La rivolta dei blogger di Anonymous contro il cartello narcos di Los Zetas

New York. La sanguinosa guerra dei cartelli della droga messicana si sta spostando dalle strade al web, in una specie di rivincita dei nerd contro la seconda organizzazione del Messico, Los Zetas, il gruppo più violento e meglio organizzato, legato in Italia da un’alleanza con la ‘ndrangheta per il traffico di stupefacenti. Questa volta il nemico incontrato potrebbe essere però difficile da affrontare con le armi e da uccidere. Forse persino da individuare. A minacciare Los Zetas è un video pubblicato su YouTube in inglese e spagnolo da Anonymous, un collettivo internazionale di attivisti e hacker che chiede la liberazione di un membro molto rispettato rapito durante una manifestazione nello stato messicano di Veracruz. Nel filmato, un uomo con voce modificata al computer e in faccia una maschera di Guy Fawkes, personaggio reso celebre dal film V per Vendetta e simbolo del gruppo, promette di rivelare l’identità e gli indirizzi dei membri del cartello e dei loro collaboratori: giornalisti, politici e poliziotti corrotti, addirittura di alcuni tassisti. Quello di Anonymous è un ultimatum spietato: nella guerra dei cartelli l’anonimato è infatti l’unica forma di difesa. Pubblicare i nomi dei Los Zetas e dei loro collaboratori equivale a una condanna a morte, un grande regalo per i cartelli rivali. “Sappiamo chi sono e dove sono”, spiega l’uomo in maschera nel filmato. “Avete fatto un errore a rapire uno di noi, liberatelo, se gli succede qualcosa vi ricorderete per sempre del 5 novembre”.  Los Zetas è un’organizzazione paramilitare guidata dal trafficante Heriberto Lazcano con migliaia di omicidi alle spalle e una lunga storia di rapimenti, massacri e attacchi terroristici contro civili, responsabile anche di alcune delle maggiori stragi degli ultimi mesi, come i 52 morti nell’assalto al casino di Monterrey o i 193 del massacro di Tamaulipas. Fondato alla fine degli anni novanta da un gruppo di disertori dellw forze speciali dell’esercito messicano, da alcuni Kaibiles guatemaltechi e da ex poliziotti corrotti, inizialmente era il braccio armato del cartello del Golfo, un esercito di mercenari che guardava le spalle al leader Osiel Cardenas Guillen e che dava la caccia e uccideva i membri delle bande rivali. Dopo l’arresto di Guillen nel 2003 i due gruppi cominciarono a cooperare, fino a che nel febbraio 2010 cominciò la secessione dei Los Zetas, che diede il via a una violenta faida e a una lunga scia di sangue. E’ il cartello più temuto del paese, il più feroce in una guerra che ha seppellito oltre 40.000 morti solo negli ultimi quattro anni. La minaccia di Anonymous, gruppo di hacker noto più che altro per gli attacchi contro i siti internet di banche, aziende e istituzioni o per la campagna in favore di WikiLeaks, potrebbe ora metterlo in ginocchio con armi virtuali, rendendo pubblici volti e segreti. “Non ci possiamo difendere con un’arma”, spiega nel video l’uomo mascherato, “ma lo possiamo fare con le loro macchine, le case, i bar, i bordelli e tutto quello che è in loro possesso”. L’annuncio ha scatenato grandi dibattiti e una grande paura fra tutti coloro che potrebbero esserne risucchiati. La rivolta degli hacker, ribattezzata Op Cartel, potrebbe dare luogo a una guerra ancora più violenta di quella avuta finora, ma ha comunque il sostegno del web, stufo dei soprusi dei grandi cartelli della droga. Già negli ultimi mesi Anonymous aveva rivendicato alcune manifestazioni, definite “tempeste di carta”, in cui denunciava attraverso una pioggia di volantini la corruzione e le connessioni con i cartelli dei politici dello stato di Veracruz. La settimana scorsa il collettivo ha poi sferrato il primo colpo attaccando il sito internet di un ex pubblico ministero dello stato di Tabasco, Gustavo Rosario Torres, e rimpiazzando l’home page con una zucca di Halloween e il messaggio “Rosario è uno Zeta”. Anche per gli hacker l’anonimato non è comunque garantito. Il cartello ha numerosi informatori e collaboratori fra la polizia che potrebbero riuscire a individuare gli attivisti con mezzi sofisticati. A quel punto la condanna a morte sarebbe scontata: soltanto il mese scorso alcuni blogger che usavano internet per diffondere informazioni sui cartelli sono stati trovati appesi sotto un ponte di Nuevo Laredo, città al confine con gli Stati Uniti. Vicino ai loro corpi c’era un messaggio. “Questo è quello che succede a chi scrive cose divertenti su internet”. Pubblicato il 6 ottobre, il video ha catturato l’attenzione del pubblico solamente negli ultimi giorni, attirando numerose voci che smentiscono o confermano, mai ufficialmente, l’operazione di Anonymous, gruppo senza capi né gerarchie. Il 5 novembre si saprà se il collettivo fa sul serio ma, come spiega l’uomo mascherato, “internet è libero, noi non dimentichiamo e non perdoniamo”.

Il Riformista, 3 novembre 2011

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