter AmericaCina)

La battaglia di Portland: cosa sta succedendo nelle strade e nei tribunali

A Portland le proteste per la giustizia sociale scatenate dall’omicidio di George Floyd vanno avanti da oltre 50 giorni. Se l’intensità e la partecipazione sono man mano diminuite, gli scontri con le forze dell’ordine si sono rinvigoriti da quando il dipartimento per la Sicurezza interna ha inviato agenti federali in mimetica e tenuta anti-sommossa, senza segni di riconoscimento, per fronteggiare i manifestanti: sparano gas lacrimogeni, usano il manganello sulla folla e prelevano persone, portandole via a bordo di furgoni non identificati senza fornire motivazioni. Da giorni, ogni mattina, emerge un nuovo video degli scontri: stanotte il protagonista è stato Chris David, veterano della marina di 53 anni che voleva soltanto parlare con gli agenti ed è stato ripetutamente picchiato e investito di gas lacrimogeni.

Secondo il presidente Trump la città è in mano ad «anarchici e agitatori» e le proteste sarebbero «una minaccia nazionale», per questo serve l’intervento dei federali. La governatrice democratica dell’Oregon Kate Brown sostiene invece che l’amministrazione starebbe usando Portland per mandare un messaggio di Law and Order ai sostenitori e distrarre l’opinione pubblica dal coronavirus.«È uno spudorato abuso di potere», ha affermato nei giorni scorsi, mentre il procuratore generale Ellen Rosenblum ha intentato una causa contro il governo, accusato di arrestare i manifestanti senza motivo e di creare una situazione pericolosa.

Gli agenti fanno parte delle «squadre di dispiegamento rapido» formate dal dipartimento per la Sicurezza interna ufficialmente per proteggere — come richiesto dal presidente Trump con un ordine esecutivo a fine giugno — statue, monumenti e proprietà federali durante le proteste. Sono composte da circa 2 mila uomini della polizia di frontiera americana, della guardia costiera e di altre due agenzie federali. «Non sono stati addestrati per questo lavoro e sono i primi ad essere spaventati», ha sostenuto però David, il veterano picchiato stanotte.

Ai manifestanti, ieri, si è unito anche un gruppo di mamme, con caschi da bici in testa, mascherine sul viso e in mano cartelli che invitavano gli agenti federali ad andarsene da Portland. «Federali state alla larga, le mamme sono qua», cantavano, invitando gli agenti – con le parole prese in prestito dai Pink Floyd – a lasciare in pace i loro figli.

Corriere della Sera, 20 luglio 2020 (Newsletter AmericaCina)

I latinos primo gruppo tra le matricole in California (e a seguire gli asiatici)

L’anno prossimo all’università della California gli studenti ispanici saranno per la prima volta il gruppo più nutrito: fra le 80 mila matricole che a fine agosto inizieranno le lezioni (via Zoom, per ora), il 36% sarà di origine latina, il 35% asiatica, il 21% bianca e appena il 5% nera. I dati, che raccontano l’impressionante mutazione demografica in corso nel sud nell’ovest degli Stati Uniti, sono stati resi pubblici dal presidente dell’Università della California Janet Napolitano, ex governatrice dell’Arizona e segretario per la Sicurezza interna durante il primo mandato di Barack Obama. «Sono tempi difficili, con gli studenti costretti a scegliere il college nel mezzo di una pandemia», ha detto Napolitano. «La classe studentesca che verrà sarà una delle più talentuose e assortite che abbiamo mai avuto, e l’Università della California ne è orgogliosa».

Corriere della Sera, 20 luglio 2020 (Newsletter AmericaCina)

A Portland «abuso di potere» degli agenti federali in mimetica inviati da Trump contro i manifestanti

