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Vaxess, la startup italiana che ha conquistato Harvard

New York. Percorrendo una via della seta che si allunga fra l’Italia, Boston e la Cambogia, due italiani hanno ottenuto la fiducia e il finanziamento di Harvard, una delle università più prestigiose al mondo. E’ così che Vaxess Technologies, startup dal sangue italico, ha vinto un grant di 70.000 dollari offerto dall’ateneo del Massachusetts per promuovere l’imprenditoria sociale. L’obiettivo di Vaxess è quello di rendere più semplici la distribuzione di vaccini nei paesi del terzo mondo e questo gli ha permesso di conquistare il primo President’s Challenge, premio istituito dall’università di Harvard e dal suo presidente Drew Faust per aiutare gli studenti a trovare soluzioni ai problemi sistemici del mondo. Continua a leggere

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Strage a Tucson, grave deputata democratica

La deputata democratica Gabrielle Giffords gravemente ferita durante sparatoria in Arizona

Gabrielle Giffords dovrebbe sopravvivere. Peter Rhee, chirurgo dell’ospedale University Medical Center di Tucson, ha definito “critiche” le condizioni della deputata democratica dell’Arizona, ma si è detto “molto ottimista” sulle sue possibilità di sopravvivere. Giffords, quaranta anni, è rimasta gravemente ferita nel corso di una sparatoria avvenuta di fronte a un negozio di generi alimentari Safeway a Tucson, in Arizona. La deputata è stata colpita da un colpo di pistola sparato a bruciapelo che le ha attraversato la testa da parte a parte.

Con Giffords sono rimaste ferite altre undici persone, mentre sei sono rimaste uccise. Fra le vittime ci sono una bambina e un giudice federale, John Roll. Secondo quando dichiarato dai responsabili di uno degli ospedali che hanno ricevuto le vittime, dei dieci feriti arrivati allo University Medical Center, dove è ricoverata anche Giffords, “cinque sono in condizioni critiche, e uno è morto”. La vittima è una bambina di nove anni, morta dopo l’arrivo in ospedale. Inizialmente si era diffusa la notizia della morte della deputata, notizia smentita però dall’ospedale, dallo sceriffo di Tucson e dal marito della donna, l’astronauta americano Mark Kelly, che nel pomeriggio è poi arrivato a Tucson a bordo di un jet della Nasa.

Giffords stava tenendo un comizio del partito democratico, denominato “Congress in your corner”. Un testimone, Steven Rayle, un ex medico di pronto soccorso ha raccontato a Gawker che Giffords aveva sistemato un banchetto di fronte al negozio di generi alimentari Safeway. Venti o trenta persone si trovavano intorno al banchetto per parlare con lei quando l’uomo, che molto probabilmente proveniva dall’interno del negozio, si è avvicinato alla deputata sparandole a bruciapelo alla testa. Subito dopo aver sparato alla donna, l’attentatore ha aperto il fuoco sulla folla sparando una ventina di colpi e ferendo diverse persone.

Quando l’uomo è rimasto senza munizioni, Rayle, che aveva finto di essere rimasto ucciso, ha aiutato un membro dello staff della deputata a bloccarlo, aspettando l’arrivo della polizia. L’ambulanza è arrivata quasi mezzora dopo. Dopo l’arrivo dei soccorsi la donna è stata trasportata d’urgenza allo University Medical Center di Tucson. L’uomo è stato invece immediatamente arrestato.

L’attentatore si chiama Jared Lee Loughner, è un giovane di 22 anni, sbarbato e con i capelli corti. Al momento della strage indossava abiti scuri. Su YouTube è stato rintracciato un canale a nome dell’attentatore, con un messaggio.

Caitie Parker, compagna di scuola di Loughner, ha raccontato su Twitter che il ragazzo aveva “parecchi amici fino a che non ebbe un’intossicazione da alcol nel 2006 e lasciò la scuola”. La ragazza, che non vede l’amico dal 2007, racconta che all’epoca “era di sinistra, abbastanza liberale e ossessionato dalla profezia del 2012”, quella secondo cui il mondo dovrebbe finire nel 2012. Fumava marijuana e ascoltava musica rock, “Hendrix e i Doors”. Sempre secondo Parker, l’omicida aveva incontrato Giffords nel 2007, “le aveva fatto una domanda” e aveva definito la deputata “stupida e non intelligente”.

