Nelle confraternite americane ci sono stati due morti nel giro di una settimana. Alla San Diego State University, il 19enne Dylan Hernandez è stato ritrovato incosciente in camera giovedì scorso, dopo aver presto parte a una festa studentesca, ed è morto nel weekend. Le cause del decesso non sono ancora state rese pubbliche, ma la decisione dell’università di sospendere le 14 confraternite attive nel campus non lascia molti dubbi. Martedì notte la stessa sorte è toccata a un coetaneo della Washington State University: Samuel Martinez, anche lui studente al primo anno, è morto all’interno dell’edificio della Alpha Tau Omega: a nulla sono serviti il massaggio cardiaco tentato dai confratelli e l’intervento dei medici. Nel suo caso, le indagini hanno dato una prima indicazione: il decesso sarebbe dovuto all’alcol. A Pullman, dove ha sede l’università statale, le confraternite si sono autosospese.

Perché è importante. I due studenti sono soltanto le ultime vittime delle confraternite universitarie, dove le matricole vengono sottoposte a selvaggi riti d’iniziazione a base di alcol e i controlli sono sempre stati molto limitati: basti pensare che, per legge, i ragazzi non potrebbero bere fino all’ultimo anno. In tutto il Paese ci sono circa 10 mila confraternite, con 400 mila membri che si dedicano alla cosiddetta greek life: si iscrivono per status, per networking, ma soprattutto per l’alcol e per il sesso.

Come abbiamo scritto nel racconto “Una confraternita di idioti” pubblicato su Futura, la newsletter sull’identità del Corriere, fra gennaio 2010 e giugno 2018 nelle confraternite americane ci sono state oltre 40 vittime, fra cui Timothy Piazza, uno studente al secondo anno di Penn State che è morto nel 2017 dopo aver bevuto 18 drink in 82 minuti. Grazie alla battaglia dei suoi genitori, oggi le confraternite hanno cominciato a istituire controlli e anche i tribunali hanno cambiato approccio. Lo scorso anno il 21enne Ryan Burke è stato condannato a tre mesi di arresti domiciliari e 27 di libertà vigilata proprio per la morte di Piazza. A luglio Matthew Nequin, ex studente di Louisiana State University, è stato condannato per l’omicidio colposo di una matricola, morta nel 2017 per abuso di alcol: rischia fino a cinque anni di carcere.

Corriere della Sera, 15 novembre 2019 (newsletter AmericaCina)

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