Il candidato ideale non c’è e l’Iowa pensa a Romney

New York. A quattro giorni dal caucus dell’Iowa, che aprirà la contesa elettorale repubblicana, la nebbia che offusca i pensieri degli elettori dello Stato è ancora molto fitta. Mentre la continua altalena nei sondaggi toglie ogni certezza ai candidati, molti elettori spiegano che prenderanno la propria decisione solo all’ultimo istante, durante il caucus del prossimo 3 gennaio. Gli ultimi sondaggi evidenziano il ritorno di Mitt Romney, una crescita che porterebbe verso una corsa a due con il deputato del Texas Ron Paul, protagonista di un’ascesa irresistibile nell’ultima settimana, che sembra però già conclusa. L’ultima rilevazione di Rasmussen Reports vede Romney, in testa di un punto su Paul, attestarsi al 23%, mentre l’ex favorito Gingrich ha cominciato a perdere consensi, come era successo negli ultimi mesi a Michelle Bachmann, Rick Perry ed Herman Cain, scivolando addirittura in quarta posizione. Davanti a lui è emerso per la prima volta l’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, salito al 16% dei consensi. Santorum è però l’ennesima dimostrazione dell’insoddisfazione dell’elettorato repubblicano dell’Iowa, ormai giunto senza successo al termine della lunga ricerca di un forte candidato conservatore. Il partito repubblicano si è frammentano come in ogni ciclo elettorale, cercando la giusta combinazione fra un candidato molto conservatore e uno in grado di vincere le elezioni a novembre. “Il partito repubblicano in Iowa è un terreno molto caratteristico”, spiega al Riformista Richard Mansbach, politologo della Iowa State University. “Il partito è controllato dai cristiani evangelici e dai conservatori sociali, che non hanno trovato nessun candidato adatto a loro. Mitt Romney è il favorito per circa un quarto del partito, mentre gli altri lo vedono come un liberal del Massachusetts e guardano con diffidenza al suo credo mormone”. Secondo Mansbach “il sistema del caucus rende comunque possibili parecchie sorprese, visto che il risultato dipenderà soprattutto da chi uscirà di casa per assistere a ore di dibattiti in quella che potrebbe essere una notte fredda e innevata. Nel caucus il risultato è molto meno prevedibile che nelle primarie, e probabilmente quest’anno non ci sarà nessun chiaro vincitore. A beneficiarne sarà Romney, che non avrà perso in uno stato in cui la maggior parte dei repubblicani non lo sostiene”. L’ex governatore del Massachusetts, forte della recente resurrezione nei sondaggi, sta spendendo gli ultimi giorni di questa lunga campagna ad attaccare Ron Paul, emerso come principale antagonista. Nonostante una salda base di sostenitori, però, Paul è al centro di aspre polemiche in tutti gli Stati Uniti. A scatenare le critiche sono state una serie di newsletter razziste che avrebbe scritto negli anni novanta e che ciclicamente tornano a galla durante le sue campagne elettorali. Le newsletter, scritte in prima persona, hanno messo Paul davanti a frasi piuttosto imbarazzanti, in cui parla di malaugurata “scomparsa della maggioranza bianca” e di presunti complotti del Mossad. Paul nega la paternità di quelle frasi, attribuendole al suo staff, ma sulla sua candidatura comincia anche ad allungarsi l’ombra di gruppi di estrema destra, che stanno facendo campagna elettorale per lui. Don Black, direttore del sito internet suprematista e nazionalista Stormfront non ha perso occasione per sottolineare come i suoi compagni stiano facendo i volontari per Paul, come è successo anche fra i membri del gruppo di estrema destra Militia of Montana. Suprematisti bianchi e antisionisti si schierano dunque con Paul, che nonostante accolga con freddezza il sostegno della destra estrema, non lo rinnega. “Se mi vogliono appoggiare, vuol dire che loro sono d’accordo con quello che dico o faccio, non viceversa”, ha spiegato in un’intervista televisiva qualche giorno fa. Mentre le proteste degli indignati irrompono sul dibattito politico con una manifestazione davanti al quartier generale di Ron Paul, terminata con cinque arresti, i consensi di Mitt Romney sembrano tornare a crescere al momento giusto. L’ex governatore del Massachusetts è stato molto cauto sulle sue aspettative per l’Iowa, dopo la batosta ricevuta quattro anni fa contro Mike Huckabee, che aveva raccolto il voto dei conservatori sociali. Stavolta però per Romney potrebbe esserci un inaspettato lieto fine. E l’inizio di una campagna più facile per la nomination.

Il Riformista, 30 dicembre 2011

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