Vaxess, la startup italiana che ha conquistato Harvard

New York. Percorrendo una via della seta che si allunga fra l’Italia, Boston e la Cambogia, due italiani hanno ottenuto la fiducia e il finanziamento di Harvard, una delle università più prestigiose al mondo. E’ così che Vaxess Technologies, startup dal sangue italico, ha vinto un grant di 70.000 dollari offerto dall’ateneo del Massachusetts per promuovere l’imprenditoria sociale. L’obiettivo di Vaxess è quello di rendere più semplici la distribuzione di vaccini nei paesi del terzo mondo e questo gli ha permesso di conquistare il primo President’s Challenge, premio istituito dall’università di Harvard e dal suo presidente Drew Faust per aiutare gli studenti a trovare soluzioni ai problemi sistemici del mondo. Continua a leggere “Vaxess, la startup italiana che ha conquistato Harvard”

Strage a Tucson, grave deputata democratica

La deputata democratica Gabrielle Giffords gravemente ferita durante sparatoria in Arizona

Gabrielle Giffords dovrebbe sopravvivere. Peter Rhee, chirurgo dell’ospedale University Medical Center di Tucson, ha definito “critiche” le condizioni della deputata democratica dell’Arizona, ma si è detto “molto ottimista” sulle sue possibilità di sopravvivere. Giffords, quaranta anni, è rimasta gravemente ferita nel corso di una sparatoria avvenuta di fronte a un negozio di generi alimentari Safeway a Tucson, in Arizona. La deputata è stata colpita da un colpo di pistola sparato a bruciapelo che le ha attraversato la testa da parte a parte.

Con Giffords sono rimaste ferite altre undici persone, mentre sei sono rimaste uccise. Fra le vittime ci sono una bambina e un giudice federale, John Roll. Secondo quando dichiarato dai responsabili di uno degli ospedali che hanno ricevuto le vittime, dei dieci feriti arrivati allo University Medical Center, dove è ricoverata anche Giffords, “cinque sono in condizioni critiche, e uno è morto”. La vittima è una bambina di nove anni, morta dopo l’arrivo in ospedale. Inizialmente si era diffusa la notizia della morte della deputata, notizia smentita però dall’ospedale, dallo sceriffo di Tucson e dal marito della donna, l’astronauta americano Mark Kelly, che nel pomeriggio è poi arrivato a Tucson a bordo di un jet della Nasa.

Giffords stava tenendo un comizio del partito democratico, denominato “Congress in your corner”. Un testimone, Steven Rayle, un ex medico di pronto soccorso ha raccontato a Gawker che Giffords aveva sistemato un banchetto di fronte al negozio di generi alimentari Safeway. Venti o trenta persone si trovavano intorno al banchetto per parlare con lei quando l’uomo, che molto probabilmente proveniva dall’interno del negozio, si è avvicinato alla deputata sparandole a bruciapelo alla testa. Subito dopo aver sparato alla donna, l’attentatore ha aperto il fuoco sulla folla sparando una ventina di colpi e ferendo diverse persone.

Quando l’uomo è rimasto senza munizioni, Rayle, che aveva finto di essere rimasto ucciso, ha aiutato un membro dello staff della deputata a bloccarlo, aspettando l’arrivo della polizia. L’ambulanza è arrivata quasi mezzora dopo. Dopo l’arrivo dei soccorsi la donna è stata trasportata d’urgenza allo University Medical Center di Tucson. L’uomo è stato invece immediatamente arrestato.

L’attentatore si chiama Jared Lee Loughner, è un giovane di 22 anni, sbarbato e con i capelli corti. Al momento della strage indossava abiti scuri. Su YouTube è stato rintracciato un canale a nome dell’attentatore, con un messaggio.

Caitie Parker, compagna di scuola di Loughner, ha raccontato su Twitter che il ragazzo aveva “parecchi amici fino a che non ebbe un’intossicazione da alcol nel 2006 e lasciò la scuola”. La ragazza, che non vede l’amico dal 2007, racconta che all’epoca “era di sinistra, abbastanza liberale e ossessionato dalla profezia del 2012”, quella secondo cui il mondo dovrebbe finire nel 2012. Fumava marijuana e ascoltava musica rock, “Hendrix e i Doors”. Sempre secondo Parker, l’omicida aveva incontrato Giffords nel 2007, “le aveva fatto una domanda” e aveva definito la deputata “stupida e non intelligente”.

