Dopo essere stata colpita dai proiettili degli agenti entrati dopo la mezzanotte del 13 marzo nella sua abitazione di Louisville, Kentucky, Breonna Taylor è stata lasciata morire. È quanto sostengono i documenti presentati domenica in tribunale dai familiari: i soccorsi sarebbero stati chiamati dai tre agenti — che stavano eseguendo un mandato di perquisizione nel suo appartamento, in cerca di prove contro un ex fidanzato spacciatore — soltanto sei minuti dopo aver riempito di proiettili la camera da letto, il muro e l’appartamento dei vicini. Secondo il medico legale che ha eseguito l’autopsia, tuttavia, non sarebbe servito a nulla: le ferite erano letali.

«Non si sarebbe salvata neanche se fosse successo fuori dal pronto soccorso», ha chiarito la dottoressa Barbara Weakley-Jones. La sua morte — insieme all’omicidio, due mesi e mezzo dopo, di George Floyd a Minneapolis — ha scatenato proteste, anche violente, a Louisville e nel resto del Paese. Il suo profilo, scrive il New York Times, è diventato onnipresente e compare ora in manifesti e murales, oltre ad essere stata proiettata sulla statua equestre del generale confederato Robert Lee a Richmond, Virginia, diventata un memoriale per le vittime della polizia.

Corriere della Sera, 7 luglio 2020 (Newsletter AmericaCina)

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