Giffords, che a novembre era stata rieletta per il suo terzo mandato, è nota per le sue posizioni a favore dell’aborto e contro le armi. E’ stata la prima deputata donna ebrea dello stato dell’Arizona. Lo scorso anno il suo ufficio era stato colpito da atti vandalici dopo il suo voto a favore della riforma sanitaria e Giffords era fra i dieci deputati e senatori che si erano detti preoccupati per la propria incolumità a causa delle minacce ricevute.

http://www.america24.com/news/strage-tucson-grave-deputata-democratica

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Nuova tempesta di neve in arrivo, nuovi problemi per le compagnie aeree

Dopo i disagi causati dalla tempesta di Santo Stefano, compagnie aeree sotto osservazione

Con la cicatrice della gestione fallimentare della tempesta di neve abbattutasi sulla costa est americana dieci giorni fa che si deve ancora rimarginare, per Delta Airlines e per le compagnie aeree americane è in arrivo una nuova bufera. Lunedì è infatti prevista ad Atlanta, Georgia, hub principale e quartier generale della compagnia, una tempesta di neve che potrebbe essere la peggiore degli ultimi anni, e tutti gli aeroporti del nord est degli Stati Uniti saranno messi nuovamente a dura prova.

Solo a New York, nella giornata di venerdì, sono stati cancellati 391 voli a causa della neve, “ma si tratta soltanto di meno del 10% del normale traffico aereo”, ha spiegato Steve Coleman, il portavoce di Port Authority of New York and New Jersey, ente che gestisce i tre aeroporti principali dell’aerea metropolitana newyorkese. “Molti di questi voli sono stati cancellati addirittura prima che cominciasse a nevicare”.

La tempesta di Santo Stefano, che aveva messo in ginocchio le compagnie aeree e scatenato roventi proteste fra i passeggeri rimasti bloccati ore o addirittura giorni negli aeroporti e perfino all’interno degli aeroplani, ha però lasciato in eredità una migliore gestione dell’emergenza. Alcune compagnie aeree, a cominciare proprio da Delta, hanno infatti dato la possibilità a tutti coloro che avrebbero dovuto viaggiare lunedì di cambiare gratuitamente la data del biglietto.

Delta, che nel frattempo ha annunciato che i disagi di Santo Stefano potrebbero ridurre i propri utili per il quarto trimestre del 2010 di 45 milioni di dollari, deve oltretutto recuperare punti nei confronti dei passeggeri americani. Secondo un rapporto pubblicato a fine ottobre dal dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti infatti la compagnia con sede ad Atlanta è la più odiata dagli americani.

La compagnia risulta essere la peggiore in assoluto dal punto di vista dei reclami dei passeggeri. Nel solo mese di ottobre ne sono stati registrati 157, di cui 47 per ritardi o cancellazione dei voli, 4 per overbooking, 19 per problemi relativi all’imbarco, 6 per difficoltà nei rimborsi, 8 per le tariffe, 29 per i bagagli, 21 per il customer service e 23 per altri motivi.

Tutte le altre compagnie sono ben lontane dal record di Delta. Il secondo posto in classifica spetta ad American Airlines, con 88 reclami, mentre Continental ne ha registrati 38, Southwest 21, United Airlines 58 e Us Airways 54. La situazione, per la compagnia di Atlanta, era la stessa anche nell’ottobre dell’anno precedente, quando aveva ricevuto il maggior numero di reclami inoltrati al dipartimento dei Trasporti tramite lettere, telefonate o email.

I dati aggiornati ad ottobre 2010 indicano che su 63.436 voli Delta, ne sono stati cancellati 644, pari all’1% del totale, contro lo 0,1% di Continental, lo 0,4% di Southwest, lo 0,5% di United. Durante le recenti festività natalizie ai ritardi e alle cancellazioni di routine si sono però aggiunti guasti tecnici e addirittura inquietanti episodi di animali smarriti e poi ritrovati morti.

