Le recenti operazioni nel Donbass, i preparativi a sud, dettagli sull’organizzazione dei contendenti: c’è questo nel taccuino dedicato alla crisi.

I feriti

Come sono riusciti i russi a sfondare le difese a Severonetsk e Lysychansk? Il generale ucraino Dmytro Krasylnykov ha dato una versione rilanciata da Volodymyr Tretyak. Riassumiamo i punti.

1) Le linee logistiche interrotte, era impossibile evacuare un altissimo numero di feriti. E questo ha inciso sul morale degli uomini. Che speranza ho di salvarmi — pensavano gli altri — quando sarò io in quelle condizioni?

2) I reparti hanno combattuto per mesi, scontri duri, sopportando bombardamenti massicci. Alcune unità sono state ridotte al 50% dell’efficienza, non c’era più energia. Serviva spostarle ben lontano dal fronte, al riparo dall’artiglieria e dallo stesso tuono del cannone, per rigenerarle e attenuare lo stress psicologico.

3) I rincalzi erano poco esperti e i veterani rimasti non bastavano a galvanizzare i «nuovi», a spingerli a tenere duro sotto l’incalzare dei colpi. Attualmente la pressione degli aggressori è sempre concentrata su Bakhmut.

Aiuti Usa

Il tema dei feriti era emerso nei giorni drammatici dell’offensiva nelle regioni orientali. Alcuni analisti avevano sottolineano un aspetto: un numero insufficiente di ospedali da campo in prossimità della prima linea. E insieme a questo la mancanza di mezzi adeguati, ambulanze adattate ad operare sotto il fuoco. Non è un caso che gli Stati Uniti abbiano inserito in una prossima fornitura 50 blindati M113 in versione soccorso, in modo da ampliare le capacità di intervento. Il pacchetto d’aiuti — previsto per lunedì — sarà di un altro miliardo e include l’ormai indispensabile munizionamento per le batterie, per i sistemi a lungo raggio Himars e anti-aerei Nasams.

Il sud

L’assistenza coincide con l’attesa di sviluppi sul fronte meridionale. Mosca, da giorni, aggiunge truppa, tank, grossi calibri, difese, pontoni, chiatte necessarie a guadare i fiumi. Secondo stime ufficiose, la Russia dispone di circa 67 Battaglioni nei settori contigui di Kherson e Zaporizhzhia, dispositivi che possono sostenersi uno con l’altro. La cifra include militari scelti e anche forze fresche sulla cui preparazione circolano i soliti dubbi. Interrogativi — altrettanto noti — a proposito dei numeri: sulla carta ogni Btg dovrebbe avere 800-1.000 uomini, tuttavia è possibile che siano molti di meno. Nonostante ciò, alcuni esperti lo considerano uno schieramento in grado di complicare il contrattacco di Kiev, mentre non è escluso un assalto preventivo dell’Armata, proprio per togliere l’iniziativa all’Ucraina. L’esercito ucraino, invece, continua con la distruzione dei depositi. La sintesi di tutto è un pendolo incessante tra possibilità e realtà, con un carico di propaganda.

I droni

Le notizie sul possibile coinvolgimento dell’Iran scendono con il contagocce. Un consigliere di Zelensky ha sostenuto che Teheran ha già fornito alla Russia 45 droni d’attacco Shahed 129, esemplari subito spostati in area d’operazioni. Concepito per ricognizione e raid, ha partecipato alla campagna in Siria, potrebbero usarlo per neutralizzare i pezzi d’artiglieria più preziosi.

Corriere della Sera, 6 agosto 2022

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