Giffords, che a novembre era stata rieletta per il suo terzo mandato, è nota per le sue posizioni a favore dell’aborto e contro le armi. E’ stata la prima deputata donna ebrea dello stato dell’Arizona. Lo scorso anno il suo ufficio era stato colpito da atti vandalici dopo il suo voto a favore della riforma sanitaria e Giffords era fra i dieci deputati e senatori che si erano detti preoccupati per la propria incolumità a causa delle minacce ricevute.

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Nuova tempesta di neve in arrivo, nuovi problemi per le compagnie aeree

Dopo i disagi causati dalla tempesta di Santo Stefano, compagnie aeree sotto osservazione

Con la cicatrice della gestione fallimentare della tempesta di neve abbattutasi sulla costa est americana dieci giorni fa che si deve ancora rimarginare, per Delta Airlines e per le compagnie aeree americane è in arrivo una nuova bufera. Lunedì è infatti prevista ad Atlanta, Georgia, hub principale e quartier generale della compagnia, una tempesta di neve che potrebbe essere la peggiore degli ultimi anni, e tutti gli aeroporti del nord est degli Stati Uniti saranno messi nuovamente a dura prova.

Solo a New York, nella giornata di venerdì, sono stati cancellati 391 voli a causa della neve, “ma si tratta soltanto di meno del 10% del normale traffico aereo”, ha spiegato Steve Coleman, il portavoce di Port Authority of New York and New Jersey, ente che gestisce i tre aeroporti principali dell’aerea metropolitana newyorkese. “Molti di questi voli sono stati cancellati addirittura prima che cominciasse a nevicare”.

La tempesta di Santo Stefano, che aveva messo in ginocchio le compagnie aeree e scatenato roventi proteste fra i passeggeri rimasti bloccati ore o addirittura giorni negli aeroporti e perfino all’interno degli aeroplani, ha però lasciato in eredità una migliore gestione dell’emergenza. Alcune compagnie aeree, a cominciare proprio da Delta, hanno infatti dato la possibilità a tutti coloro che avrebbero dovuto viaggiare lunedì di cambiare gratuitamente la data del biglietto.

Delta, che nel frattempo ha annunciato che i disagi di Santo Stefano potrebbero ridurre i propri utili per il quarto trimestre del 2010 di 45 milioni di dollari, deve oltretutto recuperare punti nei confronti dei passeggeri americani. Secondo un rapporto pubblicato a fine ottobre dal dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti infatti la compagnia con sede ad Atlanta è la più odiata dagli americani.

La compagnia risulta essere la peggiore in assoluto dal punto di vista dei reclami dei passeggeri. Nel solo mese di ottobre ne sono stati registrati 157, di cui 47 per ritardi o cancellazione dei voli, 4 per overbooking, 19 per problemi relativi all’imbarco, 6 per difficoltà nei rimborsi, 8 per le tariffe, 29 per i bagagli, 21 per il customer service e 23 per altri motivi.

Tutte le altre compagnie sono ben lontane dal record di Delta. Il secondo posto in classifica spetta ad American Airlines, con 88 reclami, mentre Continental ne ha registrati 38, Southwest 21, United Airlines 58 e Us Airways 54. La situazione, per la compagnia di Atlanta, era la stessa anche nell’ottobre dell’anno precedente, quando aveva ricevuto il maggior numero di reclami inoltrati al dipartimento dei Trasporti tramite lettere, telefonate o email.

I dati aggiornati ad ottobre 2010 indicano che su 63.436 voli Delta, ne sono stati cancellati 644, pari all’1% del totale, contro lo 0,1% di Continental, lo 0,4% di Southwest, lo 0,5% di United. Durante le recenti festività natalizie ai ritardi e alle cancellazioni di routine si sono però aggiunti guasti tecnici e addirittura inquietanti episodi di animali smarriti e poi ritrovati morti.

