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I dipendenti del più grande mattatoio d’Europa nella regione tedesca della Renania settentrionale-Vestfalia, i fedeli di una chiesa cristiana in Corea del Sud, gli invitati di un matrimonio a Spalato, in Croazia. Ogni focolaio ha la sua storia, eppure c’è un elemento comune che lega i Paesi in cui il coronavirus ha ricominciato a circolare e la curva dei contagi a crescere: un generale rilassamento dei cittadini rispetto alle norme di distanziamento sociale, come ha spiegato a inizio agosto il premier greco Kyriakos Mitsotakis ai giornalisti che domandavano le cause della seconda ondata di coronavirus che ha colpito il suo Paese. A Ferragosto in Grecia sono stati registrati 251 contagi, un record dall’inizio della pandemia, ma soltanto il 10% dei nuovi casi è «importato», ovvero è legato — come si temeva — al turismo straniero: secondo le autorità locali, la trasmissione è dovuta principalmente ai greci che tornano da viaggi nei Balcani, agli eventi sociali, agli assembramenti nei locali e ai mezzi di trasporto pubblico.

Feste, matrimoni e vacanze all’estero sono fra le situazioni che stanno contribuendo maggiormente alla ripartenza del coronavirus in tutto il mondo: in Spagna un focolaio è divampato da una party nella comunità valenciana; in Croazia molti casi sono associati a locali notturni, soprattutto sulla costa, dove sono stati infettati turisti locali e stranieri (italiani compresi). In Polonia 24 persone sono risultate positive dopo un matrimonio a Lukowica, tra cui i membri della band. Oltre 50 invitati sono stati contagiati a una cerimonia a Kleve, in Germania, Paese in cui aumentano i casi fra i vacanzieri rientrati dall’estero. Anche Sarajevo è stata colpita dai casi «di ritorno», in particolare dalla regione serba di Sandjak dove molti bosniaci hanno legami familiari.

A preoccupare le autorità sanitarie sono poi i luoghi di lavoro. In Francia il 24% dei nuovi contagi è stato localizzato in aziende pubbliche e private; in Spagna, nell’area di Saragozza, molti dei contagi arrivano dai lavoratori stagionali della frutta. Lo stesso si è verificato nella Central Valley californiana — area rurale in cui i lavoratori agricoli arrivati per la stagione del raccolto hanno paura di fare il tampone perché temono di perdere lo stipendio — e in Germania, dove a inizio agosto, oltre 250 lavoratori stagionali impiegati nella raccolta dei cetrioli sono risultati positivi nel distretto bavarese del Dingolfing-Landau.

Nella regione polacca della Slesia, più di 1.200 minatori di tre diverse compagnie del carbone hanno contratto il virus nelle ultime settimane, così come i dipendenti di alcuni mattatoi europei: in Belgio, nelle Fiandre nord-occidentali, 67 lavoratori di un macello sono risultati positivi; nella Renania settentrionale-Vestfalia, in Germania, un focolaio è divampato a metà giugno nel più grande mattatoio d’Europa, quello dell’azienda Tönnies, che ha registrato oltre 1.500 contagi tra i dipendenti. In Israele, poi, diversi contagi sono scaturiti nei luoghi religiosi, così come in Corea del Sud, dove oltre un centinaio sono attribuibili alla chiesa cristiana di Sarang Jeil a Seul, secondo grande focolaio dopo quello di marzo nella comunità di Shincheonji, a Daegu.

A favorire le infezioni sono normalmente i luoghi chiusi e poco ventilati, l’assenza di distanziamento e i comportamenti incauti dei nuovi positivi che, quasi ovunque, hanno un’età media più bassa rispetto ai mesi scorsi, anche se per ora non ci sono state conseguenze evidenti su ricoveri e decessi. In Francia, ad esempio, i contagi sono aumentati molto nella fascia fra i 20 e i 30 anni, mentre in Germania, nella seconda settimana di agosto, l’età media dei nuovi malati era di 34 anni.

Corriere della Sera, 19 agosto 2020 (pagina 7, versione multimediale)

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