Trump e Putin hanno avuto un incontro segreto al G20 di Amburgo

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avuto un incontro segreto di un’ora con il collega russo Vladimir Putin a margine del G20 di Amburgo del 7 e 8 luglio: quello stesso giorno i due avevano già avuto un altro colloquio pubblico di oltre due ore, il primo — atteso — bilaterale che fu ampiamente raccontato dai media. Secondo quanto ha raccontato un anonimo funzionario dell’amministrazione americana al Washington Post, l’incontro privato è avvenuto durante la cena dei leader del G20 in riva al fiume Elba: al momento dei dessert, Trump ha lasciato il proprio posto per sederci accanto a Putin. Entrambi i leader erano soli, fatta eccezione per l’interprete del presidente russo che sarebbe stato l’unico tramite fra i due leader: alla cena, infatti, Trump era seduto vicino al primo ministro giapponese Shinzo Abe e per questo aveva portato soltanto un traduttore dal giapponese all’inglese. Un dettaglio, quello dell’interprete, che ha immediatamente rinvigorito le polemiche sui rapporti con la Russia, e che si somma al fatto che i giornalisti al seguito della Casa Bianca non furono informati del colloquio come normalmente avviene: l’univa versione esistente di quella conversazione, infatti, è quella riportata dallo stesso Trump al proprio staff. Continua a leggere

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Matrimonio da favola, ma senza invitati: in America dilaga l’«elopement»

La pressione di un matrimonio tradizionale può essere spesso difficile da gestire per una coppia: le imposizioni o l’opposizione delle famiglie di origine, la scelta degli invitati, la spesa ingente, la cura dei dettagli e, perché no, la paura del confronto con altre cerimonie. Per questo, ma non solo, si è diffusa negli anni la cultura dell’elopement, il matrimonio celebrato di nascosto e da soli, o al massimo con un pugno di invitati chiamati a condividere il grande giorno con gli sposi. Ma i tempi cambiano e, scrive il New York Times, «sono passati i giorni in cui elopement significava quasi sempre una corsa improvvisa al municipio cittadino. Oggi il matrimonio segreto è molto spesso pianificato nei dettagli dalle coppie, che organizzano cerimonie costose con mesi di anticipo: cercano scenari da sogno, il vestito perfetto, un fioraio in grado di realizzare il bouquet giusto e un fotografo che scatti una foto da condividere». Continua a leggere

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L’America ritrova la strada

Cinque anni fa, percorrendo le strade della grande provincia americana, non era difficile imbattersi nella rabbia dei pensionati che avevano aspettato tutta la vita il momento di mettersi in macchina e scoprire il continente ma che, a causa del prezzo della benzina, non potevano più permettersi di realizzare il proprio sogno. «Non vedevo l’ora di andare in pensione per girare il Paese», ci raccontava all’epoca Bob, un neo pensionato sessantenne di Birmingham, Alabama, intento ad appendere alla recinzione della sua casa un cartello elettorale del repubblicano Newt Gingrich, che sperava di diventare presidente promettendo carburante a 2,50 dollari al gallone. «Ora ci sono arrivato, ma con la benzina così cara non posso più permettermelo. Ho persino messo in vendita il camper». Era il 2012 e Bob addossava a Obama – che si opponeva all’oleodotto Keystone che avrebbe dovuto pompare greggio dai giacimenti del Canada fino alle raffinerie del Texas – la responsabilità di quel sogno infrantosi alla pompa di benzina dietro casa. Quell’anno il prezzo medio di un gallone a livello nazionale arrivò a 3,60 dollari, un record assoluto che ebbe conseguenze trasversali su generazioni e classi sociali e che, soprattutto nelle aree rurali, spinse l’elettorato repubblicano a giurare fedeltà a qualsiasi candidato avesse promesso di trivellare ogni angolo del Paese alla ricerca di un’indipendenza energetica che avrebbe restituito alla strada quegli aspiranti viaggiatori disillusi. Continua a leggere

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Donald Trump visto dagli altri