Alcuni giorni fa è stato rinvenuto senza vita un pastore tedesco al quale era stato fatto il check in con Delta all’aereoporto di Atlanta. Il cane, di proprietà di un soldato americano, sarebbe dovuto partire per la Germania due giorni prima di Natale insieme alla moglie del militare. Sempre Delta ha perso il gatto di Michelle Evans di Riverside, in California, partita dal Cairo per New York lo scorso 18 dicembre.

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Tagli fiscali: buon accordo per gli americani

Il presidente Barack Obama difende l’accordo bipartisan con i repubblicani

Alla Casa Bianca tira aria di tempesta in questo inizio di dicembre. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha difeso oggi in conferenza stampa l’accordo con i repubblicani sulla proroga ai tagli fiscali dell’era Bush, che scadranno il 31 dicembre. Ieri Obama aveva annunciato il raggiungimento di una “bozza di accordo bipartisan” sull’estensione dei tagli, che saranno prorogati per due anni anche per i cittadini benestanti, come volevano i repubblicani. “In cambio” il presidente Obama e i democratici hanno però chiesto il prolungamento per tredici mesi dell’assicurazione per i disoccupati e altri crediti fiscali.

Oggi Obama è intervenuto per placare le proteste dei democratici, i cui leader non hanno appoggiato l’accordo, definendo il piano “un buon accordo per il popolo americano” e ricordando di non avere altra scelta all’infuori di un compromesso per aiutare la classe media statunitense. “Guardate alle promesse che ho fatto durante la campagna elettorale”, ha dichiarato Obama con un velo d’emozione sul viso, “non c’è una sola cosa che non abbia fatto o che non abbia provato a fare. Quello che non ho ottenuto sto ancora provando a farlo”.

Nonostante si sia sempre opposto all’estensione dei tagli fiscali per i cittadini più ricchi, decisi dall’amministrazione Bush fra il 2001 e il 2003, il presidente ha spiegato di avere accettato il compromesso perché troppi americani avrebbero sofferto se non si fosse accordato con i repubblicani. “Non è un dibattito astratto”, ha puntualizzato, “si tratta di soldi veri di persone vere, che faranno una differenza reale nella vita delle persone che ci hanno eletto”.

“Non sono qua per fare giochi con gli americani”, ha spiegato Obama nel corso della sua conferenza stampa alla Casa Bianca, “o con la salute della nostra economia. Il mio lavoro è fare qualsiasi cosa per smuovere l’economia, il mio lavoro è fare qualsiasi cosa per spronare la creazione di posti di lavoro, il mio lavoro è difendere le famiglie di una middle class che sta combattendo per sopravvivere e degli americani che non hanno lavoro, senza che sia colpa loro”.

“In questo caso l’ostaggio era il popolo americano, e non volevo che fosse danneggiato”, si è difeso Obama, che è stato attaccato anche da Nancy Pelosi, leader democratico della Camera. Un accordo, ha detto Pelosi, “che aiuterebbe solo le 39.000 famiglie più ricche d’America, aggiungendo 25 miliardi di dollari al deficit”.

“Penso che questo accordo bipartisan sia la cosa giusta da fare”, aveva commentato anche ieri Obama. Non è della stessa opinione il New York Times, che questa mattina definisce l’accordo come una “vittoria dei repubblicani e della loro strategia dell’ostruzionismo e una deludente marcia indietro della Casa Bianca”. Secondo il quotidiano newyorkese sarebbe potuta finire in modo peggiore, “se i repubblicani avessero bloccato i benefit per i disoccupati, come minacciavano di fare”. Tuttavia, secondo l’editoriale, “il paese non può permettersi di sostenere i tagli fiscali per i ricchi a tempo indeterminato”.

“In un passaggio decisamente amaro”, continua il New York Times, “Obama ha anche specificato di aver accettato di tagliare le tasse di successione anche di più rispetto all’ultimo anno dell’amministrazione Bush. Questo non è un compromesso. E’ una capitolazione”, come ha ricordato anche Cnn durante tutta la mattina, quando ha mandato in onda un loop del presidente che prometteva di non estendere i tagli fiscali “per i benestanti”

Anche Katrina vanden Heuvel, opinionista liberal del Washington Post, oltre che direttore ed editore della rivista The Nation, baluardo della sinistra americana, si è dichiarata delusa dal presidente. “Ronald Reagan scherzò meravigliosamente dicendo di essere stato lasciato dal partito democratico prima che fosse lui a lasciarlo”, ha ricordato. “Come molti sostenitori progressisti di Barack Obama, sto cominciando ad avere la stessa sensazione riguardo questo presidente”.