Alcuni giorni fa è stato rinvenuto senza vita un pastore tedesco al quale era stato fatto il check in con Delta all’aereoporto di Atlanta. Il cane, di proprietà di un soldato americano, sarebbe dovuto partire per la Germania due giorni prima di Natale insieme alla moglie del militare. Sempre Delta ha perso il gatto di Michelle Evans di Riverside, in California, partita dal Cairo per New York lo scorso 18 dicembre.

http://www.america24.com/news/nuova-tempesta-di-neve-arrivo-nuovi-problemi-le-compagnie-aeree

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Tagli fiscali: buon accordo per gli americani

Il presidente Barack Obama difende l’accordo bipartisan con i repubblicani

Alla Casa Bianca tira aria di tempesta in questo inizio di dicembre. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha difeso oggi in conferenza stampa l’accordo con i repubblicani sulla proroga ai tagli fiscali dell’era Bush, che scadranno il 31 dicembre. Ieri Obama aveva annunciato il raggiungimento di una “bozza di accordo bipartisan” sull’estensione dei tagli, che saranno prorogati per due anni anche per i cittadini benestanti, come volevano i repubblicani. “In cambio” il presidente Obama e i democratici hanno però chiesto il prolungamento per tredici mesi dell’assicurazione per i disoccupati e altri crediti fiscali.

Oggi Obama è intervenuto per placare le proteste dei democratici, i cui leader non hanno appoggiato l’accordo, definendo il piano “un buon accordo per il popolo americano” e ricordando di non avere altra scelta all’infuori di un compromesso per aiutare la classe media statunitense. “Guardate alle promesse che ho fatto durante la campagna elettorale”, ha dichiarato Obama con un velo d’emozione sul viso, “non c’è una sola cosa che non abbia fatto o che non abbia provato a fare. Quello che non ho ottenuto sto ancora provando a farlo”.

Nonostante si sia sempre opposto all’estensione dei tagli fiscali per i cittadini più ricchi, decisi dall’amministrazione Bush fra il 2001 e il 2003, il presidente ha spiegato di avere accettato il compromesso perché troppi americani avrebbero sofferto se non si fosse accordato con i repubblicani. “Non è un dibattito astratto”, ha puntualizzato, “si tratta di soldi veri di persone vere, che faranno una differenza reale nella vita delle persone che ci hanno eletto”.

“Non sono qua per fare giochi con gli americani”, ha spiegato Obama nel corso della sua conferenza stampa alla Casa Bianca, “o con la salute della nostra economia. Il mio lavoro è fare qualsiasi cosa per smuovere l’economia, il mio lavoro è fare qualsiasi cosa per spronare la creazione di posti di lavoro, il mio lavoro è difendere le famiglie di una middle class che sta combattendo per sopravvivere e degli americani che non hanno lavoro, senza che sia colpa loro”.

“In questo caso l’ostaggio era il popolo americano, e non volevo che fosse danneggiato”, si è difeso Obama, che è stato attaccato anche da Nancy Pelosi, leader democratico della Camera. Un accordo, ha detto Pelosi, “che aiuterebbe solo le 39.000 famiglie più ricche d’America, aggiungendo 25 miliardi di dollari al deficit”.

“Penso che questo accordo bipartisan sia la cosa giusta da fare”, aveva commentato anche ieri Obama. Non è della stessa opinione il New York Times, che questa mattina definisce l’accordo come una “vittoria dei repubblicani e della loro strategia dell’ostruzionismo e una deludente marcia indietro della Casa Bianca”. Secondo il quotidiano newyorkese sarebbe potuta finire in modo peggiore, “se i repubblicani avessero bloccato i benefit per i disoccupati, come minacciavano di fare”. Tuttavia, secondo l’editoriale, “il paese non può permettersi di sostenere i tagli fiscali per i ricchi a tempo indeterminato”.

“In un passaggio decisamente amaro”, continua il New York Times, “Obama ha anche specificato di aver accettato di tagliare le tasse di successione anche di più rispetto all’ultimo anno dell’amministrazione Bush. Questo non è un compromesso. E’ una capitolazione”, come ha ricordato anche Cnn durante tutta la mattina, quando ha mandato in onda un loop del presidente che prometteva di non estendere i tagli fiscali “per i benestanti”

Anche Katrina vanden Heuvel, opinionista liberal del Washington Post, oltre che direttore ed editore della rivista The Nation, baluardo della sinistra americana, si è dichiarata delusa dal presidente. “Ronald Reagan scherzò meravigliosamente dicendo di essere stato lasciato dal partito democratico prima che fosse lui a lasciarlo”, ha ricordato. “Come molti sostenitori progressisti di Barack Obama, sto cominciando ad avere la stessa sensazione riguardo questo presidente”.

