A sinistra c’è chi non crede che Trump sia davvero positivo al coronavirus, ma che sia invece una scusa per evitare il prossimo dibattito con Biden, per distrarre il pubblico dalla questione delle tasse, per rimandare le elezioni del 3 novembre o per dimostrare che, in fondo, il Covid-19 era poco più di una normale influenza. A destra c’è chi pensa che a infettarlo siano stati i democratici per sabotarlo, o che sia tutta una copertura perché il presidente degli Stati Uniti è in missione per fermare una setta satanica composta da pedofili e guidata da Hillary Clinton e dai democratici: quel «We will get through this TOGETHER» che compariva nell’annuncio di Trump — almeno per i cospirazionisti dei QAnon, i seguaci del fantomatico Q che sostiene di rivelare informazioni classificate — non significava «supereremo tutto questo insieme», ma «faremo tutto questo per acciuffarla». To-Get-Her.

«È davvero importante cosa credono i sostenitori di QAnon su internet?», si chiede sul Guardian Arwa Mahadawi. «Temo di sì — risponde — perché non sono più un movimento di nicchia ma stanno pian piano diventando mainstream: ben 24 candidati che sono in corsa per il Congresso lo appoggiano». Poi c’è chi crede che in realtà il presidente stia molto peggio di quanto ha dichiarato, che stia cercando di ottenere un po’ di compassione oppure – come ha scritto un utente su Twitter ricevendo oltre 4 mila retweet – che comincia a cercare giustificazioni per «l’umiliazione di perdere le elezioni».

Da quando nella notte di venerdì il presidente ha annunciato che lui e la first lady Melania Trump avevano contratto il virus, online è cominciata un’ondata di disinformazione «da ambo le parti», che ha immediatamente costretto Facebook a prendere precauzioni inserendo un fact-checking nei post che diffondono notizie false. Secondo il servizio di monitoraggio dei social network Dataminr, cinque tweet al minuto mettevano in dubbio le condizioni di salute di Donald Trump: da venerdì ne sono stati inviati centinaia di migliaia.

Non solo utenti anonimi, troll Antifa e bot russi, ma anche rispettati intellettuali progressisti come Jelani Cobb, professore afroamericano della Columbia University e staff writer del New Yorker, e Anand Giridharadas, scrittore e reporter di Time, si sono domandati pubblicamente se la notizia fosse vera, considerando la quantità di bugie dette da Trump — e dalla sua amministrazione — sul coronavirus. Non ci sono prove a smentire i bollettini della Casa Bianca, confermando lo scetticismo dei cospiratori, ma — scrivono i commentatori americani — quattro anni densi di «fatti alternativi» impediscono ormai di distinguere il vero dal falso e, soprattutto, di credere alle notizie ufficiali.

«Non mi sorprende che nessuno gli creda: siamo in un momento in cui nessuno crede più a niente», ha spiegato al New York Times Armando Iannucci, ideatore dello show televisivo Veep. «Il caos e la confusione che Trump ha creato con così grande successo, spinge naturalmente le persone a non sapere più a cosa possono credere». In realtà, se c’è un argomento di cui Trump avrebbe fatto a meno di parlare da qui al 3 novembre è proprio il coronavirus, ma il suo contagio ha reso la pandemia il tema principale del dibattito politico. E poi, come ricorda il debunker Mike Rothschild su Twitter, l’ego di Trump si basa su «un’immagine da Adone» invincibile: «Non fingerebbe mai di essere malato e debole. Al massimo lo nasconderebbe».

Del resto, nota il Times, uno studio della Cornell University ha confermato che il presidente è il maggiore singolo diffusore di notizie false o fuorvianti sul coronavirus: addirittura il 38% di tutta la disinformazione sul tema sarebbe firmata da lui. «Le teorie cospirative prosperano, in parte perché è lo stesso presidente a incoraggiarle, in parte perché le diffonde la Casa Bianca», ha spiegato al quotidiano newyorkese Melissa Ryan, amministratore delegato di Card Strategies, società di consulenza specializzata in disinformazione. «È una tempesta perfetta per far credere alle persone che la Casa Bianca non sia attendibile». Alla fine, come ha sintetizzato su Twitter un’utente, Ashley Mayer, l’unica verità è che non ci sono più verità: «Trump ci ha resi tutti teorici della cospirazione».

Corriere della Sera, 4 ottobre 2020

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