Sebbene sia entrato alla Casa Bianca soltanto da cinque mesi, la presidenza di Donald Trump ha già avuto un impatto rilevante nella visione che il resto del mondo ha degli Stati Uniti. È quanto rileva una ricerca del Pew Research Center pubblicata lunedì, che evidenzia come le politiche e le promesse elettorali del presidente americano siano ampiamente impopolari in tutto il pianeta e abbiano influenzato negativamente (e in tempi rapidi) l’opinione che 37 Paesi in tutto il mondo hanno nei confronti degli Stati Uniti. Secondo l’analisi del think thank indipendente con sede a Washington – che ha intervistato oltre 40 mila persone – a livello globale soltanto il 22 per cento degli intervistati ritiene che Trump sarà in grado di prendere le giuste decisioni in politica estera mentre, sul finire della sua presidenza, Barack Obama si attestava invece al 64 per cento. Oltre ai Paesi africani, che in generale hanno fiducia in Trump, picchi di approvazione si registrano solamente in Russia (53 per cento), Filippine (69 per cento), Vietnam (58 per cento) e Israele (56 per cento). La fiducia è invece molto bassa in Medio Oriente, dove – nonostante l’approvazione di Israele – la mediana si attesta al 15 per cento; in Centro e Sud America, dove la mediana è al 14 per cento trainata dal 5 per cento messicano; e in Europa, dove la fiducia mediana è al 18 per cento. Se però Spagna, Svezia, Germania e Francia si attestano fra il 7 e il 14 per cento, in Italia il 25 per cento degli intervistati ha fiducia in Trump: un dato che la avvicina alle posizioni dei Paesi dell’Est Europa interpellati, Ungheria e Polonia, che sono rispettivamente al 23 e al 29 per cento. Continua a leggere

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I tredici uomini che decideranno il futuro sanitario delle donne

«Dieci o vent’anni fa, il fatto che tredici uomini avrebbero deciso a porte chiuse il destino sanitario delle donne americane – tagliando i finanziamenti a organizzazioni che proteggono la loro salute come Planned Parenthood e togliendo a milioni di esse l’assistenza sanitaria – sarebbe sembrato la politica di un’era ormai alle spalle. Oggi, a metà del 2017, sembra piuttosto un deja vu». Mentre i repubblicani si preparano al voto sulla riforma sanitaria che dovrebbe sostituire l’Obamacare, il Guardian racconta così la presa di posizione di gruppi femministi e senatrici contro il dominio maschile nel dibattito politico, incarnato alla perfezione dal gruppo di tredici repubblicani che hanno stilato la riforma in Senato. Continua a leggere

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Gli effetti della sconfitta in Georgia sul partito democratico americano

Le elezioni suppletive generalmente non contano granché, ma quelle che si sono tenute martedì in Georgia erano la classica eccezione: non è un caso se sono diventate più costose della storia per un seggio alla Camera, con gran parte dei soldi arrivati da fuori dello Stato. Nel Sesto distretto, in mano ai repubblicani da quasi quarant’anni, una vittoria dei democratici, guidati dal trentenne Jon Ossoff, avrebbe significato un duro colpo a Trump, finendo per influenzare direttamente anche il voto sulla controversa riforma sanitaria del presidente in discussione al Congresso. Alla chiusura dei seggi, invece, a festeggiare erano i sostenitori dalla sua avversaria, la repubblicana Karen Handel. Ad aiutarla è stata anche la narrativa della sfida: per i democratici si trattava di un referendum su Trump, per i repubblicani era un semplice confronto fra una conservatrice e un liberal. Ossoff ha perso nonostante nel distretto l’approvazione di Trump sia appena al 35%, ma ha ottenuto comunque un buon risultato riducendo il margine fra i due schieramenti. Eppure, notava David Axelrod martedì notte, in politica non si vincono premi arrivando secondi. Continua a leggere

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In Georgia la sfida per il seggio più importante d’America

È terminata la corsa elettorale per il Congresso più costosa della storia: oggi in Georgia il giovane democratico Jon Ossoff — che ha convogliato nei sobborghi settentrionali di Atlanta l’entusiasmo (e i soldi) della resistenza antitrumpiana di tutto il Paese — cercherà di conquistare il seggio storicamente conservatore lasciato libero da Tom Price, nominato a febbraio segretario alla Salute da Trump. Sulla strada della rivincita democratica che ha portato il Sesto Distretto della Georgia sotto la lente degli analisti politici americani, il trentenne Ossoff troverà l’ex segretario di Stato della Georgia Karen Handel, 55 anni, sostenuta dall’establishment conservatore e sopravvissuta alle primarie del 19 aprile contro dieci compagni di partito. Quel giorno Ossoff — un documentarista investigativo con qualche anno di esperienza nello staff del deputato afroamericano (uno dei due buddisti del Congresso) della Georgia Hank Johnson — sfiorò l’impresa, mancando di appena due punti la soglia del 50% che gli avrebbe permesso di evitare il secondo turno e di conquistare un distretto da quarant’anni in mano ai repubblicani: l’ultima vittoria democratica risale al 1977, quando il giovane candidato non era ancora nato. Continua a leggere

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