È una grande «rete da pesca», dal Baltico fino al Mar Nero: a gettarla sono gli aerei da sorveglianza occidentali, compresi quelli svedesi. È un dispositivo attivo da ben prima dell’invasione in Ucraina, ma diventato ora massiccio. Sono questi mezzi sofisticati a seguire i russi impegnati nelle operazioni belliche: cercano di capire in anticipo quali siano le mosse, le direzioni, persino gli ordini impartiti da comando e ufficiali. Gli invasori si proteggono, reagiscono con il jamming, tentando di disturbare l’attività. Le comunicazioni dell’Armata dovrebbero essere criptate, ma sono frequenti i casi di dialoghi non protetti.

Lo schieramento è ampio. Velivoli a pilotaggio remoto — ossia droni, come i Global Hawk di base a Sigonella — e poi i ricognitori elettronici, dotati di sensori radar e per l’ascolto delle varie frequenze. La profondità degli apparati è significativa: un Awacs, uno dei radar volanti della Nato, vede un elicottero a 400 chilometri di distanza, molto all’interno dei confini dell’Ucraina, pur rimanendo al di fuori dello spazio aereo e agendo così in una cornice legittima.

«Mettendo insieme tutte queste informazioni si riesce ad avere il quadro della situazione, perché con questi sistemi si ascoltano le telefonate e si localizzano, così come si captano le comunicazioni radio e si individuano le unità», spiega al Corriere il generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore della Difesa Italiana.

I dati sono poi confrontati con quelli contenuti nelle gigantesche «librerie» dell’alleanza: a ogni frequenza corrisponde un reparto, e così viene catalogato. Il volume di segnali può essere un insieme caotico da cui non si tira fuori nulla, perché quando hai troppo rischi di essere sommerso.

Oggi però i software assorbono le informazioni, le elaborano e poi forniscono la situazione tattica sul terreno, con quello che sta accadendo e quello che probabilmente accadrà. Questo comporta che la conoscenza sia rivelata con prudenza, per evitare che anche l’avversario ne possa trarre giovamento. Questa attività aerea è poi integrata dai satelliti.

È stato spesso ipotizzato un supporto della Nato ad alcune azioni delle forze di Kiev: dall’attacco al Moskva al possibile tentativo di eliminare il generale Valerij Gerasimov, magari seguendo le sue tracce elettroniche. «Sono supposizioni», dice Camporini. «È possibile che l’arrivo dell’ufficiale sia stato anticipato da una comunicazione della sua scorta, e che quella chiamata sia “arrivata” fino in Occidente. Una volta che i movimenti del target sono noti, poi, posso mirare con precisione a obiettivi di elevato valore».

Le informazioni, però, non sono mai immediate: devono essere analizzate prima di essere riferite. Secondo fonti Usa, ci può essere una differenza di 30-60 minuti nel passaggio delle soffiate: è allora inevitabile che possano esserci dei ritardi, che aiutano l’avversario. Come nel caso di Gerasimov: il generale è sfuggito per poco al tiro nemico.

Corriere della Sera, 4 maggio 2022 (pag 8, pag 9)

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