C’era una volta una biblioteca personale che faceva impazzire internet. C’era una volta, perché è stata smantellata, eppure di tanto in tanto continua a diventare «virale», a far innamorare cioè gli utenti dei vari social network in cui le sue foto vengono condivise. L’ultimo, all’inizio dell’anno, è stato lo scrittore Don Winslow. «Spero vediate anche voi la bellezza che vedo io», ha scritto Winslow su Twitter, dove è molto attivo politicamente, ottenendo in cambio 32 mila cuoricini e 1.700 commenti, fra cui quello di un professore della Pace University, Bruce Bachenheimer, che ha raccontato di usare quell’immagine come sfondo su Zoom. Negli anni c’è chi ha sostenuto che quella biblioteca, piena di libri in ogni angolo e dall’atmosfera calda e accogliente, fosse in Europa, a Praga o in Italia, oppure appartenesse a Umberto Eco. «È chiaramente la casa di qualcuno che ama e colleziona libri», ha spiegato Winslow, tramite il suo agente Shane Salerno, al New York Times. «Per me questa foto è bella quanto un tramonto», ha aggiunto lo scrittore, ammettendo di non sapere chi sia il proprietario, probabilmente un celebre scrittore straniero.

Invece, ha raccontato sul quotidiano americano Kate Dwyer, che ne era stata studentessa, la biblioteca dei sogni digitali non si trova in Europa, ma a Baltimora, nel Maryland, e apparteneva al professor Richard Macksey, rinomato professore della John’s Hopkins University, di cui ha diretto lo Humanities Center, e appassionato collezionista di libri. Durante la sua vita Macksey, che è morto nel 2019, aveva accumulato 51 mila volumi, ha rivelato il figlio Alan. Escluse le riviste. Circa un decennio Macksey fa aveva ceduto i più preziosi alla sua università, che li conserva nella stanza delle collezioni speciali: c’erano prime edizioni di Moby Dick di Herman Melville, Prufrock and other observations di T.S. Eliot, opere di Wordsworth, Keats e Shelley. Dopo la sua morte, poi, squadre di bibliotecari e archivisti avevano esaminato per tre settimane ogni angolo della sua casa da quasi 700 metri quadri, selezionando 35 mila volumi da distribuire nelle biblioteche dell’ateneo. Gli ultimi libri, infine, erano stati inviati a un libraio, in modo che il figlio potesse vendere la casa.

Le foto di libri, librerie e biblioteche sono molto popolari sui social network, tanto che — ha ammesso un portavoce di Instagram al Times — alcuni dei post di maggior successo contengono proprio quelle parole, immortalano grandi quantità di libri e rappresentano un’estetica accogliente e uno schema di colori caldi. «Siamo attratti dall’immagine, e ci inventiamo ogni sorta di storie sul proprietario e sulla biblioteca», ha spiegato al Times Ingrid Fetell Lee, autrice di Aesthetics of Joy, un blog che tratta il rapporto fra estetica e piacere. «Ciò che attira l’attenzione, però, è più viscerale. A darci quel piccolo brivido è qualcosa che riguarda l’abbondanza sensoriale di vedere grandi quantità di oggetti, nonché il senso di soddisfazione del caos organizzato e la meraviglia di quei soffitti alti». Ora la biblioteca personale del professor Macksey non c’è più ma lui, sostiene il figlio Alan, sarebbe contento così. «Mio papà amava più di tutto condividere con gli altri il suo amore per i libri e la letteratura», ha spiegato. «Sarebbe felice che la sua biblioteca continua a vivere attraverso questa foto».

Corriere della Sera, 16 gennaio 2022

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