“Si è inchinato ai repubblicani prorogando i tagli fiscali per i ricchi”, ha continuato vanden Heuvel, “in cambio (si spera) dell’estensione dell’assicurazione per i disoccupati e possibilmente del voto sul nuovo trattato START”, il trattato di non proliferazione firmato ad aprile con la Russia che dovrebbe ridurre le testate nucleari a 1.550 per ognuno dei due paesi. Il voto del Congresso prima delle vacanze di Natale è uno degli obiettivi principali del presidente Obama, che la settimana scorsa ha definito il trattato “assolutamente essenziale per la nostra sicurezza nazionale”. Per vanden Heuvel si tratta di “auto politica”.

Le critiche a Barack Obama non arrivano solo dalla stampa, ma anche dal suo partito, che oggi discuterà l’accordo. Secondo il senatore della Virginia Mark Warner, leader dei democratici di centro al Senato, il compromesso andrà a peggiorare il deficit degli Stati Uniti. “Un tipico approccio di Washington”, ha spiegato Warner con delusione. Il vicepresidente Joe Biden incontrerà oggi i senatori del suo partito per tentare di placare le critiche e creare un consenso intorno all’accordo.

“I tagli fiscali per la classe media sono tenuti in ostaggio dai repubblicani al Senato”, ha commentato il leader della maggioranza alla Camera, il democratico Steny Hoyer, puntualizzando di non gradire “alcuni dei punti del documento” e di avere “riserve sull’accordo”.

http://www.america24.com/news/tagli-fiscali-buon-accordo-gli-americani

Berlusconi, il portavoce di Putin in Europa

I diplomatici americani descrivevano così lo stretto rapporto fra i due primi ministri

“Silvio Berlusconi sembra sempre più il portavoce di Vladimir Putin in Europa”. Nel 2009 i diplomatici americani a Roma descrivevano con queste parole la relazione estremamente stretta fra il presidente del Consiglio italiano e il primo ministro russo, un rapporto che includeva “regali sontuosi”, remunerativi contratti energetici e un oscuro intermediario italiano che parla russo.

E’ quanto si legge in uno dei documenti ottenuti dal sito internet di Julian Assange WikiLeaks, che ha cominciato ieri la pubblicazione di alcuni dei 251.287 file inviati al dipartimento di Stato americano da 274 sedi diplomatiche statunitensi in tutto il mondo.

Le relazioni fra Italia e Russia sono osservate con particolare attenzione. Secondo un file pubblicato dal settimanale tedesco Der Spiegel, il segretario di Stato americano Hillary Clinton aveva chiesto all’inizio dell’anno informazioni sui rapporti fra Berlusconi e il primo ministro russo, in particolare su possibili “investimenti personali” che avrebbero potuto influire sui rapporti fra i due paesi e sulle rispettive politiche estere ed economiche.

In un altro documento pubblicato dal quotidiano spagnolo El Pais si legge che Silvio Berlusconi “suscita a Washington sfiducia profonda”. Un funzionario americano a Roma, Elizabeth Dibble, lo definisce “incapace, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo”. Secondo il documento il presidente del consiglio italiano sarebbe “fisicamente e politicamente debole”, perché a causa delle “frequenti lunghe nottate e l’inclinazione alle feste” gli impediscono “di riposarsi abbastanza. Il quotidiano spagnolo fa riferimento inoltre dei “festini selvaggi” del presidente del consiglio italiano.

Gli Stati Uniti erano preoccupati inoltre per l’accordo fra Eni e Gazprom su Southstream, il gasdotto che collegherà la Russia all’Europa.

