A est, nel Donbass, i fiumi sono come trincee, ostacoli naturali per rallentare le avanzate e coprire i ripiegamenti. A volte però non bastano. I russi muovono su più assi, con una manovra aggirante. Le due ali — dicono gli inglesi — sono distanti una trentina di chilometri, l’intento è quello di chiuderle attorno alle truppe avversarie. I soldati di Putin hanno sfondato in un paio di punti attorno a Popasna, hanno tagliato la strada Bakhmut-Lysychansk e sono entrati in alcune parti di Lyman, mosse — osservano gli strateghi indipendenti — necessarie per puntare su Severodonetsk. Gli ucraini possono solo tenere, temono l’accerchiamento e non sono certo nelle condizioni di sferrare controffensive su larga scala: ora si limitano a rapidi contrattacchi. Oggi devono evitare un collasso, il domani aspetta. Anche se ci stanno pensando, e come loro i nemici.

I contendenti sono preparati mentalmente ad una lotta prolungata, parliamo di mesi. Mosca procede lentamente, senza avere un calendario incombente. Diverse le mete: l’acquisizione di maggior territorio possibile a oriente, la protezione delle aree conquistate con eventuale costruzione di difese — bunker, posizioni interrate — stabili, la creazione di punti d’appoggio per eventuali balzi in avanti, il consolidamento nel sud e il mantenimento del blocco navale lungo la costa. L’Armata deve però racimolare forze, gli esperti non sono convinti che possa farlo senza ricorrere alla mobilitazione. Il dubbio riguarda anche le condizioni delle unità, in quanto ha lanciato le migliori in un’azione dispendiosa: potrebbero presto raggiungere il limite. Indiscrezioni di fonte ucraina affermano che Mosca ha tirato fuori dai depositi vecchi tank T-62.

Entro uno o due mesi — osserva l’ex generale australiano Mick Ryan — i russi rischiano avere il fiato corto, corrosi da settimane di scontri, senza avere i Battaglioni a sufficienza. Dunque dovrebbero passare a una strategia difensiva che comporta nuovi impegni, truppe poco abituate a gestire la popolazione, con il rischio di incursioni di commandos e dell’attività di «partigiani». Alcuni attentati avvenuti nelle zone occupate rappresentano dei piccoli lampi. Un buon numero di osservatori è sulla stessa linea di Ryan, ritiene che il tempo non sia a favore di Putin.

Non mancano però interpretazioni contrarie, rinforzate dagli ultimi sviluppi. Il trascinamento della guerra d’attrito — affermano — rischia di danneggiare maggiormente gli ucraini. È stato scritto di tutto sulle carenze della Russia, sul declassamento dei piani, tuttavia le ultime settimane hanno dimostrato che ha corretto — in parte — gli errori e ha concentrato il proprio dispositivo su target raggiungibili. Anche perché nel settore est sfrutta la ferrovia, supporto formidabile specie se devi alimentare un ampio volume di fuoco. Non c’è paragone tra quante bombe porti un treno e quelle affidate ai camion.

Zelensky ha esigenze immediate e di lunga scadenza. Deve evitare una sconfitta a oriente, quindi ha il compito non facile di rimpiazzare, a sua volta, le perdite pesanti. Importante è sempre l’assistenza bellica e di intelligence della Nato: artiglieria, missili, corazzati, elicotteri, ma soprattutto «munizioni-munizioni-munizioni». Sono i mezzi indispensabili per frenare l’invasore e considerare come riprendersi il «perduto». Non tutto, però. Se il Cremlino ha abbassato le ambizioni, anche il presidente ucraino è parso indicare dei limiti: liberare la Crimea — ha detto — vorrebbe dire un sacrificio enorme di vite. Un analista, Phillips O’Brien, sottolinea come le battaglie attuali avvengono in un’arena limitata, ritiene che Kiev può osare solo se individua punti deboli nello schieramento dell’Armata: in caso contrario rischia di pagare un prezzo elevato.

Dopo questi combattimenti feroci, Russia e Ucraina potrebbero affidarsi al duello a distanza, ancora con i lunghi calibri, componente dove i russi hanno un vantaggio. Gli ucraini ne stanno ricevendo altri per i quali serve training specifico. Essendo forniture di Paesi diversi — quasi una mezza dozzina di tipi — possono esserci problemi logistici. Serve un tempo che non basta mai, anche perché l’aggressore non concede respiro.

Corriere della Sera, 24 maggio 2022 (pag 6 del 25 maggio)

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