I vertici del Pentagono da Ramstein avvertono che il «tempo gioca in favore della Russia» e dunque l’aiuto in favore di Kiev deve essere rapido. A coordinarlo Eucom, il comando Usa in Europa, e l’International Donors Coordination Center, entrambi a Stoccarda, Germania.

L’Armata russa attacca a sud ed a oriente usando tutta la sua potenza di fuoco. Martella trincee e postazioni, un tiro pesante. Ammorbidisce e distrugge in vista di un assalto. Al tempo stesso prova a mantenere le «distanze» per subire meno perdite. La resistenza ha bisogno di rispondere. Da qui la fornitura, solo nelle ultime settimane, di «pezzi» analoghi. I cannoni trainati o semoventi, lanciarazzi multipli con proiettili guidati capaci di ingaggiare l’invasore sul lungo raggio. Usa, Canada, Olanda sono stati tra i primi a impegnarsi. Poi francesi e Paesi dell’Est. Per essere efficace l’artiglieria richiede una buona ricognizione: i radar da scoperta (garantiti ancora da americani e olandesi). I droni-kamikaze (Switchblade, Phoenix Ghost) e d’attacco (TB 2 turchi) hanno accresciuto le capacità.

L’attacco

Si è a lungo discusso sulla possibilità di consegnare carri armati, c’erano dei dubbi (solo iniziali). Gli alleati si sono rivolti di nuovo agli Stati confinanti, come Polonia e Slovacchia, che hanno messo a disposizione tank identici a quelli già impiegati dall’esercito di Zelensky. Scelta logistica e «conveniente», per non sprecare altri giorni nel training. Ora però si parla di mezzi di concezione occidentale. La compagnia tedesca Rheinmetall ha offerto a Berlino decine di Leopard attualmente nei depositi (Italia e Svizzera). Modelli 1 e 2. Si ripropone in questo caso il tema training, per quanto veloce richiede settimane. Vedremo. Londra ha invece proposto la soluzione «scambio circolare»: passa i suoi Challenger 2 ai polacchi e loro aumentano il lotto di T-72 a Kiev. Quindi sono stati schierati o promessi blindati di vario tipo. I Bushmaster australiani, vecchi M113, Mastiff britannici. I corazzati sono «scudo» e «lancia»: contrastano l’avanzata, servono per il contrattacco. La Nato ritiene che l’aggredito non solo è in grado di «non perdere» ma potrebbe anche vincere . Valutazione che tuttavia non trova tutti d’accordo.

La copertura

La copertura anti-aerea è indispensabile. L’alleanza ha consegnato missili Stinger, Mistral, Starstreak e Strela (quest’ultimi acquistati nell’Est Europa) per le basse quote e S300 slovacchi. Decine i velivoli abbattuti. Servirebbe molto di più. La Germania — è la novità di queste ore — ha dato luce verde per un certo numero di blindati Gepard (due mitragliatrici con radar). Nelle scorse settimane è stato invece massiccio l’invio alleato degli anti-tank portatili (Javelin, NLAW, AT 4) e di alcuni anti-nave. Quanto alla componente aerea il supporto è stato meno intenso: pezzi di ricambio, forse qualche vecchio Mig polacco, una pattuglia di elicotteri Mi-17.

La logistica

L’aumento del flusso comporta problemi di trasporto e sicurezza. Infatti la Russia ha iniziato a colpire in modo sistematico gli snodi ferroviari nel centro e nell’ovest, azione affidata a cruise lanciati da grande distanza. Sono i treni, insieme ai camion, a trasportare i carichi. I russi proveranno a distruggere binari, stazioni e i magazzini (magari mimetizzati) che ospitano il materiale. Enorme la domanda per le munizioni, con alcune imprese a gestire l’appalto rivolgendosi sempre all’Est. Riappare la questione delle scorte (per gli Stinger) e della produzione, le industrie sono mobilitate, si stabiliscono tabelle di marcia, ma nessuno ha idea di quanto il conflitto possa durare. C’è sempre il fattore tempo che può diventare determinante. E a far da cornice instabile la guerra segreta tra i due contendenti, con sabotaggi ed «incidenti»: mercoledì mattina i russi hanno segnalato l’incendio in un deposito militare nella regione di Belgorod, già teatro di episodi simili. Possono essere provocati dalla casualità ma anche da incursioni.

Corriere della Sera, 27 aprile 2022 (pag 5)

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