Nel board di McDonald’s si sta combattendo una faida sulla cotenna dei maiali: da un lato c’è il miliardario Carl Icahn che, con in tasca 200 azioni, vuole strappare due posti nel consiglio di amministrazione proponendo un trattamento più etico degli animali; dall’altro ci sono i vertici della multinazionale, che sostengono sia impossibile nell’attuale industria della carne suina soddisfare le richieste dell’investitore. In mezzo ci sono loro, i maiali, che prima di finire nei panini di McDonald’s vengono allevati in modo inumano. Già nel 2012 il colosso con sede a Chicago si era impegnato a non comprare più carne suina da allevatori che utilizzano le minuscole gabbie di gestazione in cui vengono rinchiuse le scrofe durante la gravidanza, ma la promessa non è stata mantenuta appieno: al momento il 60% della carne americana di McDonald’s arriva da produttori che non fanno uso delle gabbie, così piccole che impediscono agli animali di girarsi e già illegali in California e Massachusetts, ma gran parte degli allevatori «virtuosi», ha raccontato Icahn, 86 anni, in un’intervista al Wall Street Journal, liberano le scrofe soltanto dopo 4 o 6 settimane — su 16 totali — di gestazione.

E così il miliardario che ha parzialmente ispirato l’avido Gordon Gekko del film Wall Street è andato all’assalto, influenzato — sostiene — dalla figlia vegetariana e amante degli animali, Michelle Icahn Nevin, che in passato ha lavorato con la no-profit Humane Society of the United States. Prima ha comprato una piccolissima quota della società, 200 azioni per un valore di circa 52 mila dollari, poi ha proposto per il consiglio di amministrazione due candidate che possano migliorare l’esistenza dei maiali e che andranno alle elezioni al meeting annuale degli investitori del 2022: Leslie Samuelrich, presidente di un fondo di investimento specializzato in energia sostenibile, Green Century Capital Management, e Maisie Ganzler, a capo della strategia di Bon Appétit Management Company. Quella di Icahn — 124simo umo più ricco del pianeta nel 2021, con un patrimonio di 15,8 miliardi di dollari — è una mossa piuttosto comune di questi tempi, da investitore attivista che persegue cause sociali, ma colpisce un’azienda in ottima salute, che ha visto le proprie azioni crescere del 18% nell’ultimo anno e raggiungere una capitalizzazione di mercato di 187 miliardi di dollari.

«Le nomine di Icahn fanno riferimento a una singola questione che riguarda l’impegno dell’azienda sulla carne suina, già introdotto dalla Humane Society U.S. attraverso una proposta degli azionisti», ha replicato con un comunicato l’azienda fondata nel 1940 a San Bernardino, in California, dai fratelli Richard e Maurice McDonald, e trasformata in un colosso globale da Ray Kroc a partire dal 1955, una storia raccontata dal film The Founder. «McDonald’s è leader in questo settore». Secondo i vertici della multinazionale, le richieste avanzate da Icahn — che oltretutto investe in produttori e distributori di carne ovina e suina, in particolare l’azienda Viskase — sono semplicemente irragionevoli: in ogni caso, però, McDonald’s si impegna già da quest’anno ad acquistare da allevatori che non utilizzano le gabbie gestazionali fra l’85% e il 90% della carne di maiale prodotta in America, arrivando al 100% entro il 2024. «È notevole», conclude tuttavia il comunicato, «che Icahn non abbia chiesto pubblicamente a Viskase di impegnarsi allo stesso modo».

Corriere della Sera, 21 febbraio 2022

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