Fra i documenti trova spazio anche il ministro degli esteri italiano Franco Frattini, che secondo un telegramma classificato come segreto inviato a Washington dall’ambasciata americana di Roma lo scorso 8 febbraio ha espresso “particolare frustrazione per il doppio gioco di espansione verso Europa e Iran da parte della Turchia”.

Le parole di Frattini sarebbero state parte di un dialogo fra il ministro degli esteri italiano e il segretario alla Difesa americano Robert Gates. Secondo quanto si legge, per Frattini era importante “portare la Cina” al tavolo delle trattative sulla questione iraniana. Il ministro italiano definisce oltretutto il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad una persona di cui non ci si può fidare. Cina e India sarebbero inoltre “paesi critici per adottare misure che potrebbero influenzare il governo iraniano senza ferire la popolazione” e, sempre secondo Frattini, sarebbe necessario “inserire Arabia Saudita, Turchia, Brasile, Venezuela ed Egitto nelle conversazioni”.

Nel corso del dialogo, il segretario alla Difesa americano Robert Gates sconsiglia a Frattini di ricevere in Italia un importante parlamentare iraniano. Il ministro degli esteri italiano ha anche “proposto un incontro informale fra i paesi mediorientali per parlare della questione iraniana”, cosa su cui “il segretario di Stato Hillary Clinton è d’accordo”.

Un documento pubblicato dal New York Times mostra infine che gli Stati Uniti chiesero all’Italia di bloccare le esportazioni in Iran di dodici navi veloci, con le quali Teheran avrebbe potuto attaccare le navi americane nel Golfo. L’Italia lo fece “solo dopo undici mesi di resistenze, durante i quali le prime undici neve furono comunque consegnate”, come spiega il documento inviato dall’ambasciata americana di Roma al dipartimento di Stato, uno dei documenti ottenuti dal sito internet WikiLeaks pubblicati ieri.

Le barche in questione erano navi vedetta “Levriero” dell’azienda italiana Fb Design. “E’ vero, non è un mistero”, aveva dichiarato nel 2008 il proprietario dell’azienda Fabio Buzzi. “Ho venduto tecnologie e navi agli iraniani, li vendiamo regolarmente ai servizi segreti iraniani”.

Buzzi dichiarò anche di aver interrotto le vendite nel 2005, quando il governo americano lo interrogo riguardo i suoi affari con la Guardia Rivoluzionaria.

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Berlusconi, il portavoce di Putin in Europa

I diplomatici americani descrivevano così lo stretto rapporto fra i due primi ministri

“Silvio Berlusconi sembra sempre più il portavoce di Vladimir Putin in Europa”. Nel 2009 i diplomatici americani a Roma descrivevano con queste parole la relazione estremamente stretta fra il presidente del Consiglio italiano e il primo ministro russo, un rapporto che includeva “regali sontuosi”, contratti energetici remunerativi e un oscuro intermediario italiano che parla russo.

In un altro documento si legge che Silvio Berlusconi “suscita a Washington sfiducia profonda”. Un funzionario americano a Roma, Elizabeth Dibble, lo definisce “incapace, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo”. Il quotidiano spagnolo El Pais parla inoltre dei “festini selvaggi” del presidente del consiglio italiano.

E’ quanto emerge dai 251.287 documenti ottenuti dal sito internet WikiLeaks e pubblicati in anteprima da alcuni dei maggiori quotidiani del mondo, fra cui il New York Times, El Pais, Le Monde e il Guardian.

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Facebook vicina a ottenere i diritti sulla parola “face”

Il social network deve presentare le pratiche entro mesi

La parola “face” da ora in poi potrebbe essere usata solo da Facebook. Nel 2005 il social network aveva fatto richiesta alla U.S. Patent and Trademark di registrare la parola “face” come marchio riservato nel caso che questa fosse utilizzata in riferimento a chat su internet o siti simili a quello creato da Mark Zuckerberg. Ieri l’ufficio brevetti americano ha permesso al sito di registrare la parola.

Il permesso ricevuto è solo il primo passo. Nei prossimi tre mesi Facebook dovrà pagare una tassa, presentare una dichiarazione d’uso che dimostri che stia realmente utilizzando il marchio per fornire servizi e soprattutto dovrà ricevere l’approvazione del tribunale. Nel caso l’azienda portasse a termine le pratiche, la proprietà si limiterebbe solamente ai servizi che il sito mette a disposizione dei propri utenti.

