“Romney ha un match point e pensa a un vice ispanico”

New York. Con Iowa e New Hampshire ormai alle spalle, conquistati più o meno agevolmente da Mitt Romney, il South Carolina, dove si voterà il 21 gennaio, sarà un campo di battaglia decisivo in queste primarie repubblicane. Sarà il primo Stato del sud a esprimersi, oltre a essere il primo in pessime condizioni economiche, con un livello di disoccupazione che a novembre era al 9,9%, superiore ai dati nazionali, e un reddito medio fra i più bassi degli Stati Uniti. Nonostante sia terra di evangelici e conservatori sociali, il moderato Mitt Romney resta in testa nei sondaggi con il 23% dei consensi, in lieve vantaggio su Newt Gingrich, che ha recuperato terreno salendo al 21%. Rick Santorum e Ron Paul, rispettivamente al 14 e al 13% secondo la rilevazione di Insider Advantage, lotteranno probabilmente per il terzo posto, mentre Perry e Huntsman possono sperare in un colpo a sorpresa. Nel Palmetto State, che fu il primo a dichiarare la secessione nel dicembre 1860 dando il via alla guerra civile americana, la campagna elettorale è cominciata ancora prima del voto in New Hampshire. In questi giorni molti dei candidati si stanno infatti giocando le ultime carte. Ne parliamo con Larry Sabato, celebre analista politico americano e direttore del Center for Politics della University of Virginia, prestigiatore del pronostico che durante le elezioni di metà mandato del 2006 fu l’unico a indovinare l’esatto numero di seggi conquistato dai democratici in Congresso.

Romney ha già chiuso la pratica?

“Romney non può ancora essere considerato il candidato repubblicano, ma una sua vittoria in South Carolina e Florida costringerà probabilmente molti degli altri candidati a ritirarsi”.

Chi può dargli filo da torcere fino alla fine?

“Ron Paul presumibilmente darà battaglia fino alla fine. La campagna di Paul è più che altro un movimento e il deputato texano vuole diffonderne il programma il più possibile. Non ha possibilità di ottenere la nomination, ma alla convention del partito potrebbe far venire il mal di testa ai repubblicani”.

I candidati stanno cercando di screditare Romney, prendendo di mira i suoi toni moderati e il passato nella finanza.

“Romney potrebbe essere indebolito dalle accuse degli altri candidati. Vedremo a cosa porteranno questi attacchi sul suo ruolo a Bain Capital. Questi attacchi sono più adatti a un’elezione presidenziale, alcuni repubblicani potrebbero sentirsi offesi e considerarli ingiusti. Gingrich e il suo Super Pac sono quelli che spingono con gli attacchi sul passato di Romney in finanza. Gingrich ha bisogno di fare bene in South Carolina per andare avanti”.

A dipingere Romney come Gordon Gekko, avido protagonista del film Wall Street, è stato principalmente Newt Gingrich, che ha anche diffuso un breve film sugli anni passati da Romney a capo dell’azienda di Boston. L’ex speaker della Camera nelle ultime ore ha però allentato la presa, ammettendo di essere andato oltre. Dopo aver ricevuto un dono da 5 milioni di dollari dal miliardario Sheldon Adelson, magnate dei casinò all’ottavo posto fra i più ricchi d’America, Gingrich si trova con le spalle al muro e si gioca molto in South Carolina. Come l’ex speaker anche Santorum e Huntsman hanno beneficiato ultimamente di importanti donazioni: il Super Pac di Santorum ha ricevuto un sostanzioso finanziamento da Foster Freiss, businessman del Wisconsin e sostenitore della destra evangelica, mentre Huntsman può contare sulla fortuna del padre, che prima inventò e ora produce la confezione dei panini di McDonald’s. Nessuno però ha raccolto quanto Mitt Romney. Nel quarto trimestre del 2011 l’ex governatore del Massachusetts ha ottenuto donazioni per 24 milioni di dollari, raggiungendo un totale di 56 milioni.

Romney si prepara così ad affrontare South Carolina e Florida con un tesoretto di 19 milioni di dollari a disposizione.

“Questo gli permette non solo di mandare in onda spot televisivi, ma di anche di spingere più persone al voto e di allestire strutture per la campagna elettorale negli early states, i primi a votare. Sarà molto importante soprattutto in Florida, dove fare campagna elettorale è molto costoso. In questo momento Romney è l’unico con abbastanza risorse per poterlo fare”.

I prossimi due stati a votare segneranno dunque irrimediabilmente le primarie repubblicane?

“Se nessuno intaccherà il sostegno di Romney in South Carolina e Florida, gli altri candidati, fatta eccezione per Paul, potrebbero ritirarsi prima di finire i soldi. A quel punto il partito si stringerà intorno a Romney, specie se solo Paul continuerà a sfidarlo”.

In South Carolina c’è dunque aria di match point per Mitt Romney che, dopo aver lanciato il proprio attacco a Barack Obama un attimo dopo la chiusura dei seggi in New Hampshire, comincia già a pensare alla scelta del vice presidente.

“Il senatore della Florida Marco Rubio è in cima alla lista, ma il senatore del South Dakota John Thune, Susana Martinez e anche il governatore della Virginia Bob McDonnell hanno qualche possibilità. Il voto ispanico è importante e i repubblicani rischiano costantemente di perderlo. Un vicepresidente latino sarebbe potenzialmente d’aiuto per intaccare l’egemonia di Obama su quella fetta dell’elettorato”.

Il punto debole di Romney è proprio questo, tanto che avvicinandosi alla Florida l’ex governatore del Massachusetts ha lanciato il suo primo spot in spagnolo, in cui si congeda con un poco convinto muchas gracias che difficilmente farà colpo sugli elettori latini. A novembre, secondo un sondaggio di Univisión Network, prenderebbe il 24% dei voti ispanici contro il 67% di Obama, ma un vicepresidente come Marco Rubio o il governatore del New Mexico Susana Martinez potrebbe cambiare non poco gli equilibri.

Libero, 15 gennaio 2012

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