Il massacro di Bucha è stato immediatamente smentito dal Cremlino e dai media che ne alimentano la propaganda ma — oltre al racconto dei testimoni e a un rapporto di Human Rights Watch che parla di esecuzioni sommariea confermare ciò che è avvenuto nei giorni del ritiro russo sono soprattutto le immagini satellitari. Nelle ore in cui sono emerse le prime foto e i video delle vittime — decine di corpi abbandonati lungo le strade della cittadina nei sobborghi di Kiev — i funzionari del governo e i giornalisti russi hanno accusato la propaganda ucraina di aver contraffatto le immagini e la resistenza di aver ucciso la sua stessa gente per poter rovesciare la responsabilità su Putin: una tecnica, quella di seminare confusione, che Mosca ha adottato per anni e che ha affinato con l’avvento dei social media. La stessa invasione dell’Ucraina, del resto, è stata smentita prima e dopo il 24 febbraio.

«Gli esperti del ministero della Difesa hanno riscontrato segni di video falsificati», ha commentato ad esempio il 4 aprile il ministero degli Esteri russo Sergej Lavrov, mentre il ministero della Difesa scriveva su Telegram che i corpi erano stati portati in strada dopo il ritiro delle truppe di Putin. I russi sostengono infatti che le immagini diffuse dopo la liberazione di Bucha il 31 marzo siano una bufala, «una provocazione di estremisti ucraini». Si riferiscono in particolare a un video girato da un veicolo ucraino in movimento in cui si vedono i corpi lungo una strada di Bucha: secondo la propaganda di Mosca, un cadavere muoverebbe una mano e un altro — ripreso nello specchietto retrovisore — si alzerebbe dopo il passaggio del mezzo. «Fra le prime immagini girate dagli ucraini, si vede un corpo inanimato che improvvisamente muove una mano», sosteneva un servizio televisivo andato in onda lunedì sul canale statale Russia-1. «Poi nello specchietto retrovisore si vede il morto che comincia ad alzarsi». Quello che in apparenza può sembrare un movimento, ha spiegato però su Twitter un giornalista di Bbc, Shayan Sardarizadeh, altro non è che una normale distorsione dello specchietto.

La propaganda di Mosca ha anche affermato che le vittime fossero state uccise dopo il ritiro delle truppe di Putin, avvenuto il 31 marzo. «Un’altra prova inoppugnabile che il genocidio di Bucha sia stato compiuto delle forze ucraine», affermava un articolo pubblicato sul giornale Komsomolskaya Pravda, vicino al Cremlino, mentre un’opinione pubblicata martedì sull’agenzia di stampa statale Ria Novosti riteneva che la strage fosse una scusa con cui l’Occidente intendeva imporre sanzioni ancora più dure contro la Russia. A smentire le tesi russe sono state però le immagini satellitari ad alta definizione di Maxar Technologies scattate a inizio marzo: incrociate con le foto e i video fatti sul campo dai giornalisti di tutto il mondo, entrati a Bucha poco dopo la liberazione, le immagini satellitari dimostrano che quei corpi sono rimasti sull’asfalto di via Yablunskaya per almeno tre settimane, e che sono stati uccisi quando l’esercito di Mosca era ancora in controllo della cittadina nei sobborghi di Kiev.

In un video girato da un consigliere comunale di Bucha il 1° aprile, ad esempio, si vedono molti corpi ammassati lungo la via: le immagini satellitari analizzate dal New York Times confermano che almeno 11 si trovavano sulla strada dall’11 marzo, quando i russi hanno occupato la cittadina. Secondo l’analisi del quotidiano newyorkese, quelle macchie nere «della dimensione di un corpo umano» sarebbero comparse nelle immagini fra il 9 e l’11 marzo, nella posizione esatta in cui poi sono stati ritrovati i corpi. In un altro video, girato sempre su via Yablunskaya, si vedono invece tre corpi, uno vicino a una bicicletta e uno nei pressi di una macchina abbandonata: osservando le immagini di Maxar Technologies, i giornalisti del Times hanno confermato che sono in quella posizione dal 20 o 21 marzo. I resoconti dei giornalisti sul campo parlano di decine di corpi abbandonati in strada, molti con le mani legate dietro la schiena e uccisi con un colpo di pistola sparato a bruciapelo: almeno 13 sono stati ritrovati attorno a un edificio che i testimoni sostengono fosse utilizzato come base dalle truppe russe prima della ritirata.

Smentite simili erano state fatte da Mosca riguardo al bombardamento del reparto maternità dell’ospedale di Mariupol, avvenuto il 9 marzo, in cui rimasero uccisi fra gli altri una donna incinta e il bambino che portava in grembo: in quel caso la propaganda sostenne che il fotografo dell’Associated Press Evgeniy Maloletka avesse inscenato le immagini e che la donna fosse soltanto un’attrice, fotografata prima in barella con degli schizzi di ketchup e poi in piedi e in salute. Di quell’episodio, il governo russo aveva fornito diverse versioni: prima che l’esercito di Mosca non spara sui civili (il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov), poi che l’edificio colpito era un ex ospedale rilevato dalle truppe ucraine (Dmitry Polyanskiy, primo vice rappresentante della Russia all’Onu), infine che «l’ospedale era la base del Battaglione Azov di estrema destra e che i civili ucraini erano stati usati come scudo» (il ministro degli Esteri Sergej Lavrov). La smentita è arrivata in un video girato dagli stessi russi qualche giorno fa, in cui la donna ritratta in piedi, Mariana Vyscemyrska, afferma — senza mai nominare i russi né la guerra, parola vietata dallo Zar — che quel giorno c’era un’altra ragazza insieme a lei, morta a causa delle bombe.

La strage di Bucha — se possibile — ha alzato però il livello del conflitto: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha mostrato martedì le immagini dei corpi in decomposizione al consiglio di Sicurezza dell’Onu, mentre l’ambasciatore russo alle Nazioni unite ha sostenuto la linea del Cremlino affermando, come avvenuto a Mariupol, che le immagini fossero una montatura, che si trattasse di attori che recitavano una parte. Questa stessa tesi è stata portata avanti sui social network da account ufficiali del governo russo e da media filogovernativi come Rt e Sputnik in inglese, spagnolo e arabo. Molti messaggi screditavano la versione ucraina indicando un video girato il 31 marzo in cui il sindaco di Bucha Anatoly Fedoruk sosteneva che la città fosse stata liberata dall’occupazione russa, senza tuttavia menzionare i corpi.

Nei giorni precedenti, in diverse interviste, Fedoruk aveva però denunciato omicidi e stupri, affermando che c’erano corpi ammassati nelle strade che non potevano essere raccolti perché i russi continuavano a usare l’artiglieria pesante. «Solo quando hanno liberato la città abbiamo potuto vedere la realtà e renderci conto della dimensione dell’orrore», ha confermato in un’intervista rilasciata a Greta Privitera sul Corriere. «Appena ho visto e capito ho raccontato». Anche in questo caso, le immagini satellitari di Maxar Technologies scattate fra il 18 e il 19 marzo, quindi oltre 10 giorni prima del ritiro russo, confermano il racconto del sindaco Fedoruk: nelle foto si vedono almeno 5 corpi abbandonati in una sola strada, ripresi prima che la città tornasse in mano agli ucraini.

Corriere della Sera, 6 aprile 2022

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