“Si è inchinato ai repubblicani prorogando i tagli fiscali per i ricchi”, ha continuato vanden Heuvel, “in cambio (si spera) dell’estensione dell’assicurazione per i disoccupati e possibilmente del voto sul nuovo trattato START”, il trattato di non proliferazione firmato ad aprile con la Russia che dovrebbe ridurre le testate nucleari a 1.550 per ognuno dei due paesi. Il voto del Congresso prima delle vacanze di Natale è uno degli obiettivi principali del presidente Obama, che la settimana scorsa ha definito il trattato “assolutamente essenziale per la nostra sicurezza nazionale”. Per vanden Heuvel si tratta di “auto politica”.

Le critiche a Barack Obama non arrivano solo dalla stampa, ma anche dal suo partito, che oggi discuterà l’accordo. Secondo il senatore della Virginia Mark Warner, leader dei democratici di centro al Senato, il compromesso andrà a peggiorare il deficit degli Stati Uniti. “Un tipico approccio di Washington”, ha spiegato Warner con delusione. Il vicepresidente Joe Biden incontrerà oggi i senatori del suo partito per tentare di placare le critiche e creare un consenso intorno all’accordo.

“I tagli fiscali per la classe media sono tenuti in ostaggio dai repubblicani al Senato”, ha commentato il leader della maggioranza alla Camera, il democratico Steny Hoyer, puntualizzando di non gradire “alcuni dei punti del documento” e di avere “riserve sull’accordo”.

http://www.america24.com/news/tagli-fiscali-buon-accordo-gli-americani

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Berlusconi, il portavoce di Putin in Europa

I diplomatici americani descrivevano così lo stretto rapporto fra i due primi ministri

“Silvio Berlusconi sembra sempre più il portavoce di Vladimir Putin in Europa”. Nel 2009 i diplomatici americani a Roma descrivevano con queste parole la relazione estremamente stretta fra il presidente del Consiglio italiano e il primo ministro russo, un rapporto che includeva “regali sontuosi”, remunerativi contratti energetici e un oscuro intermediario italiano che parla russo.

E’ quanto si legge in uno dei documenti ottenuti dal sito internet di Julian Assange WikiLeaks, che ha cominciato ieri la pubblicazione di alcuni dei 251.287 file inviati al dipartimento di Stato americano da 274 sedi diplomatiche statunitensi in tutto il mondo.

Le relazioni fra Italia e Russia sono osservate con particolare attenzione. Secondo un file pubblicato dal settimanale tedesco Der Spiegel, il segretario di Stato americano Hillary Clinton aveva chiesto all’inizio dell’anno informazioni sui rapporti fra Berlusconi e il primo ministro russo, in particolare su possibili “investimenti personali” che avrebbero potuto influire sui rapporti fra i due paesi e sulle rispettive politiche estere ed economiche.

In un altro documento pubblicato dal quotidiano spagnolo El Pais si legge che Silvio Berlusconi “suscita a Washington sfiducia profonda”. Un funzionario americano a Roma, Elizabeth Dibble, lo definisce “incapace, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo”. Secondo il documento il presidente del consiglio italiano sarebbe “fisicamente e politicamente debole”, perché a causa delle “frequenti lunghe nottate e l’inclinazione alle feste” gli impediscono “di riposarsi abbastanza. Il quotidiano spagnolo fa riferimento inoltre dei “festini selvaggi” del presidente del consiglio italiano.

Gli Stati Uniti erano preoccupati inoltre per l’accordo fra Eni e Gazprom su Southstream, il gasdotto che collegherà la Russia all’Europa.

Fra i documenti trova spazio anche il ministro degli esteri italiano Franco Frattini, che secondo un telegramma classificato come segreto inviato a Washington dall’ambasciata americana di Roma lo scorso 8 febbraio ha espresso “particolare frustrazione per il doppio gioco di espansione verso Europa e Iran da parte della Turchia”.

Le parole di Frattini sarebbero state parte di un dialogo fra il ministro degli esteri italiano e il segretario alla Difesa americano Robert Gates. Secondo quanto si legge, per Frattini era importante “portare la Cina” al tavolo delle trattative sulla questione iraniana. Il ministro italiano definisce oltretutto il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad una persona di cui non ci si può fidare. Cina e India sarebbero inoltre “paesi critici per adottare misure che potrebbero influenzare il governo iraniano senza ferire la popolazione” e, sempre secondo Frattini, sarebbe necessario “inserire Arabia Saudita, Turchia, Brasile, Venezuela ed Egitto nelle conversazioni”.

