«Non ha senso far morire i nostri soldati con attacchi tra i cinque livelli di tunnel sotterranei della fabbrica», aveva detto il colonnello Eduard Basurin, portavoce degli indipendentisti filorussi di Donetsk, riferendosi alle acciaierie Azovstal in cui è asserragliata la resistenza di Mariupol. «Dobbiamo perciò prima bloccare tutti gli ingressi, poi ci penseranno le armi chimiche a snidare le talpe dalle loro tane».

Ieri gli ultimi difensori della città, i circa 3 mila uomini del battaglione ultranazionalista Azov, hanno accusato i russi di averle lanciate, quelle armi chimiche, usando un drone: tre persone hanno dichiarato in un video di aver avuto i sintomi di una sindrome «vestibulo-atactica», con vomito, bruciore agli occhi, vertigini e insufficienza respiratoria, ma il presidente Zelensky non ha confermato.

Il Pentagono ha replicato di aver ricevuto i report, ma di non essere in grado di confermare. La stessa cautela è stata usata da molti esperti, alcuni dei quali piuttosto scettici, mentre la Gran Bretagna ha affermato che vi potrebbero essere conseguenze nel caso fosse vero. «Tutte le opzioni sono sul tavolo», ha detto il ministro delle Forze armate britanniche James Heappey.

Al momento non esistono prove dirette, nessuno può verificarlo nell’immediatezza, come ha specificato su Twitter l’esperto Dan Kaszeta, autore di un libro sulla storia degli agenti nervini, secondo il quale è difficile fare una diagnosi da remoto. La città è infatti sotto assedio, senza testimoni indipendenti: per Eliot Higgins, fondatore del sito Bellingcat, i sintomi denunciati non sarebbero inoltre compatibili con agenti nervini. È possibile che gli invasori abbiano utilizzato gas lacrimogeni molto potenti (Cs), che provocano bruciori, vomito, nausea: sono alcuni dei sintomi denunciati. Contengono elementi «chimici», ma non sono armi letali come il gas nervino: l’impatto sul fisico dipende dal tipo, dalla composizione e dall’area.

Le granate Cs (o simili) sono state usate da polizie impegnate in ruolo di anti-sommossa in molti Paesi — anche se sono proibite — e da eserciti in combattimenti «urbani». A Mariupol gli ucraini si muovono infatti in tunnel, gallerie, ambienti ristretti: questa rete difensiva nella zona dell’acciaieria Azovstal ha permesso loro di «tenere» per settimane. Chi attacca, forse, ha provato a stanarli ricorrendo ai «gas».

È chiaro che l’eventuale ricorso a ordigni non convenzionali reali — non i Cs — sarebbe un’escalation pericolosa. Nelle scorse settimane fonti occidentali hanno paventato questo rischio e c’è chi ha chiesto alla Nato di tracciare una linea rossa. Se Mosca la valica, servirà una reazione adeguata. Ma non tutti sono convinti che sia saggio: una volta fissato il confine, poi sei costretto a reagire.

Corriere della Sera, 12 aprile 2022 (pag 3 del 13 aprile)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...