Non è l’unica richiesta del genere presentata da Facebook. “Ce ne sono almeno quindici”, spiega il sito Inside Facebook, a partire dalla parola “like” e da “book”, per la quale è già in corso una causa con la community online di insegnanti Teachbook e una contro il sito Lamebook, un blog che prende in giro il sito di Zuckerberg.

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Obama tende la mano ai repubblicani sugli sgravi fiscali

Nel discorso del sabato presidente cerca un accordo

Nel suo tradizionale discorso radiofonico del sabato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, al momento impegnato in un viaggio nel continente asiatico, tende la mano al partito repubblicano, vittorioso alle elezioni di metà mandato dello scorso 2 novembre. Il presidente si è detto infatti disponibile a prorogare gli sgravi fiscali dell’era Bush per la classe media, ma non alle famiglie più ricche.

Secondo Obama non sarebbe giusto estendere anche alle persone più benestanti i tagli fiscali, perché questi andrebbero a pesare sullo Stato. Il peso di questi sgravi, ha specificato Barack Obama, passerebbe “sui nostri figli”. Secondo il presidente gli sgravi, che scadono il 31 dicembre, dovrebbero essere prorogati per coloro che hanno un reddito inferiore ai 200.000 dollari all’anno.

“La stagione della campagna elettorale è finita”, ha fatto presente Obama, “e’ ora di concentrarci sulle nostre responsabilità comuni e lavorare insieme”. L’amministrazione Obama è dunque alla ricerca di un compromesso con i repubblicani, ma potrebbe accettare di prolungare gli sgravi fiscali per tutti, ricchi compresi, per i prossimi due anni.

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Bill Clinton diventa vegano, niente più cibo di origine animale

L’ex presidente aveva cominciato la dieta per il matrimonio della figlia

Chelsea lo aveva messo a dieta in vista del suo matrimonio, ora Bill Clinton è diventato vegano. L’ex presidente non mangia più cibo di origine animale, compresi latte, uova, latticini e miele. Decisivi sono stati i problemi di cuore, che lo hanno spinto ad abbandonare gli adorati hamburger.

Clinton, 64 anni, ha deciso di seguire la dieta della figlia, anche lei vegana, dichiarando che a convincerlo è stato il suo recente intervento di bypass. L’unica concessione che si è fatto è il pesce. “Ne mangio poco, ogni tanto mi farò un po’ di pesce”, ha raccontato in un’intervista.

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Apple si compra Sony? No, ma il titolo vola

Steve Jobs ha 51 miliardi di dollari da spendere e non esclude la possibilità di una grande acquisizione strategica. Ma la voce che ha infiammato i mercati asiatici non trova conferme. Tra le aziende più chiacchierate ci sono Ea, Netflix e persino Facebook.

Saranno solo indiscrezioni, ma hanno fatto volare il titolo Sony, cresciuto del 3% nelle contrattazioni in Asia: Apple sarebbe intenzionata a comprare il colosso tecnologico giapponese. A rivelarlo è stato il settimanale finanziario americano Barron’s nel fine settimana che ipotizzava delle acquisizioni da parte della mela californiana. Fra gli obiettivi ci sarebbero Adobe, Disney e Sony. Dal Giappone negano: “non commentiamo indiscrezioni e speculazioni”.

A Cupertino però hanno a disposizione una forte liquidità, 51 miliardi di dollari, come confermato anche dall’amministratore delegato Steve Jobs. “Continuiamo a tenere gli occhi aperti, perché pensiamo ci siano alcune opportunità strategiche nel nostro futuro”, aveva rivelato il guru di Apple durante la conference call a commento del bilancio dello scorso 18 ottobre. Il colosso giapponese ha un valore di mercato di 40 miliardi di dollari, ampiamente nel budget di Cupertino.

Sony non è però l’unico possibile obiettivo di Steve Jobs. Secondo le voci che si rincorrono su internet l’amministratore delegato di Apple starebbe tenendo d’occhio anche Ea, Facebook e Netflix. Sogni impossibili, aziende irraggiungibili.

