«Non mi sorprende che i tre leader del G20 che hanno preso meno seriamente il Covid-19 anche dal punto di vista personale, Donald Trump, Boris Johnson e Jair Bolsonaro, hanno finito per essere contagiati. Il coronavirus è un grande livellatore. Non importa quanto ricco o importante tu sia: se non stai attento rischi il contagio», afferma Ian Bremmer, politologo e fondatore del centro studi newyorchese Eurasia Group.

Come legge questa «maledizione» dei tre grandi negazionisti?

«Quando hai un Paese e un mondo così divisi, questo scontro fra “noi e loro” può sembrare positivo: ti dà l’impressione di avere alle spalle una squadra per cui combattere. Invece finisce per indebolire la nazione, il mondo: viviamo in un’epoca “G-zero”, senza potenze dominanti, in cui le persone non sanno cooperare. Trump, Johnson e Bolsonaro sono un simbolo di questo mondo frammentato, che non sa cooperare e non riesce neanche a rispondere alle crisi insieme. Il messaggio che ne deriva è che quello “G-zero” è un mondo molto pericoloso».

Cosa pensa del contagio di Trump?

«Possiamo dire che da parte sua non c’è stata nessuna ipocrisia. Era il primo a non indossare la mascherina, faceva comizi, incontrava persone. Non prendeva il virus seriamente, e parliamo di un uomo obeso di 74 anni. È stato irresponsabile, ed è il motivo per cui oggi abbiamo 207 mila morti».

Che messaggio ha dato al popolo americano?

«A un mese dalle elezioni pensavamo di aver già visto di tutto nel 2020. Dopo aver preso in giro Biden sostenendo che facesse campagna dal seminterrato, adesso Trump resterà in isolamento per almeno due settimane. Per ora ha sintomi leggeri ma anche Johnson ha iniziato così e poi ha rischiato di morire».

Trump ha spesso preso in giro i rivali che indossavano la mascherina.

«Ha politicizzato l’uso della mascherina, nonostante il dottor Fauci dicesse che bisognava convincere le persone a indossarla. Il presidente non se ne è curato ed è uno dei motivi per cui gli Stati Uniti hanno risposto così male alla crisi. C’era il tempo di prepararci, abbiamo epidemiologi e scienziati bravissimi, molti soldi da spendere e piani già pronti per una pandemia, ma la nostra risposta è stata fra le peggiori al mondo. In gran parte dipende da lui, perché non ha preso la questione seriamente e l’ha politicizzata».

Riuscirà a trarre benefici politici dal contagio?

«Secondo me renderà ancora più difficile una sua vittoria. Durante la campagna non voleva affrontare il coronavirus perché l’ha gestito molto male, e molti americani la pensano così: va meglio di Biden sull’economia, ma peggio sul virus. Ora il suo contagio ci porterà a parlarne per tutto il mese, sarà l’argomento principale e di certo lo danneggerà. E poi non potrà fare comizi di persona per almeno due settimane. Senza considerare che potrebbe essere ricoverato, magari non sarà in grado di svolgere le sue funzioni: tutto questo rende più difficile una sua vittoria. Di una cosa però sono certo: se non sarà incapacitato in ospedale, contesterà l’esito delle elezioni».

Corriere della Sera, 3 ottobre 2020 (pag 2)

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