«Uno spudorato abuso di potere». Così la governatrice democratica dell’Oregon Kate Brown ha definito i raid condotti a partire almeno dal 12 luglio dagli agenti federali americani nelle strade di Portland. Nella notte fra venerdì e sabato, ancora una volta, agenti in uniforme mimetica ed equipaggiamento tattico hanno assalito i manifestanti che — per la cinquantesima notte di fila dopo la morte di George Floyd a Minneapolis — protestavano contro la brutalità della polizia, sparando gas lacrimogeni sui cittadini: tutti i giornali americani riferiscono di feriti e di persone arrestate, portate via a bordo di furgoni anonimi senza motivo. «È un attacco alla democrazia», ha dichiarato il sindaco democratico di Portland Ted Wheeler, denunciando le ronde degli agenti federali. «Tieni le truppe nei tuoi edifici, o fagli lasciare la città», ha intimato Wheeler venerdì sera, durante una conferenza stampa. Nelle stesse ore, il procuratore generale dello Stato Ellen Rosenblum ha annunciato che il dipartimento di Giustizia sta intentando una causa contro il governo federale, accusato di aver arrestato e detenuto i manifestanti senza motivo. «Queste tattiche devono finire», ha affermato Rosenblum: «Non solo impediscono ai cittadini di esprimere il loro diritto a manifestare pacificamente, come sancito dal primo emendamento, ma creano anche una situazione pericolosa nelle nostre strade».

Le ronde sarebbero portate avanti dalle «squadre di dispiegamento rapido» ideate dal dipartimento per la Sicurezza interna per proteggere — come richiesto dal presidente Trump con un ordine esecutivo — statue, monumenti e proprietà federali durante le proteste. Secondo un memo interno ottenuto dalla rivista The Nation, gli agenti farebbero parte della Protecting American Communities Task Force, che ha il compito di affrontare le rivolte civili che hanno seguito la morte di Floyd. Queste squadre di dispiegamento rapido sono state inviate in particolare a Portland, Seattle e nella capitale Washington, e sono composte in totale da circa 2 mila agenti della Customs and Border Protection (la polizia di frontiera americana), della guardia costiera e di altre due agenzie federali. A Portland, una delle città più radicali d’America, le ronde avrebbero però oltrepassato il limite.

Come spiega un rapporto dell’Oregon Public Broadcasting — la radiotelevisione pubblica locale — gli agenti in divisa mimetica uscirebbero da veicoli anonimi per prelevare manifestanti senza fornire spiegazioni. Lo ha confermato al New York Times Mark Pettibone, 29 anni, il cui arresto, ripreso in video, ha scatenato forti proteste: alcuni agenti in mimetica lo hanno avvicinato e caricato su un furgone mercoledì attorno alle 2 del mattino, senza identificarsi e coprendogli gli occhi con il cappellino che indossava. «Sembrava fossero stati inviati in una guerra in Medioriente», ha spiegato Pettibone, che è stato poi trattenuto in una cella del tribunale senza motivazione e rilasciato dopo due ore, quando ha chiesto di poter chiamare un avvocato. Gli agenti — ha spiegato al Times — erano vestiti esattamente come le milizie di estrema destra che in questi 50 giorni si sono più volte scontrate più volte con i manifestanti. Il 12 luglio, inoltre, un manifestante di nome Donavan La Bella sarebbe stato colpito da proiettili «non letali» che gli hanno fratturato il cranio.

Per fermare le ronde, la governatrice Brown si è rivolta pubblicamente al dipartimento per la Sicurezza interna, ma il segretario Chad Wolf si è rifiutato. «Ogni notte una folla violenta di anarchici incoraggiati dall’assenza di polizia locale distrugge proprietà pubbliche, compreso il tribunale federale», ha dichiarato Wolf, arrivato giovedì in città. Lo stesso Trump, la scorsa settimana, aveva affermato di voler «dominare» i manifestanti, aggiungendo di aver inviato personale della Sicurezza interna a Portland perché «i locali non riuscivano a gestire la situazione». Secondo Brown, l’amministrazione Trump starebbe invece usando Portland per mandare un messaggio — il Law and Order sbandierato dal presidente — ai suoi sostenitori. «Stanno provocando scontri per motivi politici e per distrarre l’opinione pubblica dal coronavirus», ha affermato la governatrice Brown. «Quello che sta succedendo a Portland», ha dichiarato al New York Times Robert Evans, giornalista freelance che per Bellingcat ha seguito le guerre in Iraq e Ucraina, «è la cosa più vicina a una vera guerra, proiettili esclusi. E lo dico da persona che ha visto la guerra in altri Paesi».

Corriere della Sera, 18 luglio 2020