La fase di stallo in cui si trovano le operazioni in Ucrainainsieme ai 6 mesi dall’inizio dell’invasione russa — permette agli analisti di fare il punto sull’evoluzione militare del conflitto, il primo su larga scala in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. Interessanti sono le considerazioni di David Johnson sul sito War on the Rocks, che mette insieme tre aspetti emersi in questi sei mesi di combattimenti.

1) L’effetto sorpresa, uno dei principi fondanti della guerra, è risultato difficile da perseguire per entrambi gli schieramenti. Per mesi, infatti, le agenzie di intelligence americane hanno sostenuto che Mosca avrebbe invaso l’Ucraina, arrivando a esporre nel dettaglio i piani del Cremlino e informando per tempo il presidente Volodymyr Zelensky e il suo governo. Dopo l’inizio della guerra, i Paesi alleati hanno continuato a fornire informazioni e immagini satellitari in tempo praticamente reale grazie a una rete sofisticata e una collaborazione che gli stessi vertici dell’intelligence americana hanno definito «rivoluzionaria» e che ha permesso agli ucraini di localizzare obiettivi e ufficiali russi: in alcuni casi, la differenza temporale tra avvistamento e segnalazione può essere sui 60 minuti, ma anche meno. Dall’altro lato, le difficoltà russe, in particolare nella prima fase, sono state dovute proprio a un fallimento dell’intelligence che ha fornito informazioni sbagliate sulle quali sono stati costruiti poi i piani di guerra.

2) Contrariamente alle aspettative, le guerre moderne non sono rapide. I russi pensavano che Kiev sarebbe caduta in tre giorni, invece ha resistito e dopo 6 mesi ha riportato persino in bilico — grazie agli strike con i lanciarazzi a lunga gittata Himars che colpiscono dietro le linee nemiche, ma anche alla narrazione — la Crimea, conquistata militarmente da Vladimir Putin nel 2014. Ora entrambi gli schieramenti — insieme ai loro alleati — si stanno preparando a un conflitto più duraturo, aggiustando la strategia di assistenza: gli Stati Uniti stanno stanziando armi che potrebbero vedere il campo di battaglia non prima di due anni, la Germania ha promesso aiuti da inviare a gennaio 2023, stessa scadenza posta da Putin per aumentare del 10% le truppe attraverso una mobilitazione strisciante. Tutto ciò, ovviamente, ha un impatto a strascico sulle scorte di munizioni, sugli organici degli eserciti, sui rifornimenti, rendendo sempre più complicate le operazioni e favorendo uno stallo: quando gli ufficiali russi hanno capito di non avere abbastanza uomini per portare avanti l’offensiva su Kiev e per conquistare tutta l’Ucraina, hanno concentrato le operazioni nel Donbass, su un fronte più ristretto.

3) Anche per questo la resistenza ucraina, pur partendo da una condizione d’inferiorità, è riuscita a difendersi, favorita da formazioni più piccole e per questo più agili, in grado di colpire e ritirarsi rapidamente. Al tempo stesso, queste unità corrono il rischio di essere sopraffatte e bastano perdite esigue per metterle fuori combattimento. I successi ottenuti dagli ucraini sono stati attribuiti al morale e alla volontà di difendere la Patria: fattori fondamentali ma — nota War on the Rocks — non sufficienti. Si è parlato a lungo di una controffensiva per riconquistare la regione meridionale di Kherson, anche perché le guerre si vincono attaccando. Tuttavia, dal campo di battaglia è emersa una realtà differente: chi si difende ha un vantaggio enorme. Se dovesse partire al contrattacco, Kiev si ritroverebbe con le stesse difficoltà di Mosca. Questa situazione, spiega Johnson, ci porta verso una svolta epocale nella storia militare: il ritorno della difesa come forma decisiva di guerra.

Corriere della Sera, 26 agosto 2022

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