Gli analisti tuttavia smentiscono, Apple non comprerà Sony né effettuerà alcuna grossa acquisizione. “Non vediamo acquisizioni di nessun tipo”, spiega Ashok Kumar, analista di Rodman & Renshaw a New York, “Apple è felice di tenere i propri soldi sotto il materasso”.

Anche l’autore dell’articolo di Barron’s, Eric Savitz, si è affrettato a smentire. “Nel pezzo avevo scritto che l’azienda potrebbe compiere mosse aggressive come fare offerte per Adobe, Sony o addirittura Disney”, ha scritto Savitz in un blog della rivista, “ma era pura speculazione”.

Oltretutto un’operazione del genere difficilmente potrebbe andare in porto. Se Apple cercasse di rilevare Sony si tratterebbe di un’offerta ostile con scarsa possibilità di successo in Giappone. Senza considerare che Sony sta collaborando con Google attualmente proprio per competere contro Apple.

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Enel, a Conti premio Niaf e road show per Green Powe

“Ha focalizzato l’azienda sullo sviluppo di fonte energetiche alternative”

L’amministratore delegato e direttore generale di Enel Fulvio Conti ha ricevuto ieri dalla National Italian American Foundation lo Special Achievement in International Business. Il premio gli è stato consegnato ieri sera a Washington in occasione del trentacinquesimo gala della Niaf, associazione che rappresenta gli oltre 20 milioni di cittadini italoamericani che vivono negli Stati Uniti, alla presenza del giudice della Corte Suprema Samuel Alito, del presidente della Camera dei deputati Nancy Pelosi e dell’attore Danny De Vito. “Come amministratore delegato di Enel”, spiega la Niaf, “Conti ha focalizzato l’azienda sull’innovazione e sullo sviluppo delle fonti energetiche alternative a quelle tradizionali”. Enel è oggi uno dei principali produttori indipendenti di energia da fonti rinnovabili nel Nord America.

Conti è stato accompagnato a Washington dal presidente del gruppo Piero Gnudi, che si è fermato negli Stati Uniti per partecipare a un road show per il collocamento di Green Power, la divisione specializzata in energia rinnovabile. “Ricevo questo premio a nome di un gruppo che sempre più è focalizzato sul futuro e sulla ricerca e che in America investirà da qui al 2014 un miliardo di dollari per ottenere il 20% della sua produzione energetica globale da questo mercato”, ha dichiarato Conti mentre ringraziava. L’amministratore delegato di Enel ha inoltre ricordato che il gruppo già oggi produce 800 megawatt in venti stati americani e tre provincie canadesi.

Nel corso della serata sono stati premiati anche il produttore cinematografico e presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, l’allenatore della squadra di basket della Michigan State University Tom Izzo, il direttore generale e amministratore delegato di Hilton Christopher Nassetta, il fisico della University of Maryland Thomas Scalea, l’amministratore delegato e direttore generale di Univision Joe Uva, la presentatrice e caporedattrice di E! Tv Giuliana DePandi Rancic e il presidente della Rai Paolo Garimberti.

In passato la Niaf aveva premiato personalità del calibro di Frank Sinatra, Gianni Agnelli, Lee Iacocca, Luciano Pavarotti, Sofia Loren e Antonin Scalia, primo giudice italoamericano della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Durante la serata Fiat ha anche messo all’asta un esemplare della nuova Fiat 500, che è stata venduta per 69.000 dollari a Paul Chiapparone.

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Assange furioso con Cnn, si alza e se ne va

Il fondatore di Wikileaks si infuria per le domande personali e abbandona l’intervista

Julian Assange è nuovamente nell’occhio del ciclone. La sua organizzazione Wikileas ha appena pubblicato quasi 400.000 nuovi rapporti top secret che hanno rivelato sconcertanti verità sulla guerra in Iraq e scatenato roventi polemiche. Ieri l’australiano è stato intervistato dall’emittente americana Cnn sulla faccenda, ma a un certo punto le domande hanno preso una piega per lui inaspettata.