Nel corso del dialogo, il segretario alla Difesa americano Robert Gates sconsiglia a Frattini di ricevere in Italia un importante parlamentare iraniano. Il ministro degli esteri italiano ha anche “proposto un incontro informale fra i paesi mediorientali per parlare della questione iraniana”, cosa su cui “il segretario di Stato Hillary Clinton è d’accordo”.

Un documento pubblicato dal New York Times mostra infine che gli Stati Uniti chiesero all’Italia di bloccare le esportazioni in Iran di dodici navi veloci, con le quali Teheran avrebbe potuto attaccare le navi americane nel Golfo. L’Italia lo fece “solo dopo undici mesi di resistenze, durante i quali le prime undici neve furono comunque consegnate”, come spiega il documento inviato dall’ambasciata americana di Roma al dipartimento di Stato, uno dei documenti ottenuti dal sito internet WikiLeaks pubblicati ieri.

Le barche in questione erano navi vedetta “Levriero” dell’azienda italiana Fb Design. “E’ vero, non è un mistero”, aveva dichiarato nel 2008 il proprietario dell’azienda Fabio Buzzi. “Ho venduto tecnologie e navi agli iraniani, li vendiamo regolarmente ai servizi segreti iraniani”.

Buzzi dichiarò anche di aver interrotto le vendite nel 2005, quando il governo americano lo interrogo riguardo i suoi affari con la Guardia Rivoluzionaria.

http://www.america24.com/news/berlusconi-il-portavoce-di-putin-europa

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Berlusconi, il portavoce di Putin in Europa

I diplomatici americani descrivevano così lo stretto rapporto fra i due primi ministri

“Silvio Berlusconi sembra sempre più il portavoce di Vladimir Putin in Europa”. Nel 2009 i diplomatici americani a Roma descrivevano con queste parole la relazione estremamente stretta fra il presidente del Consiglio italiano e il primo ministro russo, un rapporto che includeva “regali sontuosi”, contratti energetici remunerativi e un oscuro intermediario italiano che parla russo.

In un altro documento si legge che Silvio Berlusconi “suscita a Washington sfiducia profonda”. Un funzionario americano a Roma, Elizabeth Dibble, lo definisce “incapace, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo”. Il quotidiano spagnolo El Pais parla inoltre dei “festini selvaggi” del presidente del consiglio italiano.

E’ quanto emerge dai 251.287 documenti ottenuti dal sito internet WikiLeaks e pubblicati in anteprima da alcuni dei maggiori quotidiani del mondo, fra cui il New York Times, El Pais, Le Monde e il Guardian.

http://www.america24.com/news/berlusconi-il-portavoce-di-putin-europa

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Facebook vicina a ottenere i diritti sulla parola “face”

Il social network deve presentare le pratiche entro mesi

La parola “face” da ora in poi potrebbe essere usata solo da Facebook. Nel 2005 il social network aveva fatto richiesta alla U.S. Patent and Trademark di registrare la parola “face” come marchio riservato nel caso che questa fosse utilizzata in riferimento a chat su internet o siti simili a quello creato da Mark Zuckerberg. Ieri l’ufficio brevetti americano ha permesso al sito di registrare la parola.

Il permesso ricevuto è solo il primo passo. Nei prossimi tre mesi Facebook dovrà pagare una tassa, presentare una dichiarazione d’uso che dimostri che stia realmente utilizzando il marchio per fornire servizi e soprattutto dovrà ricevere l’approvazione del tribunale. Nel caso l’azienda portasse a termine le pratiche, la proprietà si limiterebbe solamente ai servizi che il sito mette a disposizione dei propri utenti.

Non è l’unica richiesta del genere presentata da Facebook. “Ce ne sono almeno quindici”, spiega il sito Inside Facebook, a partire dalla parola “like” e da “book”, per la quale è già in corso una causa con la community online di insegnanti Teachbook e una contro il sito Lamebook, un blog che prende in giro il sito di Zuckerberg.

http://www.america24.com/news/facebook-vicina-ottenere-i-diritti-sulla-parola-%E2%80%9Cface%E2%80%9D

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