A Richmond, Virginia, era rimasto soltanto il generale Robert Lee a cavallo: la scorsa estate le autorità democratiche della vecchia capitale confederata erano riuscite a rimuovere tutte le statue che dominavano Monument Avenue, tranne quella del condottiero sudista che era stata salvata da un lungo contenzioso legale. Ieri, con l’autorizzazione della Corte Suprema, è caduto infine anche l’ultimo ricordo della Guerra Civile americana. «Tre, due uno», ha urlato un operaio nero, levando il pugno in aria, dopo aver imbragato il generale e il suo destriero nelle cinghie che li avrebbero deposti. Tutto intorno, centinaia di persone intonavano i cori delle proteste americane, delle rivolte per la giustizia sociale che hanno travolto le strade americane un’estate fa: «Whose streets? Our streets». Di chi sono queste strade? Sono le nostre.

«Era impensabile, anche solo due anni fa, sperare che le statue di Monument Avenue venissero rimosse», ha commentato all’Associated Press Ana Edwards, attivista locale e fondatrice del Virginia Defenders for Freedom Justice & Equality. «Stiamo scrostando gli strati di ingiustizia che i neri e le persone di colore hanno subito quando erano governati da politiche suprematiste». Che la giustizia sociale si ottenga (anche) abbattendo statue oppure — come ritengono i detrattori — che sia ingiusto cancellare un pezzo di Storia e di arte, quella di bronzo alta 6 metri del generale Lee, che dominava Richmond dal 1890, è stata rimossa, adagiata a terra e poi segata in due per permetterle di passare sotto i cavalcavia e finire poi in un deposito segreto, in attesa che il suo destino venga deciso.

«Spero che sia l’inizio di una nuova era per la Virginia», ha affermato il governatore democratico Ralph Northam, che per primo aveva ordinato la rimozione lo scorso anno, dopo la morte di George Floyd sotto il ginocchio di un poliziotto bianco. Resta, per ora, il piedistallo di granito, alto 12 metri e imbrattato di scritte per la giustizia sociale e a favore di Black Lives Matter: sotto gli operai dovrebbero recuperare oggi una capsula del tempo, seppellita 134 anni fa, che potrebbe contenere una foto rara e di grande valore storico del presidente Abraham Lincoln, l’uomo che sconfisse la schiavitù.

Corriere della Sera, 9 settembre 2021 (newsletter AmericaCina)

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