Quanto la giornalista Atika Shubert ha infatti cominciato a fare domande sui suoi problemi legali Assange si è infuriato, definendo i quesiti “completamente disgustosi” e minacciando di andarsene diverse volte. “Questa intervista riguarda altro”, ha fatto presente a Shubert, “non puoi confondere le nostre rivelazioni sulla morte di 104.000 esseri umani con attacchi alla mia persona”. Subito dopo Assange se ne è andato davvero.

Rispondendo alle accuse del Pentagono, che sostiene che la pubblicazione di questi documenti potrebbe mettere in pericolo le truppe americane e i collaboratori iracheni, Assange ha insistito nel dire che non sono stati fatti nomi o date informazioni sufficienti a mettere qualcuno nei guai, spiega Time.

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Scoperto un laboratorio per fabbricare droga in un dormitorio universitario

Due studenti di Georgetown sono stati arrestati ieri a Washington

Di sicuro non stavano studiando chimica i due studenti del primo anno di Georgetown, prestigiosa università di Washington, che sono stati arrestati ieri insieme a una terza persona mentre cercavano di realizzare una sostanza allucinogena. John Romano e Charles Smith, insieme a John Perrone, studente all’università di Richmond, sono stati colti in flagrante dalla polizia, chiamata da altri studenti che avevano avvertito strani odori provenire dalla loro stanza. Tutti i 400 studenti del dormitorio erano stati fatti evacuare per precauzione.

Gli agenti non hanno rinvenuto droga nella stanza 926 al nono piano della Harbin Hall di Georgetown, ma hanno trovato un piccolo laboratorio e una sostanza chimica che viene utilizzata per preparare una droga allucinogena psichedelica chiamata Dimethyltryptamine, anche conosciuta come N o DMT. La sostanza può essere inalata, fumata o ingerita. Secondo l’università i ragazzi stavano preparando la droga con l’intenzione di venderla ad altri studenti.

I tre ragazzi, tutti e tre diciottenni, rischiano ora una condanna fino a 20 anni di carcere e una multa fino a un milione di dollari.

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Stavolta è tutto vero, Katy Perry si è sposata

La cantante e il comico Russell Brand si sono sposati in India

Katy Perry si è sposata con un sari. Dopo mesi di indiscrezioni smentite e confermate, senza aver mai comunicato data e luogo del matrimonio, la cantante americana, 25 anni, e il comico britannico Russell Brand, 35, ieri sono finalmente convolati a nozze in India, dove erano stati fotografati negli ultimi giorni. Le due star si sono sposate con una cerimonia tradizionale Hindu celebrata da un prete cristiano, amico di vecchia data della famiglia Perry, al resort di lusso Aman-e-Khas, situato in una riserva di tigri nel Ranthambhore National Park.

Gli invitati al matrimonio, parenti e amici stretti della coppia, hanno ricevuto un trattamento speciale: un safari all’inizio della settimana e una grande festa a tema Bollywood nella notte di venerdì. Secondo il sito internet PopEater inoltre il corteo di Brand sarebbe stato formato da 21 fra cammelli, cavalli ed elefanti. Sia Perry che Brand indossavano abiti tradizionali indiani.

Una settimana da sogno dunque per i neo sposi, ma con un piccolo inconveniente. Le guardie del corpo del comico britannico avrebbero infatti picchiato alcuni fotografi, gli avrebbero rubato le chiavi dell’auto e li avrebbero lasciati in mezzo al parco, ovviamente pieno di tigri.

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Matt Damon è di nuovo papà, è nata la sua quarta figlia

Stella Zavala Damon è nata a New York questa settimana

E’ proprio il caso di dire che Matt Damon è circondato di donne. L’attore, divenuto famoso con il film “Will Hunting genio ribelle”, e la moglie Luciana hanno dato alla luce la loro quarta figlia, Stella Zavala. La coppia aveva già tre bambine: Gia, 2 anni, Isabella, 4 anni, e Alexia, nata da un precedente matrimonio della moglie.

La piccola è nata mercoledì a New York e sia lei che la mamma sono in ottime condizioni, secondo quanto dichiarato oggi a People dal portavoce dell’attore. Damon, che ha compiuto 40 anni all’inizio di ottobre, è da venerdì nelle sale americane con il suo nuovo film, “Hereafter”.

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